Scritti inediti e consigli per gli autori
 

Il mio amico Teo

danca (Daniele Campagna) 4 Mar 2016 01:57
Il mio amico Teo
Io e Teo usciamo dalla bettola dal retro e ci incamminiamo nel vicolo
maleodorante per farci una bomba, quando vedo la ragazza.
Lei è molto attraente con la sua gonnellina che arriva pochi centimetri
sotto l'inguine, le lunghe gambe affusolate e la pelle scura che è
talmente liscia da emettere barbagli chiari perfino sotto la luce
dell'unico lampione ancora funzionante.
Io e Teo ci siamo conosciuti alla palestra di Jungle Combat, un
miscuglio di arti marziali che assomiglia molto al kickboxing, a parte
il fatto che comprende anche tutti i colpi espressamente proibiti dalle
altre discipline.
Teo è più mingherlino di me, non arriva neanche a novanta chili, ma
anche uno come me ci penserebbe due volte prima di affrontarlo. Questo
comunque non è probabile che capiti per due buoni motivi. Il primo è che
siamo amici, e il secondo è che combattiamo in categorie differenti,
dato che si va a peso, e io sono nella categoria centodieci-chili-e-oltre.
Il campione comunque è lui, non ci piove e non ho difficoltà ad
ammetterlo. Basta vederlo camminare, sembra che stia a due dita da
terra. Si muove con l'indolenza sciolta dei felini, con i muscoli che
guizzano sotto la pelle.
La cosa impressionante è quando ti guarda negli occhi: sembra di essere
sotto lo sguardo di un rettile. Ti guarda fisso, con la schiena dritta e
senza muovere un muscolo, e ti fa venire i brividi. Non è uno sguardo di
sfida, è solo che capisci che non ha minimamente paura, timore o altro.
Ti sembra che non abbia alcuna emozione, uno sguardo freddo e
distaccato, lo sguardo di uno che ti potrebbe spezzare un braccio prima
ancora che tu riesca a muoverti senza cambiare espressione e senza il
minimo rimorso.
L'ho visto spezzare una tavoletta di legno con un pugno, due centimetri
e mezzo di buon legno stagionato, o un pollice se preferite, con un
movimento talmente veloce che senti solo il rumore e vedi la tavoletta
un attimo prima intera e un istante dopo spezzata di netto. Si chiama
atemi, dimostrazione, e ogni tanto in palestra si fa, tanto per mettersi
alla prova e misurare la potenza dei propri colpi, ma soprattutto la
convinzione che ci si mette. Se non si colpisce con tutta la forza e
velocità ci si può facilmente frantumare le ossa della mano, e questo lo
sappiamo benissimo tutti. Quindi una piccola esitazione, una briciola di
prudenza inconsapevole significano farsi molto male. Il colpo invece
deve partire senza la minima interferenza di cautela o paura, con
convinzione assoluta.
Insomma, guardo la ragazza e poi guardo Teo perché la scena non ha
bisogno di molte spiegazioni. Ci sono questi tre tipi che la stanno
imbarcando a forza in una macchina. Lei grida cose del tipo: lasciatemi
bastardi, aiuto, eccetera. Loro la trascinano mentre si divincola e
dicono tienila ferma, apri quel ******* di portiera, cose così.
Teo resta immobile un istante, col suo sguardo da serpente fisso sulla
ragazza, poi succede quello che non mi aspetto e parte come un bolide.
Un attimo prima era di fianco a me tutto rilassato e tranquillo, un
attimo dopo è un groviglio di nervi lanciato inesorabilmente verso
l'obbiettivo.
Ci metto almeno un secondo prima di seguirlo, perché sono rimasto
proprio di sasso: in questo quartiere ognuno si fa gli affari suoi e non
è igienico interferire nelle cose degli altri.
Teo è già addosso al primo dei tre, quello che stava armeggiando con la
portiera. Ha fatto giusto in tempo a mollare la maniglia quando Teo gli
piomba a un metro di distanza atterrando sulle gambe divaricate, già in
posizione di guardia alta e molleggiandosi come se avesse le sospensioni
di una moto da cross. Siccome Teo è destro, la sua guardia preferita è
col piede sinistro avanzato, le gambe divaricate e il braccio destro
tenuto basso poco sopra l'anca, pronto a caricarsi come una molla e
scattare in avanti, il braccio sinistro all'altezza del petto e piegato,
pronto a parare un colpo o ad afferrare l'avversario.
Sicuramente l'unico attacco appropriato in questo caso è di pugno, non
si può azzardare un calcio o peggio un calcio volante: rischi di
sbilanciarti e se l'avversario ci sa fare ti trovi in posizione di
svantaggio prima ancora di cominciare. Neanche portarsi troppo vicino
per usare gomiti o ginocchia è prudente, l'avversario potrebbe tentare
una presa e a quel punto le cose si complicano. Un combattimento da
strada non è per niente come affrontarsi in allenamento o su un ring. In
una situazione come questa bisogna sfruttare al massimo la sorpresa e la
velocità, dato che gli altri potrebbero avere coltelli, pistole e chissà
cos'altro. Insomma bisogna colpire duro, e molto velocemente.
Infatti Teo fa una finta e appena l'altro abbozza una parata lo colpisce
duramente al volto. L'altro va giù come un fico maturo, e intanto Teo è
già saltato di fianco e sta affrontando il secondo, che è piuttosto
grosso. Questi ha lasciato la ragazza e si è messo in posizione, una
guardia che fa capire come non sia completamente digiuno di tecniche di
combattimento, ma certo non si aspetta un avversario del calibro del mio
amico. Infatti Teo si abbassa di scatto stendendo una gamba, poi la fa
ruotare appoggiandosi a terra con le mani come se fosse un bastone e
colpisce la caviglia del suo avversario. E' una tecnica rischiosa perché
l'altro potrebbe semplicemente spostare il peso del corpo sull'altra
gamba per poi slanciarsi in avanti e colpirti mentre sei a terra, ma il
tizio non è abbastanza agile e poi Teo è un manuale vivente di
combattimento, troppo veloce per chiunque.
L'altro non va giù ma si sbilancia per una frazione di secondo, e Teo
recupera una posizione con un ginocchio a terra, simile a quella che
assume un tiratore che imbracci un fucile. Da lì fa partire un pugno dal
basso verso l'alto, diretto all'inguine. Il suo avversario caccia un
urlo strozzato e va fuori combattimento. Non vorrei essere al suo posto,
se stava pensando di spassarsela con la ragazza di sicuro passerà un po'
di tempo prima che gli venga in mente qualcosa di simile.
Saranno passati tre secondi e io ne ho approfittato per raggiungere il
terzo individuo.
Questo mi guarda, guarda Teo, lascia la ragazza e indietreggia tendendo
le mani con le palme rivolte verso di me. Calma, dice, che ******* volete?
Ok, Ehi io me ne vado, lasciami stare scimmione.
Dato che potrebbe essere armato non sto a guardare tanto per il sottile
e lo afferro per un braccio, tirandolo verso di me e sollevando un
ginocchio in modo che atterri con la sua brutta faccia su qualcosa di
abbastanza duro.
A questo punto è fuori gioco anche lui, quindi ci accertiamo rapidamente
che non siano armati e ci scambiamo uno sguardo.
Sarà meglio che ci squagliamo, dice Teo alla ragazza, la prende per un
braccio e ci mettiamo a correre tutti e tre.
Raggiungiamo la macchina di Teo e carichiamo la ragazza sul sedile
posteriore. Dopo un attimo facciamo fischiare le gomme sull'asfalto e
schizziamo via alla massima velocità possibile.
Mi volto di tanto in tanto per vedere se qualcuno ci segue, ma tutto
sembra OK. La ragazza è rannicchiata sul sedile posteriore, tutta
tremante. Ha una camicetta rossa e sotto la camicetta un rigonfiamento
che la dice lunga. Parola mia, è davvero uno schianto.
Dopo qualche minuto di zig-zag nel dedalo di viuzze che conosciamo
benissimo raggiungiamo un posto tranquillo. Non ho nemmeno avuto il
tempo di riprendere fiato, per cui finalmente mi rivolgo a Teo e lo
investo: si può sapere che ti ha preso? Ti rendi conto che potevano
essere armati? Eccetera.
Teo scende e apre la portiera posteriore. Dà un'occhiata alla ragazza,
poi mi guarda con il suo solito sguardo da basilisco.
E' che, mi dice strizzandomi un occhio, questa pollastrella me la voglio
fare io.
Si china per infilarsi in macchina mentre si sbottona la patta.

