Scritti inediti e consigli per gli autori
 

Il venditore

bobby 9 Mar 2016 00:13
Posto un altro racconto trovato nella memoria portatile del computer
Anche se a qualcuno non piace è un racconto al presente
anche se datato di quasi 10 anni addietro.


IL VENDITORE DI MASCHERE

Freddo, ieri c'era il sole e oggi, invece, fa davvero freddo. ******* santo,
quasi si gela, che ci faccio in giro con indosso solo la giacca estiva sulla
camiciola di lino?
Tornare a casa non se ne parla, già è stata dura uscire con la scusa
d'andare a comprare il giornale.
- "Ma se poi non lo leggi, che lo compri a fare? Sono sempre io che devo
raccogliere per poi buttare nel cassonetto i giornali che si accumulano di
fianco al letto." - brontola, esasperata, la moglie mentre stira camicie e
lenzuola.
Il giornalaio vicino casa è chiuso. Tocca prendere l'auto. Chissà dove
l'avrà parcheggiata il figlio tornando ieri notte a tarda ora. Citofonare?
Non se ne parla. Sicuramente dorme e poi la moglie potrebbe chiedermi di
salire a prendere le buste con le carte, le bottiglie e l'umido da gettare
nei cassonetti condominiali. Perderei troppo tempo. Per fortuna è di turno
il bar tabaccheria " Da Carlo", Carletto per gli amici, che vende anche
riviste e giornali.
Alle nove di domenica mattina, si trova parcheggio in centro. Di fianco alla
banca popolare i posti sono quasi tutti vuoti. Il caffè, che mi viene
servito, però è freddo, succede così quando la macchina per l’espresso è
stata avviata da poco e radi sono stati i clienti che t'hanno preceduto.
Carlo è fissato per l'espresso tradizionale e non vuol sentire parlare di
macchine moderne, di quelle col microprocessore che regolano temperatura e
quantità dell'acqua.
- " Faccio meglio io il caffè di qualunque diavoleria elettronica" - dice
con sussiego ed è vero. Solo che non c'è quasi mai nel bar e la sua signora
non è altrettanto esperta, anche
se non è male, intendo fisicamente. La signora Irma, nonostante abbia
superato da un pezzo i trentacinque che si ostina a dichiarare è sempre una
bellissima donna, bionda naturale. Il corpo fasciato in un tubino nero,
mostra il ******* prosperoso, le gambe purtroppo le nasconde l'alto bancone. Il
marito, il Carlo dell'insegna, anche oggi non c'è, sarà andato come al
solito in giro con gli amici. Dicono in paese che abbia l' amante. Io a
queste voci non ho mai creduto: è troppo brutto lui, anche se
simpaticissimo. Chi vuoi che se lo fili. Al minimo sospetto la moglie poi
gli taglia i viveri: è troppo furbo per rischiare.
Il bar, la bella villa , il fuoristrada, l'auto di grossa cilindrata e
persino la moto, non sono sue,sono tutte intestate a lei, la moglie. Chissà
poi perché lo ha sposato, è anche più vecchio di una decina d'anni! Misteri
dell'amore. Dicono che ne sia ancora innamoratissima. Avrà qualche dote
nascosta, il vecchio Galletto, sospirano i maligni allusivi. Io, in genere,
dato che voglio entrarci poco in simili discussioni, faccio finta di non
aver capito, e cambio subito argomento. Ho preso il giornale, il solito, e
scambiato anche due parole sul tempo con la bionda barista. Già che c'ero ho
preso le parole crociate per la moglie.
So che brontolerà per i soldi spesi, ma è tutta scena per non smentire la
sua fama di brontolona, le piacciono i giochi di parole. Almeno se ne starà
zitta per un po’, concentrata a risolvere rebus e sciarade. Io ho sempre
odiato rompicapi e indovinelli, non capisco cosa ci sia di divertente.
Lambiccarsi il cervello per trovare risposte il più delle volte stupide e
b*****i. Ancora è presto per tornare a casa. Mi toccherà cucinare e oggi non
ne ho tanta voglia e cerco di rimandare. La mia cucina piace, perché sono
estroso, accosto sapori estremi al momento, come mi gira e il più delle
volte ci azzecco.
Utilizzo tutto quello che mi capita sottomano saccheggiando frigo e
dispensa, non disdegno neppure gli avanzi del giorno prima. Non mi piace
sprecare il cibo. Al mondo troppa gente soffre la fame. Senza accorgermene
ho imboccato la statale e viaggio verso il paese vicino. Scopro che oggi c'è
la fiera dell'artigianato locale. Nulla di eccezionale. Quattro capannoni
smontabili coperti da teloni di plastica bigia. Dentro i soliti stand, di
pochi metri quadri, uno di fianco all'altro: rivenditori d'auto usate,
artigiani impiantisti, produttori di salumi, panettieri e fotografi
sedicenti artisti, rivenditori di elettrodomestici e ancora tappezzieri,
produttori di porte basculanti a mano e a motore, box prefabbricati e chi