--
"Everybody should pay taxes with a smile"
I tried, but they want money.
cristina punto e basta 4 Mar 2016 08:06
Il giorno venerdì 4 marzo 2016 01:56:37 UTC+1, danca (Daniele Campagna) ha
scritto:
> Il mio amico Teo
> Io e Teo usciamo dalla bettola dal retro e ci incamminiamo nel vicolo
> maleodorante per farci una bomba, quando vedo la ragazza.
> Lei è molto attraente con la sua gonnellina che arriva pochi centimetri
> sotto l'inguine, le lunghe gambe affusolate e la pelle scura che è
> talmente liscia da emettere barbagli chiari perfino sotto la luce
> dell'unico lampione ancora funzionante.
> Io e Teo ci siamo conosciuti alla palestra di Jungle Combat, un
> miscuglio di arti marziali che assomiglia molto al kickboxing, a parte
> il fatto che comprende anche tutti i colpi espressamente proibiti dalle
> altre discipline.
> Teo è più mingherlino di me, non arriva neanche a novanta chili, ma
> anche uno come me ci penserebbe due volte prima di affrontarlo. Questo
> comunque non è probabile che capiti per due buoni motivi. Il primo è che
> siamo amici, e il secondo è che combattiamo in categorie differenti,
> dato che si va a peso, e io sono nella categoria centodieci-chili-e-oltre.
> Il campione comunque è lui, non ci piove e non ho difficoltà ad
> ammetterlo. Basta vederlo camminare, sembra che stia a due dita da
> terra. Si muove con l'indolenza sciolta dei felini, con i muscoli che
> guizzano sotto la pelle.
> La cosa impressionante è quando ti guarda negli occhi: sembra di essere
> sotto lo sguardo di un rettile. Ti guarda fisso, con la schiena dritta e
> senza muovere un muscolo, e ti fa venire i brividi. Non è uno sguardo di
> sfida, è solo che capisci che non ha minimamente paura, timore o altro.
> Ti sembra che non abbia alcuna emozione, uno sguardo freddo e
> distaccato, lo sguardo di uno che ti potrebbe spezzare un braccio prima
> ancora che tu riesca a muoverti senza cambiare espressione e senza il
> minimo rimorso.
> L'ho visto spezzare una tavoletta di legno con un pugno, due centimetri
> e mezzo di buon legno stagionato, o un pollice se preferite, con un
> movimento talmente veloce che senti solo il rumore e vedi la tavoletta
> un attimo prima intera e un istante dopo spezzata di netto. Si chiama
> atemi, dimostrazione, e ogni tanto in palestra si fa, tanto per mettersi
> alla prova e misurare la potenza dei propri colpi, ma soprattutto la
> convinzione che ci si mette. Se non si colpisce con tutta la forza e
> velocità ci si può facilmente frantumare le ossa della mano, e questo lo
> sappiamo benissimo tutti. Quindi una piccola esitazione, una briciola di
> prudenza inconsapevole significano farsi molto male. Il colpo invece
> deve partire senza la minima interferenza di cautela o paura, con
> convinzione assoluta.
> Insomma, guardo la ragazza e poi guardo Teo perché la scena non ha
> bisogno di molte spiegazioni. Ci sono questi tre tipi che la stanno
> imbarcando a forza in una macchina. Lei grida cose del tipo: lasciatemi
> bastardi, aiuto, eccetera. Loro la trascinano mentre si divincola e
> dicono tienila ferma, apri quel ******* di portiera, cose così.
> Teo resta immobile un istante, col suo sguardo da serpente fisso sulla
> ragazza, poi succede quello che non mi aspetto e parte come un bolide.
> Un attimo prima era di fianco a me tutto rilassato e tranquillo, un
> attimo dopo è un groviglio di nervi lanciato inesorabilmente verso
> l'obbiettivo.
> Ci metto almeno un secondo prima di seguirlo, perché sono rimasto
> proprio di sasso: in questo quartiere ognuno si fa gli affari suoi e non
> è igienico interferire nelle cose degli altri.
> Teo è già addosso al primo dei tre, quello che stava armeggiando con la
> portiera. Ha fatto giusto in tempo a mollare la maniglia quando Teo gli
> piomba a un metro di distanza atterrando sulle gambe divaricate, già in
> posizione di guardia alta e molleggiandosi come se avesse le sospensioni
> di una moto da cross. Siccome Teo è destro, la sua guardia preferita è
> col piede sinistro avanzato, le gambe divaricate e il braccio destro
> tenuto basso poco sopra l'anca, pronto a caricarsi come una molla e
> scattare in avanti, il braccio sinistro all'altezza del petto e piegato,
> pronto a parare un colpo o ad afferrare l'avversario.
> Sicuramente l'unico attacco appropriato in questo caso è di pugno, non
> si può azzardare un calcio o peggio un calcio volante: rischi di
> sbilanciarti e se l'avversario ci sa fare ti trovi in posizione di
> svantaggio prima ancora di cominciare. Neanche portarsi troppo vicino
> per usare gomiti o ginocchia è prudente, l'avversario potrebbe tentare
> una presa e a quel punto le cose si complicano. Un combattimento da
> strada non è per niente come affrontarsi in allenamento o su un ring. In
> una situazione come questa bisogna sfruttare al massimo la sorpresa e la
> velocità, dato che gli altri potrebbero avere coltelli, pistole e chissà
> cos'altro. Insomma bisogna colpire duro, e molto velocemente.
> Infatti Teo fa una finta e appena l'altro abbozza una parata lo colpisce
> duramente al volto. L'altro va giù come un fico maturo, e intanto Teo è
> già saltato di fianco e sta affrontando il secondo, che è piuttosto
> grosso. Questi ha lasciato la ragazza e si è messo in posizione, una
> guardia che fa capire come non sia completamente digiuno di tecniche di
> combattimento, ma certo non si aspetta un avversario del calibro del mio
> amico. Infatti Teo si abbassa di scatto stendendo una gamba, poi la fa
> ruotare appoggiandosi a terra con le mani come se fosse un bastone e
> colpisce la caviglia del suo avversario. E' una tecnica rischiosa perché
> l'altro potrebbe semplicemente spostare il peso del corpo sull'altra
> gamba per poi slanciarsi in avanti e colpirti mentre sei a terra, ma il
> tizio non è abbastanza agile e poi Teo è un manuale vivente di
> combattimento, troppo veloce per chiunque.
> L'altro non va giù ma si sbilancia per una frazione di secondo, e Teo
> recupera una posizione con un ginocchio a terra, simile a quella che
> assume un tiratore che imbracci un fucile. Da lì fa partire un pugno dal
> basso verso l'alto, diretto all'inguine. Il suo avversario caccia un
> urlo strozzato e va fuori combattimento. Non vorrei essere al suo posto,
> se stava pensando di spassarsela con la ragazza di sicuro passerà un po'
> di tempo prima che gli venga in mente qualcosa di simile.
> Saranno passati tre secondi e io ne ho approfittato per raggiungere il
> terzo individuo.
> Questo mi guarda, guarda Teo, lascia la ragazza e indietreggia tendendo
> le mani con le palme rivolte verso di me. Calma, dice, che ******* volete?
> Ok, Ehi io me ne vado, lasciami stare scimmione.
> Dato che potrebbe essere armato non sto a guardare tanto per il sottile
> e lo afferro per un braccio, tirandolo verso di me e sollevando un
> ginocchio in modo che atterri con la sua brutta faccia su qualcosa di
> abbastanza duro.
> A questo punto è fuori gioco anche lui, quindi ci accertiamo rapidamente
> che non siano armati e ci scambiamo uno sguardo.
> Sarà meglio che ci squagliamo, dice Teo alla ragazza, la prende per un
> braccio e ci mettiamo a correre tutti e tre.
> Raggiungiamo la macchina di Teo e carichiamo la ragazza sul sedile
> posteriore. Dopo un attimo facciamo fischiare le gomme sull'asfalto e
> schizziamo via alla massima velocità possibile.
> Mi volto di tanto in tanto per vedere se qualcuno ci segue, ma tutto
> sembra OK. La ragazza è rannicchiata sul sedile posteriore, tutta
> tremante. Ha una camicetta rossa e sotto la camicetta un rigonfiamento
> che la dice lunga. Parola mia, è davvero uno schianto.
> Dopo qualche minuto di zig-zag nel dedalo di viuzze che conosciamo
> benissimo raggiungiamo un posto tranquillo. Non ho nemmeno avuto il
> tempo di riprendere fiato, per cui finalmente mi rivolgo a Teo e lo
> investo: si può sapere che ti ha preso? Ti rendi conto che potevano
> essere armati? Eccetera.
> Teo scende e apre la portiera posteriore. Dà un'occhiata alla ragazza,
> poi mi guarda con il suo solito sguardo da basilisco.
> E' che, mi dice strizzandomi un occhio, questa pollastrella me la voglio
> fare io.
> Si china per infilarsi in macchina mentre si sbottona la patta.
>
> --


Avvincente, davvero bello anche nelle descrizioni tecniche, mi stavo già
prefigurando l'idea del supereroe e alla fine mi hai spiazzato, esattamente come
volevi tu. Eh bravo Danca.
P.S. non ho ancora letto tutto il resto dei post, ora scappo, spero di rifarmi
stasera. Buona giornata
danca (Daniele Campagna) 4 Mar 2016 12:00
Il 03/04/2016 08:06 AM, cristina punto e basta ha scritto:
> Il giorno venerdì 4 marzo 2016 01:56:37 UTC+1, danca (Daniele Campagna) ha
scritto:
>> Il mio amico Teo
...
>
>
> Avvincente, davvero bello anche nelle descrizioni tecniche, mi stavo già
prefigurando l'idea del supereroe e alla fine mi hai spiazzato, esattamente come
volevi tu. Eh bravo Danca.
> P.S. non ho ancora letto tutto il resto dei post, ora scappo, spero di rifarmi
stasera. Buona giornata
>

Crazie carissima, l'idea nasce da una conversazione avuta con Soviet,
(relativa ad un racconto postato da bobby), in cui descrivo un esperto
di arti marziali.
Dato che mi sono accorto di essermi lasciato un po' trasportare nella
mia descrizione (mi scuserà il Soviet, ma in effetti ho un po'
enfatizzato), mi son detto che quella descrizione più che nella vita
reale sarebbe andata bene in un racconto. :-)

A questo punto ho ho ripensato agli esperti di arti marziali che ho
conosciuto e ho dovuto convenire con me stesso che alcuni sono ottime
persone e se si trovassero in una rissa sarebbero i primi a
allontanarsi, perché in effetti non è per fare a botte che uno dovrebbe
praticare un'arte marziale, piuttosto per raggiungere una grande forza e
un grande autocontrollo, ma ce n'è stato anche qualcuno che non aveva
colto questo aspetto filosofico e non vedeva l'ora di menare le mani.

Dall'idea che alcuni quindi di questi esperti non siano angioletti, oplà
mi è nata l'ispirazione. Mi sono poi divertito a descrivere l'azione
mettendoci qualche immagine tratta dai miei lontani ricordi di quando mi
ero avvicinato al Karate (ma non sono in alcun modo un esperto). Lieto
che ti sia piaciuto.
Dan

--
"Everybody should pay taxes with a smile"
I tried, but they want money.
Soviet_Mario 8 Mar 2016 18:00
Il 04/03/2016 01.57, danca (Daniele Campagna) ha scritto:

uhm ... non mi è piaciuta per varie ragioni.
Sorvolo sulla narrazione al presente (per inciso, ho sentito
un'intervista su RAI 3 l'altro giorno proprio su questo
aspetto, l'uso del presente, con l'effetto di
"atemporalizzare", appiattire temporalmente e collocare un
evento fuori da contesti con riferimenti sicuri,
correlazioni ... vero che la cosa è comoda a un pezzo
isolato a differenza di un estratto tratto da una storia, ma
per l'appunto è proprio l'aspetto del presente che me lo
rende sgradito, avverto l'insussistenza di legami temporali
da/a qualcos'altro).

Poi vabbè, questa è una cosa più soggettiva : il quotidiano,
incluso il tema malavitoso o poliziesco, normalmente non mi
avvincono.

Anche tecnicamente lo trovo noioso (anche se, se ho ben
capito, l'effetto era voluto, per rendere più marcata la
discontinuità col finale, come dire, "fare un certo clima"
per far sentire di più la gelata)

Ma cmq, a parte questo, volevo chiarire un po' la faccenda
delle tavolette (e aggiungere una domanda)

CUT

> L'ho visto spezzare una tavoletta di legno con un pugno, due
> centimetri e mezzo di buon legno stagionato, o un pollice se
> preferite, con un movimento talmente veloce che senti solo
> il rumore e vedi la tavoletta un attimo prima intera e un
> istante dopo spezzata di netto. Si chiama atemi,
> dimostrazione, e ogni tanto in palestra si fa, tanto per
> mettersi alla prova e misurare la potenza dei propri colpi,
> ma soprattutto la convinzione che ci si mette. Se non si
> colpisce con tutta la forza e velocità ci si può facilmente
> frantumare le ossa della mano, e questo lo sappiamo
> benissimo tutti. Quindi una piccola esitazione, una briciola
> di prudenza inconsapevole significano farsi molto male. Il
> colpo invece deve partire senza la minima interferenza di
> cautela o paura, con convinzione assoluta.

Ecco, questa tecnica talvolta funziona con mattoni,
piastrelle, e oggetti fragili, avendo magari l'accortezza di
colpire con parti polpose e preventivamente pressurizzate
(effetto pneumatico), come la parte carnosa del metacarpo,
molto più rischioso col taglio della mano aperta (perché non
si pressurizza la 'polpa', è come avere le gomme sgonfie,
non parliamo delle nocche.


La nocca diventa utile nello sfondare materiali fibrosi ma
non fragili o persino elastici, come un foglio di tamburato,
o di truciolato (al limite il compensato sottile, ma è un
brutto cliente se il foglio è di oltre tre strati (esclusi
quelli di colla), proprio perché concentra la pressione in
un piccolo punto, e crea una prima linea di frattura (è in
certa misura l'effetto cuneo).


Ma torniamo alla tavoletta, perché il legno è un materiale
interessante e molto eterogeneo, da pianta a pianta, da
taglio a taglio.

Sostanzialmente, la grandissima parte (forse tutte) le
dimostrazioni di rottura di legni di un certo spessore, sono
delle mini truffe. Si tratta di legno tagliato "ad hoc".

Ci sono legni molto duri (anche flessibili) con una
tessitura di fibre assai ordinata, pochi nodi, tutte belle
parallele tra loro (e se il tronco è dritto, sono parallele
all'asse del tronco).
Tipici sono castagno e pseudoacacia (o meglio robinia), che
dalle mie parti chiamiamo "gasia", una piantaccia brutta e
spellachiata, che però si brucia bene anche il primo anno se
la tagli in inverno.

Normalmente la tavola di 4 metri (o più, se ci sta) viene
tagliata in parallelo all'asse del tronco.
Se si prende lo specimen (provino) tagliando sempre in
parallelo, e il legno è sano (no carie, muffe, tarli vari, o
nodi), su una tavoletta di 2 cm già di spessore, ci si
spezza la mano quasi sicuramente.
Non solo, se è corta, e si martella col mazzuolo, c'è il
grosso rischio che la testa del mazzuolo rimbalzi indietro
in modo poco controllabile. Ho già avuto vari incidenti
simili, i più senza danno, altri con. Ho demolito un paio di
tetti e smontato altre strutture inchiodate o avvitate, e
talvolta, per la fretta, invece di segare, appunto ho usato
mazzette, mazze e scuri (non le mani ******* !), e garantisco
che il legno buono, preso PER IL VERSO SBAGLIATO, rifila
delle sonore umiliazioni.