più ne ha più ne metta. Non ho molta voglia d'entrare, ma fuori fa freddo. A
pensarci bene potevo trattenermi di più al bar a conversare con la bionda
moglie del Carletto. Ho deciso, entro. Dentro fa caldo, c'è troppa gente e
un odore sgradevole di cucinato che viene dal punto di ristoro. Ci sono
anche gli immancabili i venditori di cianfrusaglie esotiche. Tipo i
senegalesi con i loro oggetti di legno scolpito. Armadi etnici colorati con
motivi geometrici. Sedie a forma di mano, sculture di ogni grandezza di
animali, quali giraffe, rinoceronti, gazzelle ed elefanti con la proboscide
ben eretta come simbolo di fertilità. Tutto già visto, nulla di nuovo, credo
che li facciano in serie in qualche fabbrica qui vicino nel bergamasco. Mi
colpisce una donna nera. Rimango a fissarla per lunghi istanti, come
basito. Lei sentendosi osservata volge lo sguardo e con un elegante gesto
della mano invita ad ammirare i monili di rame sbalzato esposti sul suo
panchetto. Imbarazzato distolgo lo sguardo e mi allontano. Girato l'angolo
mi fermo a riflettere, fingendo di osservare le cose strane esposte su di
una bancarella. Non capirò, per quanto mi sforzi di farlo, mai i razzisti.
Sono rimasto folgorato dalla bellezza, eleganza e distinzione di questa
nera. Alta e slanciata, sembra una statua d'ebano, inguainata in una tunica
ricca di colori iridescenti. Sulla fronte una tiara, un semplice fazzoletto
coi medesimi colori che le cinge la fronte quasi a nascondere i capelli
neri, pettinati a treccine.
Che dignità che sguardo bruciante, che aspetto regale. Mi sento come un
povero mortale al cospetto della divinità. Non ho retto il confronto, sono
fuggito. Come se fossi il principale
responsabile del dominio coloniale, perpetrato da noi occidentali a danno
del terzo mondo. Come se fossi sempre io la causa, in prima persona, della
spoliazione di un intero continente. Io il ladro di tutte le ricchezze,
destinate al nostro lusso, senza le quali gli africani sono costretti a
patire fame e miseria.
- "Quella che stai osservando con tanto interesse è la maschera di Orobia
Jeli"- dice una voce accanto al mio orecchio in un italiano dallo strano
accento.
Osservo stupito l'oggetto che inavvertitamente ho preso in mano. E' la
maschera di un'animale simile ad un cane. E' di rozza fattura. Sembra fatta
di corteccia d'albero decorata con una frangia. Sembra più una barba
giallastra di stoppa macchiata di muffa. Brutta, molto brutta davvero, quasi
spaventosa. Mi giro ad osservare chi ha parlato.
Un vecchio africano malvestito in abiti occidentali, si capisce che ha visto
tempi migliori.
- " Non devi fare l'errore di considerare l'arte africana con lo stesso
metro di quella occidentale"- prosegue in un raffinato italiano con un vago
accento che ora riconosco essere portoghese.
- "L'arte africana, soprattutto l'arte religiosa, ha tra le sue
caratteristiche principali quella di essere utile. La maschera non ha
funzione solo stilistica. L'artista artigiano, talvolta sciamano, deve
tenere conto delle esigenze religiose della sua etnia. Per voi occidentali
è difficile identificare la funzione di una maschera. Il vostro scopo è
solo quello di collezionare oggetti al di la del loro vero significato. E'
molto comune ed
anche estremamente deprimente, per me, che le vostre uniche preoccupazioni
siano legate agli aspetti puramente estetici ed economicamente speculativi.
La
maschera, in questo contesto, diventa “oggetto” e perde il suo
significato."
Non so che dire, mi chiudo in imbarazzato mutismo, da cui esco farfugliando
alcune parole: - " Veramente l'appassionata d'arte è mia moglie." - mento
spudoratamente –
- " Personalmente sono ignorante nel campo e non oso negarlo, di fronte a
la tanta sua competenza."
Lui si schernire e sorride. Un sorriso saggio e ra*****so che illumina per un
attimo il suo viso. Sembra, come per miracolo, ringiovanito.
- " Ecco" - dice porgendomi una maschera violacea con gli occhi in rilievo,
fatti da semplici tronchetti di legno, simili a tappi di bottiglia - "
questa è la maschera della divinità dell'armonia e in casa tua porterà
comprensione e serenità coniugale. Non costa neanche troppo, solo duecento
euro. Tua moglie ne sarà entusiasta, credimi "
Sono come paralizzato, irretito da quegli occhi che mi fissano scavando nel
profondo. Senza neanche mercanteggiare tiro fuori i duecento euro. Sono le
ultime quattro banconote da cinquanta che dovrebbero bastarmi fino a fine
mese. Mia moglie non me ne darà certo delle altre. Chissà come farò a
giustificarmi con lei, prevedo vera burrasca.


Lui prende il pacchetto avvolto in carta di giornale e mi porge le quattro
banconote spiegazzate e si allontana meditabondo, visibilmente preoccupato.
So riconoscere un fratello anche se il colore della pelle è diverso, ciò che
conta e lo spirito, sempre. Altrimenti, nonostante la grande potenza della
maschera di Orobia Jeli, quando lui l'ha presa il contatto tra le nostre
anime non sarebbe mai avvenuto. Non sarei riuscito a immedesimarmi in lui e
nei suoi pensieri, nei suoi affanni. Non avrei mai conosciuto la sua vita,
così diversa dalla mia, eppur adesso vera come se l'avessi vissuta io
stesso. Sotto l'influsso della maschera che gli ho praticamente donato, la
sua vita cambierà.
Un esperto collezionista la pagherebbe tranquillamente anche diecimila euro
sicuro di fare
Un vero affare. Certo, non potevo dargliela gratis si sarebbe insospettito,
e poi non avrebbe mai accettato, per orgoglio. Lo scopo del mio peregrinare
così sarebbe risultato vano subendo una rilevante battuta d'arresto. Ora
posso guardare con ottimismo al mio e al suo futuro. I contrasti familiari
si placheranno, diverrà molto attivo nel lavoro. Si impegnerà con decisione
nel volontariato e nell'attività di cooperazione internazionale. Il suo ego
di uomo bianco muterà lentamente e il suo inutile orgoglio pian piano
sparirà. Sarà un esempio per molti, aiutandomi così a diffondere il
messaggio e a realizzare l'antica profezia dei miei avi. Ad alta voce,
levando le mani al cielo la recito come in un rito propiziatorio.
- "Ogni uomo e fratello all'altro uomo, un giorno non lontano calcherà la
terra un’unica razza: quella umana!”


Fine

14 /10 / 2007
danca (Daniele Campagna) 10 Mar 2016 01:58
Il 03/09/2016 12:13 AM, bobby ha scritto:
> Posto un altro racconto trovato nella memoria portatile del computer
> Anche se a qualcuno non piace è un racconto al presente
> anche se datato di quasi 10 anni addietro.
>
>
> IL VENDITORE DI MASCHERE
>
>
>
> Lui prende il pacchetto avvolto in carta di giornale e mi porge le
> quattro banconote spiegazzate e si allontana meditabondo, visibilmente

Solo una nota: questo improvviso capovolgimento del soggetto narrante è
molto buono, io se fossi in te lo riscriverei perché così com'è mi
sembra un po' grezzo, se vuoi articolo meglio ma prova a pensare se non
meriti una riscrittura...

>
> 14 /10 / 2007

...9 anni dopo

Dan
--
"Everybody should pay taxes with a smile"
I tried, but they want money.

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