Ora però immaginiamo di tagliare i provini da tavole grandi
con angoli crescenti rispetto all'inclinazione della fibra,
sino al caso più sfavorevole, di 90°

Ora in apparenza, se uno non la guarda da vicino (o se non
conosce il legno), sembra uguale a un altra, ma sarà
difficile persino piantarci un paio di chiodi (senza
riscontro, talvolta persino su un riscontro), e la tavoletta
si spezzerà in modo piuttosto netto e senza sfibrarsi.

Quando si costruisce alcunché di "portante", guardare se le
fibre sono dritte o se fanno anse e magari intersecano i
bordi diventa critico.

Sono quindi tavolette poco coese nel senso della lunghezza
proprio perché l'asse principale è molto inclinato (o
perpendicolare) all'asse originale del tronco.

Oppure sono tavolette contenenti, magari visibile solo da
una faccia, un grosso nodo che "taglia le fibre" in gran
parte della sezione (questo caso però è più sospetto anche
per il profano).

Poi ci sono legni a tessitura intrecciata, specie vicino
alle biforcazioni. Tra i nostri un esempio buono è la
rovere. Ci sono legni tropicali pregiati ancora più fibrosi
e più omogenei (mogano, soqupyra, ebano, palissandro, etc)
in cui quasi in qualsiasi direzione tagli un campione, non
c'è verso di spezzarli in modo netto, ma in ogni caso
"sfibrano". Quando un legno cede sfibrandosi, è in grado di
assorbire nell'urto una quantità di energia molto più
elevata di quando si fende senza strappare nessun "filo". In
questo caso, sono le nostre ossa a andare in pezzi. E più
colpisci forte, in realtà più danno ti fai, perché lui è
elastico e restituisce indietro tutto.
A me è capitato persino con una mazza a manico lungo di 4
kg, un oggetto che quindi trascende di ordini di grandezza
l'impulso che possiamo creare con qualunque movimento o
parte corporea, sia per peso che per velocità. Mi è persino
capitato che, da verdi, questi legni mi sputassero indietro
i cunei sugli stinchi.

Invece il castagno (legno eccezionale se usato a modo),
spaccato nel verso giusto, si apre lasciando superfici
planari e quasi pulite, senza una fibra fuori posto.

Quindi, insomma, col legno ci sta il trucco, o ci sta il
gesso :)

L'esempio più eclatante però è col legno di bambù, fibroso
all'inverosimile, duro e elastico, ma assolutamente asimmetrico.

Colpire anche solo 3-4 bacchette (posate di bambu), di
quelle a sezione costante, col taglio della mano, è già
rischioso di farsi ematomi (e conviene chiudere gli occhi,
perché lanciano miriadi di frammentini anche acuminati). Il
cedimento è totalmente con sfibramento, e non si strappano
del tutto, normalmente i pezzi rimangono discretamente
incastrati (non è un caso che ci siano strutture in solo
bambu di 80 metri in giro per il sudest asiatico).

Per contro, e paradossalmente, se si afferra la testa piatta
tra due pinze, non è molto difficile spezzare in due
bacchette più sottili il bastoncino dividendolo in modo
"pulito" per l'intera lunghezza. Anche facendo cuneo con un
coltello si riesce a separare, con poco sforzo. E ciò
nonostante la sezione da separare sia molte volte più
elevata, molti cm^2 rispetto al mezzo cm^2 di prima. Questo
perché lateralmente il bambù è un legno "slegato"
(praticamente le uniche fibre di tenuta sono quelle anulari
a livello degli anelli).

CUT

> Mi volto di tanto in tanto per vedere se qualcuno ci segue,
> ma tutto sembra OK. La ragazza è rannicchiata sul sedile
> posteriore, tutta tremante. Ha una camicetta rossa e sotto
> la camicetta un rigonfiamento che la dice lunga.

uhm ... ecco, qui io ho visualizzato che era gravida, e
probabilmente non era l'effetto cercato.
Se effettivamente non era l'effetto cercato, proporrei l'uso
del plurale (o perifrasi meno equivoche del termine
rigonfiamento), che sfata dubbi angoscianti :)

> Parola mia,
> è davvero uno schianto.
> Dopo qualche minuto di zig-zag nel dedalo di viuzze che
> conosciamo benissimo raggiungiamo un posto tranquillo. Non
> ho nemmeno avuto il tempo di riprendere fiato, per cui
> finalmente mi rivolgo a Teo e lo investo: si può sapere che
> ti ha preso? Ti rendi conto che potevano essere armati?
> Eccetera.
> Teo scende e apre la portiera posteriore. Dà un'occhiata
> alla ragazza, poi mi guarda con il suo solito sguardo da
> basilisco.
> E' che, mi dice strizzandomi un occhio, questa pollastrella
> me la voglio fare io.
> Si china per infilarsi in macchina mentre si sbottona la patta.


vabbè, il finale un po' riscatta il preambolo.
Confesso di averlo letto solo sulla fiducia.

ciao
CCCP


--
1) Resistere, resistere, resistere.
2) Se tutti pagano le tasse, le tasse le pagano tutti
Soviet_Mario - (aka Gatto_Vizzato)


---
Questa e-mail è stata controllata per individuare virus con Avast antivirus.
https://www.avast.com/antivirus
danca (Daniele Campagna) 8 Mar 2016 22:10
Il 03/08/2016 06:00 PM, Soviet_Mario ha scritto:
> Il 04/03/2016 01.57, danca (Daniele Campagna) ha scritto:
>
> uhm ... non mi è piaciuta per varie ragioni.
> Sorvolo sulla narrazione al presente (per inciso, ho sentito
> un'intervista su RAI 3 l'altro giorno proprio su questo aspetto, l'uso
> del presente, con l'effetto di "atemporalizzare", appiattire
> temporalmente e collocare un evento fuori da contesti con riferimenti
> sicuri, correlazioni ... vero che la cosa è comoda a un pezzo isolato a
> differenza di un estratto tratto da una storia, ma per l'appunto è
> proprio l'aspetto del presente che me lo rende sgradito, avverto
> l'insussistenza di legami temporali da/a qualcos'altro).
>

Ahem, me lo sarei dovuto aspettare, sapendo da tue precedenti
dichiarazioni che non ami i racconti al tempo presente. :-)
In realtà "prima scrivo e poi ci penso", non mi ero neanche accorto
coscientemente di aver usato il presente, nel senso che non ci ho
proprio pensato, mi è venuto spontaneo.

Ho letto molti libri scritti con questa tecnica (perché si tratta di una
tecnica narrativa) e probabilmente la cosa mi ha contaminato.
Si trattava per lo più di romanzi d'azione, e a me piaceva il senso di
immediatezza, il fatto di essere calati "dentro" l'azione che questa
tecnica consente.

Se ci pensiamo bene il fatto di raccontare al passato è solo una
convenzione, che ha però il vantaggio nella nostra ******* di poter usare
tre diversi tempi nell'indicativo, il remoto, l'imperfetto e il
prossimo, che concordano più o meno tra di loro, offrendo quindi una
grande varietà espressiva potendo distinguere per esempio tra l'azione
istantanea o conclusa nel passato (passato remoto) e quella continuativa
(imperfetto). Questa funzione nel greco antico era svolta dall'aoristo
(che era un modo, non un tempo), per esprimere una azione compiuta (e
quindi necessariamente nel passato), per cui noi che non abbiamo
l'aoristo, lo traduciamo col passato remoto. Insomma si usa quello che
una ******* offre. Per dire che in un racconto di un certo respiro il
passato è quello che permette di narrare in modo più compiuto, ma se non
si ha bisogno di "respiro", ovvero se l'azione ha unità di tempo, il
presente appare una scelta accettabile e magari risulta più "coinvolgente".

Funzionalmente può andar bene in realtà per parlare anche del passato,
ma sempre con riferimento al presente. Per esempio:

Sto sdraiato sul letto con gli occhi chiusi. Mi ritrovo sulla riva del
lago, dove tutto è cominciato. Guardo l'orizzonte... eccetera
eccetera... e poi: mi riscuoto dalle mie fantasticherie, guardo
l'orologio, è ora di uscire così mi alzo, eccetera eccetera.

Non è magari tanto facile da trattare, in quanto ti manca la prospettiva
temporale, e per la consecutio temporum non si può mescolare il presente
con gli altri tempi. Se devi abbandonare la linea temporale del presente
devi fare dei flashback o trattare il passato sempre al presente,
facendo capire però che è una scena al tempo presente diciamo così
psicologico, cioè viva nella mente del narrante ma magari lontana nel
tempo. Tutto questo sempre per creare un senso di immediatezza, di "qui
e ora" che il passato non può assolutamente rendere.

> Poi vabbè, questa è una cosa più soggettiva : il quotidiano, incluso il
> tema malavitoso o poliziesco, normalmente non mi avvincono.
>
> Anche tecnicamente lo trovo noioso (anche se, se ho ben capito,
> l'effetto era voluto, per rendere più marcata la discontinuità col
> finale, come dire, "fare un certo clima" per far sentire di più la gelata)
>

Mah, mi piace, ultimamente, l'idea di inserire qualche informazione nei
racconti, cose che magari il lettore non sa, o che sono/potrebbero
essere interessanti o pittoresche, cose così. Se tu scrivessi un romanzo
in cui il protagonista è un chimico, o magari un alchimista, ti potresti
divertire a mescolare alla vicenda le tue conoscenze per informare e
interessare il lettore, sono strumenti che tutti i romanzieri usano in
verità a man bassa, a volte con un certosino lavoro di documentazione,
basti pensare a Ken Follett, Dan Brown, Michael Crichton o Umberto Eco
nei loro romanzi: sono infarciti di informazioni dettagliate
sull'ambientazione, la cultura e le conoscenze del tempo, lo stile di
vita, e soprattutto alcuni lati non ben conosciuti della ambientazione
che hanno scelto. (Non è che mi sto paragonando a loro: è che mi piace
l'idea).

> Ma cmq, a parte questo, volevo chiarire un po' la faccenda delle
> tavolette (e aggiungere una domanda)
>
> CUT
>
>> L'ho visto spezzare una tavoletta di legno con un pugno, due
>> centimetri e mezzo di buon legno stagionato, o un pollice se
>> preferite, con un movimento talmente veloce che senti solo
>> il rumore e vedi la tavoletta un attimo prima intera e un
>> istante dopo spezzata di netto. Si chiama atemi,
>> dimostrazione, e ogni tanto in palestra si fa, tanto per
>> mettersi alla prova e misurare la potenza dei propri colpi,
>> ma soprattutto la convinzione che ci si mette. Se non si
>> colpisce con tutta la forza e velocità ci si può facilmente
>> frantumare le ossa della mano, e questo lo sappiamo
>> benissimo tutti. Quindi una piccola esitazione, una briciola
>> di prudenza inconsapevole significano farsi molto male. Il
>> colpo invece deve partire senza la minima interferenza di
>> cautela o paura, con convinzione assoluta.
>
> Ecco, questa tecnica talvolta funziona con mattoni, piastrelle, e
> oggetti fragili, avendo magari l'accortezza di colpire con parti polpose
> e preventivamente pressurizzate (effetto pneumatico), come la parte
> carnosa del metacarpo, molto più rischioso col taglio della mano aperta
> (perché non si pressurizza la 'polpa', è come avere le gomme sgonfie,
> non parliamo delle nocche.

Hmm... Devo dire che parlando del colpo di taglio del Karate (di cui
adesso non ricordo il nome) c'è una tecnica precisa per evitare di
spaccare l'osso del metacarpo, ovvero si colpisce con la mano
leggermente inclinata verso l'interno in modo da impattare con la parte
carnosa del palmo. Questo colpo, forse il più famoso, il simbolo stesso
del Karate nelle solite volgarizzazioni, non è molto usato in realtà, è
destinato quasi esclusivamente a colpire il collo, quindi un'area
fragile e con limitata superficie esposta, dove appunto la mano aperta
si può infilare di taglio, altrimenti si usa il pugno chiuso (tetsui ken
mi pare) che risulta altrettanto efficace e meno rischioso per chi lo
infligge.
>
> La nocca diventa utile nello sfondare materiali fibrosi ma non fragili o
> persino elastici, come un foglio di tamburato, o di truciolato (al
> limite il compensato sottile, ma è un brutto cliente se il foglio è di
> oltre tre strati (esclusi quelli di colla), proprio perché concentra la
> pressione in un piccolo punto, e crea una prima linea di frattura (è in
> certa misura l'effetto cuneo).

Sulle nocche bisogna dire che intanto il pugno nel Karate è anche lui
soggetto a una tecnica precisa. Non si tratta solo di stringere il
pugno: si procede prima piegando le falangi il più possibile, portando
la prima falange a stretto contatto con la base delle dita. A questo
punto si piegano le dita che devono risultare perpendicolari al polso e
infine si appoggia il pollice che va a chiudere il pugno come un
catenaccio, e si stringe "fortissimo". Inoltre è essenziale che polso ed
avambraccio formino una linea retta, in modo che l'energia dell'impatto
non danneggi l'articolazione del polso. Le nocche di un karateka
fanatico sono allenate per anni al makiwara, specie di punching-ball ma
duro, per esempio fatto di legno ricoperto di corda di canapa
intrecciata ecc. Dopo anni di questo allenamento le nocche sviluppano
callosità estese e durissime. Pensa solo ai calli di un chitarrista:
senza quelli non riesci a suonare per più di 5 minuti, mentre
normalmente si va avanti per ore, e le chitarre folk hanno corde di
*acciaio*. Narra la storia che i primi karateka allenavano la punta
delle dita per ore tutti i giorni nella sabbia, poi nella ghiaia e
infine nel pietrisco, fino a ottenere delle estremità annerite e
callose. La mano tesa sarebbe destinata a colpire le parti molli, tipo
carotide, ascella, plesso solare. La leggenda dice che alcuni erano in
grado di perforare la pelle ed afferrare le costole dell'avversario.

Torniamo al pugno: anche come si tira un pugno è fondamentale. Le ossa
sopportano bene le pressioni in senso longitudinale, e il pugno nel
Karate si porta sempre in linea retta (tranne il "martello di ferro" di
cui sopra, destinato quasi esclusivamente alla tempia). In queste
condizioni l'impatto sulle nocche e sull'esterno della terza falange
viene in parte assorbito dalle dita e in parte trasmesso all'osso
dell'avambraccio (ulna o ra*****? mah). Quindi anche colpi piuttosto forti
non causano danni in queste condizioni "estreme". Ma c'è dell'altro.
Noi pensiamo a un pugno "forte" come ad un pugno portato accompagnandolo
con la massa del corpo, pensiamo cioè ad un pugile che tira un destro
violentissimo e segue il movimento con tutto il tronco, scaricando
praticamente tutto il peso del corpo, tanto che spesso si sbilancia e
finisce chino. Nel Karate invece l'enfasi è posta sulla velocità del
colpo e sul movimento quasi a frusta che si deve fare. In pratica il
colpo dovrebbe partire come un impulso istantaneo che aziona tutti i
muscoli contemporaneamente, e che dura una frazione di secondo. Non
appena il pugno parte tutti i muscoli dovrebbero rilassarsi, la
sensazione è che il pugno parta da sè, con una silenziosa esplosione
adrenalinica. Così se proprio la tavoletta di legno non si rompe anche
il pugno rimbalza indietro senza grossi danni. Questa la teoria.

Personalmente una sola volta mi è partito un pugno "perfetto". C'era
questo pentolino di rame massiccio appeso al muro, è partito questo
colpo a frusta e ho impresso le mie nocche sul fondo del pentolino. Se
non l'avessi fatto non ci crederei. C'è voluto un mazzuolo di legno e un
martello per raddrizzarlo. Avevo 18 anni e non ero né muscoloso né super
allenato. Roba da non credere. E le nocche? Assolutamente niente.

>
> Ma torniamo alla tavoletta, perché il legno è un materiale interessante
> e molto eterogeneo, da pianta a pianta, da taglio a taglio.
>
> Sostanzialmente, la grandissima parte (forse tutte) le dimostrazioni di
> rottura di legni di un certo spessore, sono delle mini truffe. Si tratta
> di legno tagliato "ad hoc".
>

Mah, questo non lo so. Normalmente si comincia con una assicella di
legno per le cassette della frutta (facile), poi si passa a due
(straordinario come due risibili assicelle comincino a diventare dure) e
si arriva a 5, che è già abbastanza difficile.

> Ci sono legni molto duri (anche flessibili) con una tessitura di fibre
> assai ordinata, pochi nodi, tutte belle parallele tra loro (e se il
> tronco è dritto, sono parallele all'asse del tronco).
> Tipici sono castagno e pseudoacacia (o meglio robinia), che dalle mie
> parti chiamiamo "gasia", una piantaccia brutta e spellachiata, che però
> si brucia bene anche il primo anno se la tagli in inverno.
>
...<cut >

Interessanti osservazioni. Ora, ovviamente il legno per questi atemi
deve essere ben secco e del tipo che si può spezzare con un colpo. Detto
questo, se si fa un atemi in un baraccone per fare il "venghino siori e
siore a vedere l'omo più forte del mondo..." allora il trucco ci sta.
Senza trucco si usa per esempio il compensato, chè è abbastanza duro
(prova a spezzare una tavoletta di 80 cm. spessa due centimetri...)
Altro grande classico per gli atemi è il manico di *****. Uno famoso
consiste nel fissare due spilli alle estremità, e poggiare gli spilli su
due bicchieri. Ora si deve spezzare il legno senza rompere i bicchieri.
Colpendo il manico di ***** con sufficiente velocità esattamente al
centro esso si spezza prima che la forza dell'urto vinca l'inerzia del
bastone e si trasmetta ai bicchieri. Non so esattamente perché si usino
gli spilli, probabilmente assorbono quel po' di impatto che arriva
mentre il legno si spezza.

>
> Quindi, insomma, col legno ci sta il trucco, o ci sta il gesso :)
>
> L'esempio più eclatante però è col legno di bambù, fibroso
> all'inverosimile, duro e elastico, ma assolutamente asimmetrico.

Ma non credo che a uno venga in mente di usare bambù intrecciato o
magari un legno molle e fibroso, tranne un karateka autolesionista
magari... :-)
>
>
>> Mi volto di tanto in tanto per vedere se qualcuno ci segue,
>> ma tutto sembra OK. La ragazza è rannicchiata sul sedile
>> posteriore, tutta tremante. Ha una camicetta rossa e sotto
>> la camicetta un rigonfiamento che la dice lunga.
>
> uhm ... ecco, qui io ho visualizzato che era gravida, e probabilmente
> non era l'effetto cercato.
> Se effettivamente non era l'effetto cercato, proporrei l'uso del plurale
> (o perifrasi meno equivoche del termine rigonfiamento), che sfata dubbi
> angoscianti :)

Ma non ci posso credere! Ma insomma una ragazza che tre tipi volevano
violentare, con minigonna inguinale e camicetta rossa rigonfia ti fa
pensare che fosse ******* ??! Argh! =:0
Comunque ammetto che la frase è brutta. Ma siccome non volevo ricadere
nelle trite espressioni tipo le magnifiche seducenti curve del suo
corpo, la sconvolgente linea delle sue cosce, il ******* orgogliosamente
eretto e roba del genere, ho usato questa frase di basso profilo, con
risultato in effetti squallidino, OK.

>
> vabbè, il finale un po' riscatta il preambolo.
> Confesso di averlo letto solo sulla fiducia.
>
> ciao
> CCCP
>
>

Grazie comunque per il tempo, il prossimo magari lo scrivo al passato,
eh! :-)

Dan
--
"Everybody should pay taxes with a smile"
I tried, but they want money.
Soviet_Mario 9 Mar 2016 19:07
Il 08/03/2016 22.10, danca (Daniele Campagna) ha scritto:
> Il 03/08/2016 06:00 PM, Soviet_Mario ha scritto:
>> Il 04/03/2016 01.57, danca (Daniele Campagna) ha scritto:
>>
> Se tu scrivessi un romanzo in cui il protagonista
> è un chimico, o magari un alchimista, ti potresti divertire
> a mescolare alla vicenda le tue conoscenze per informare e
> interessare il lettore, sono strumenti che tutti i
> romanzieri usano in verità a man bassa, a volte con un
> certosino lavoro di documentazione, basti pensare a Ken
> Follett, Dan Brown, Michael Crichton o Umberto Eco nei loro
> romanzi: sono infarciti di informazioni dettagliate

si si, e non disapprovo. Cmq poi il risultato dipende, nel
senso che a volte si avverte che la merce è genuina, altre
meno, e allora sembra una documentazione un po' dozzinale

> sull'ambientazione, la cultura e le conoscenze del tempo, lo
> stile di vita, e soprattutto alcuni lati non ben conosciuti
> della ambientazione che hanno scelto. (Non è che mi sto
> paragonando a loro: è che mi piace l'idea).
>
>> Ma cmq, a parte questo, volevo chiarire un po' la faccenda
>> delle
>> tavolette (e aggiungere una domanda)
>>
>> CUT
>>
>>> L'ho visto spezzare una tavoletta di legno con un pugno, due
>>> centimetri e mezzo di buon legno stagionato, o un pollice se
>>> preferite, con un movimento talmente veloce che senti solo
>>> il rumore e vedi la tavoletta un attimo prima intera e un
>>> istante dopo spezzata di netto. Si chiama atemi,
>>> dimostrazione, e ogni tanto in palestra si fa, tanto per
>>> mettersi alla prova e misurare la potenza dei propri colpi,
>>> ma soprattutto la convinzione che ci si mette. Se non si
>>> colpisce con tutta la forza e velocità ci si può facilmente
>>> frantumare le ossa della mano, e questo lo sappiamo
>>> benissimo tutti. Quindi una piccola esitazione, una briciola
>>> di prudenza inconsapevole significano farsi molto male. Il
>>> colpo invece deve partire senza la minima interferenza di
>>> cautela o paura, con convinzione assoluta.
>>
>> Ecco, questa tecnica talvolta funziona con mattoni,
>> piastrelle, e
>> oggetti fragili, avendo magari l'accortezza di colpire con
>> parti polpose
>> e preventivamente pressurizzate (effetto pneumatico), come
>> la parte
>> carnosa del metacarpo, molto più rischioso col taglio
>> della mano aperta
>> (perché non si pressurizza la 'polpa', è come avere le
>> gomme sgonfie,
>> non parliamo delle nocche.
>
> Hmm... Devo dire che parlando del colpo di taglio del Karate
> (di cui adesso non ricordo il nome)

manco io :( E da ragazzo arrivai alla cintura verde. Mi
ricordo il maygeri, il mawashygeri, l'ushirogeri, il
gedanbarai, l'ashibarai e pochi altri nomi. Il colpo di
taglio non me l'hanno mai nemmeno insegnato, solo pugni
(senza dita sporgenti sul piano me***** delle altre !)

> c'è una tecnica precisa
> per evitare di spaccare l'osso del metacarpo, ovvero si

si si, ok, l'ottica è sempre la limitazione del danno. Cmq
bisogna stare dentro i limiti strutturali dell'osso da un
lato e del materiale del provino dall'altro. Le magie non ci
stanno.

> colpisce con la mano leggermente inclinata verso l'interno
> in modo da impattare con la parte carnosa del palmo. Questo
> colpo, forse il più famoso, il simbolo stesso del Karate
> nelle solite volgarizzazioni, non è molto usato in realtà, è

ovviamente. Anche il colpo col palmo e le dita semi chiuse
non è usatissimo, perché rischioso per il polso in caso che
invece del naso impatti la fronte. Il pugno è il più sicuro
per l'attaccante.

> destinato quasi esclusivamente a colpire il collo, quindi
> un'area fragile e con limitata superficie esposta, dove
> appunto la mano aperta si può infilare di taglio, altrimenti
> si usa il pugno chiuso (tetsui ken mi pare) che risulta
> altrettanto efficace e meno rischioso per chi lo infligge.
>>
>> La nocca diventa utile nello sfondare materiali fibrosi ma
>> non fragili o
>> persino elastici, come un foglio di tamburato, o di
>> truciolato (al
>> limite il compensato sottile, ma è un brutto cliente se il
>> foglio è di
>> oltre tre strati (esclusi quelli di colla), proprio perché
>> concentra la
>> pressione in un piccolo punto, e crea una prima linea di
>> frattura (è in
>> certa misura l'effetto cuneo).
>
> Sulle nocche bisogna dire che intanto il pugno nel Karate è
> anche lui soggetto a una tecnica precisa. Non si tratta solo

certo, bisogna evitare di fracassarsi per errore.
Una cosa che non molti sanno (o non la trovano intuitiva) è
incornare i pugni non guantati con la fronte, vicino
all'attaccatura del cuoio capelluto. Può essere più doloroso
di una parata, e il bernoccolo non lo leva nessuno. In
compenso l'attaccante ha ottime probabilità di farsi
parecchio più male o fratturarsi o incrinarsi qualcosa. Il
frontale del cranio è estremamente robusto e la pelle tesa
sopra poco irrorata.

> di stringere il pugno: si procede prima piegando le falangi
> il più possibile, portando la prima falange a stretto
> contatto con la base delle dita. A questo punto si piegano
> le dita che devono risultare perpendicolari al polso e
> infine si appoggia il pollice che va a chiudere il pugno
> come un catenaccio, e si stringe "fortissimo". Inoltre è
> essenziale che polso ed avambraccio formino una linea retta,

è molto consigliabile precaricare sia i muscoli supinatori
sia i pronatori o flessori dell'avambraccio fino a veder
spiccare i tendini, in modo da equilibrare eventuali
reazioni tendenti a piegare il polso, specialmente in un
colpo alla figura grossa

> in modo che l'energia dell'impatto non danneggi
> l'articolazione del polso. Le nocche di un karateka fanatico
> sono allenate per anni al makiwara, specie di punching-ball
> ma duro, per esempio fatto di legno ricoperto di corda di
> canapa intrecciata ecc. Dopo anni di questo allenamento le
> nocche sviluppano callosità estese e durissime.

vero. Anche sulle tibie molti si allenano incocciando *******
di bambu fino ad avere una lamina tibiale frontale callosa
simile a un para stinchi.

> Pensa solo
> ai calli di un chitarrista: senza quelli non riesci a
> suonare per più di 5 minuti, mentre normalmente si va avanti
> per ore, e le chitarre folk hanno corde di *acciaio*. Narra
> la storia che i primi karateka allenavano la punta delle
> dita per ore tutti i giorni nella sabbia, poi nella ghiaia e
> infine nel pietrisco, fino a ottenere delle estremità
> annerite e callose. La mano tesa sarebbe destinata a colpire
> le parti molli, tipo carotide, ascella, plesso solare. La
> leggenda dice che alcuni erano in grado di perforare la
> pelle ed afferrare le costole dell'avversario.

ah ma dici di punta ! Eh mica facile

>
> Torniamo al pugno: anche come si tira un pugno è
> fondamentale. Le ossa sopportano bene le pressioni in senso
> longitudinale, e il pugno nel Karate si porta sempre in
> linea retta

Il metacarpo si, il carpo è già più complesso da descrivere.

> (tranne il "martello di ferro" di cui sopra,
> destinato quasi esclusivamente alla tempia).

dici il pugno di taglio ? In combattimento lo vedevo usare
spesso su avversario a terra, spesso alla testa. E' uno dei
pochi colpi sicuri al cranio per chi lo sferra, perché non
ti rompi le nocche, ma fai rimbombare ben bene il cervello
dentro. E' come un colpo coi guantoni diciamo, senza guantoni

> In queste
> condizioni l'impatto sulle nocche e sull'esterno della terza
> falange viene in parte assorbito dalle dita e in parte
> trasmesso all'osso dell'avambraccio (ulna o ra*****? mah).

quelle resistono bene, normalmente cede più facilmente il
carpo, spesso lo scafoide (su cui scarica il ra***** mi pare,
la parte del carpo che trasmette all'ulna è molto più
robusta, forse una remota eredità rettiliana da quadrupede,
chi sa)


> Quindi anche colpi piuttosto forti non causano danni in
> queste condizioni "estreme". Ma c'è dell'altro.
> Noi pensiamo a un pugno "forte" come ad un pugno portato
> accompagnandolo con la massa del corpo,

beh, è molto "penetrante". Ai fini dell'energia trasmessa
però è vero che conta più la velocità che la massa
coinvolta, perché la dipendenza dalla velocità è
"quadratica", dalla massa è solo "lineare"

> pensiamo cioè ad un
> pugile che tira un destro violentissimo e segue il movimento
> con tutto il tronco, scaricando praticamente tutto il peso
> del corpo, tanto che spesso si sbilancia e finisce chino.

Colpi di quel genere sono difficili da parare senza danni.
Inoltre consentono di continuare a spingere anche dopo il
contatto iniziale.

> Nel Karate invece l'enfasi è posta sulla velocità del colpo

si, sbilanciarsi è il modo perfetto per invitare
l'avversario a una presa e proiettarti qua e là.

> e sul movimento quasi a frusta che si deve fare.

Salvo quando si colpisce in avanzamento, sostanzialmente il
karateca colpisce a baricentro fermo, e bilancia
l'accelerazione di un braccio avanti con la brusca
retrazione del braccio opposto (questa manovra converte il
rinculo in una "coppia", una torsione : infatti si colpisce
sempre con le gambe un po' divaricate e mai unite,
altrimenti ti avviti con questa manovra)

> In pratica
> il colpo dovrebbe partire come un impulso istantaneo che
> aziona tutti i muscoli contemporaneamente, e che dura una

nella torsione i muscoli di appoggio di base sono
praticamente tutti i muscoli stabilizzatori della bassa
schiena e addominali, specie i trasversi, e cmq le fibre
incrociate che si oppongono all'annodamento del ventre.

> frazione di secondo. Non appena il pugno parte tutti i
> muscoli dovrebbero rilassarsi, la sensazione è che il pugno
> parta da sè, con una silenziosa esplosione adrenalinica.
> Così se proprio la tavoletta di legno non si rompe anche il
> pugno rimbalza indietro senza grossi danni. Questa la teoria.

il buon rompitore di legno ha una grandissima precisione nel
calcolare la ******* massima prima che l'arto rimbalzi
a sé (sa infatti anche frustare l'aria a vuoto, cosa non
facile). Impostando una velocità di ******* di appena
pochi cm o meno, le probabilità di rimbalzo aumentano. Se
invece uno a priori mira a un punto molto oltre la
superficie della tavoletta inflessa, qualora non si rompa,
allora sono ******* Non dico che si arrivi a colpire a
braccio già disteso, ma quasi.

>
> Personalmente una sola volta mi è partito un pugno
> "perfetto". C'era questo pentolino di rame massiccio appeso
> al muro, è partito questo colpo a frusta e ho impresso le
> mie nocche sul fondo del pentolino. Se non l'avessi fatto
> non ci crederei. C'è voluto un mazzuolo di legno e un
> martello per raddrizzarlo.

eh, è sempre molto più difficile spianare le gobbe che non
imbutire una lamiera liscia.

> Avevo 18 anni e non ero né
> muscoloso né super allenato. Roba da non credere. E le
> nocche? Assolutamente niente.

:)
Io un'esperienza veramente brutta l'ho avuta tentando di
rompere (col pugno a martello, in teoria sicuro) un
pi*****etto levato ad un treno, quelli a ribaltina. Aveva
tutto attorno un infisso (a T !) che pareva fatto in gomma,
invece poi lo scoprii di alluminio. Inoltre, dato che era
leggero, avevo pensato che fosse di tamburato o simile, ma
poi si rivelò essere, sotto la formica, di un buon
compensato. Mi è venuta la mano viola e con un bozzo sul
taglio grosso come un limone, ma troppo profondo da
siringarlo. Dieci giorni di dolori.


>
>>
>> Ma torniamo alla tavoletta, perché il legno è un materiale
>> interessante
>> e molto eterogeneo, da pianta a pianta, da taglio a taglio.
>>
>> Sostanzialmente, la grandissima parte (forse tutte) le
>> dimostrazioni di
>> rottura di legni di un certo spessore, sono delle mini
>> truffe. Si tratta
>> di legno tagliato "ad hoc".
>>
>
> Mah, questo non lo so. Normalmente si comincia con una
> assicella di legno per le cassette della frutta (facile),

non è il massimo della qualità, in effetti, salvo i quattro
montanti (che devono essere impilabili). E' spesso legno
abbastanza scadente che non si può usare per molto altro

> poi si passa a due (straordinario come due risibili
> assicelle comincino a diventare dure)

beh dipende da quanto distanzi gli appoggi cmq.

> e si arriva a 5, che è
> già abbastanza difficile.

Prova a spezzare del vimine non secco ... anche un solo
bastoncello a volte fa parecchi capricci. Anche il pino (non
la tavola, ma il ramo intero, anche piccolo) è tostarello.

>
>> Ci sono legni molto duri (anche flessibili) con una
>> tessitura di fibre
>> assai ordinata, pochi nodi, tutte belle parallele tra loro
>> (e se il
>> tronco è dritto, sono parallele all'asse del tronco).
>> Tipici sono castagno e pseudoacacia (o meglio robinia),
>> che dalle mie
>> parti chiamiamo "gasia", una piantaccia brutta e
>> spellachiata, che però
>> si brucia bene anche il primo anno se la tagli in inverno.
>>
> ...<cut >
>
> Interessanti osservazioni. Ora, ovviamente il legno per
> questi atemi deve essere ben secco e del tipo che si può
> spezzare con un colpo. Detto questo, se si fa un atemi in un
> baraccone per fare il "venghino siori e siore a vedere l'omo
> più forte del mondo..." allora il trucco ci sta. Senza
> trucco si usa per esempio il compensato, chè è abbastanza
> duro (prova a spezzare una tavoletta di 80 cm. spessa due
> centimetri...)

si si, il compensato è un legno ottimo malgrado la credenza
che sia scadente. Il truciolato è molto scadente (ma senza
guanti si rischiano tagli, perché ha una frattura molto
scabra con spuntoni vari).

> Altro grande classico per gli atemi è il
> manico di *****. Uno famoso consiste nel fissare due spilli
> alle estremità, e poggiare gli spilli su due bicchieri. Ora
> si deve spezzare il legno senza rompere i bicchieri.

mamma mia ... ci vuole una velocità supersonica, perché il
bastone è leggero, non è che abbia quella enorme inerzia
(tipo, che so, farsi rompere una pila di mattoni sulla
schiena a martellate)

> Colpendo il manico di ***** con sufficiente velocità

belin ... ce ne vuole proprio parecchia

> esattamente al centro esso si spezza prima che la forza
> dell'urto vinca l'inerzia del bastone e si trasmetta ai
> bicchieri. Non so esattamente perché si usino gli spilli,
> probabilmente assorbono quel po' di impatto che arriva
> mentre il legno si spezza.

mah ... non saprei

>
>>
>> Quindi, insomma, col legno ci sta il trucco, o ci sta il
>> gesso :)
>>
>> L'esempio più eclatante però è col legno di bambù, fibroso
>> all'inverosimile, duro e elastico, ma assolutamente
>> asimmetrico.
>
> Ma non credo che a uno venga in mente di usare bambù
> intrecciato o magari un legno molle e fibroso, tranne un
> karateka autolesionista magari... :-)

ma si appunto, si cerca un legno che sia più simile
possibile a un materiale fragile.

Ah, non c'entra niente, ma un colpo che mi viene
discretamente agevole, è quello con la punta del gomito,
però non calato dall'alto in asso (colpendo con l'omero), ma
dal basso in avanti, colpendo con lo spuntone
dell'avambraccio (è quindi molto goffo e con poca
estensione), però ho uno spuntone che in un punto è quasi
insensibile, ho anche il vizio di mangiare poggiando col
taglio dell'ulna poggiato contro lo spigolo del tavolo, e ho
dei grossi calli involontari, è un'abitudine, non è una cosa
ricercata per scopi particolari. Sto comodo così ... però
essendo da sempre così e facendolo tutti i giorni, credo di
avere l'osso ispessito lì. Cmq è un colpo poco utile, rischi
di darti un pugno in faccia da solo !


>>
>>
>>> Mi volto di tanto in tanto per vedere se qualcuno ci segue,
>>> ma tutto sembra OK. La ragazza è rannicchiata sul sedile
>>> posteriore, tutta tremante. Ha una camicetta rossa e sotto
>>> la camicetta un rigonfiamento che la dice lunga.
>>
>> uhm ... ecco, qui io ho visualizzato che era gravida, e
>> probabilmente
>> non era l'effetto cercato.
>> Se effettivamente non era l'effetto cercato, proporrei
>> l'uso del plurale
>> (o perifrasi meno equivoche del termine rigonfiamento),
>> che sfata dubbi
>> angoscianti :)
>
> Ma non ci posso credere! Ma insomma una ragazza che tre tipi
> volevano violentare, con minigonna inguinale e camicetta
> rossa rigonfia ti fa pensare che fosse ******* ??! Argh! =:0

:) eh he he, che doccia gelata !

> Comunque ammetto che la frase è brutta.

ripensandoci, oltre al fatto che fosse singolare, credo di
avere equivocato quel "sotto", che ho visualizzato come "in
basso", anche se il senso letterale non era quello.

> Ma siccome non
> volevo ricadere nelle trite espressioni tipo le magnifiche
> seducenti curve del suo corpo, la sconvolgente linea delle
> sue cosce, il ******* orgogliosamente eretto e roba del genere,
> ho usato questa frase di basso profilo, con risultato in
> effetti squallidino, OK.

assolutamente d'accordo. Il clichè di questo genere
lasciamolo pure agli Harmony e Liala :)

>
>>
>> vabbè, il finale un po' riscatta il preambolo.
>> Confesso di averlo letto solo sulla fiducia.
>>
>> ciao
>> CCCP
>>
>>
>
> Grazie comunque per il tempo, il prossimo magari lo scrivo
> al passato, eh! :-)

ah bene !!!


P.S. visto che ti piace cimentarti con gli EDS ... hai mai
pensato a un pezzo scritto al futuro ? LOL :) Che non
somigli troppo a un manifesto elettorale obv.

>
> Dan


--
1) Resistere, resistere, resistere.
2) Se tutti pagano le tasse, le tasse le pagano tutti
Soviet_Mario - (aka Gatto_Vizzato)


---
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danca (Daniele Campagna) 9 Mar 2016 23:34
Il 03/09/2016 07:07 PM, Soviet_Mario ha scritto:
> Il 08/03/2016 22.10, danca (Daniele Campagna) ha scritto:

>>
>> Hmm... Devo dire che parlando del colpo di taglio del Karate
>> (di cui adesso non ricordo il nome)
>
> manco io :( E da ragazzo arrivai alla cintura verde. Mi ricordo il
> maygeri, il mawashygeri, l'ushirogeri, il gedanbarai, l'ashibarai e
> pochi altri nomi. Il colpo di taglio non me l'hanno mai nemmeno
> insegnato, solo pugni (senza dita sporgenti sul piano me***** delle altre !)
>

Cintura verde di Karate? :-/ Ma guarda che briccone... mi hai fatto
cantare come un fringuello sul Karate e poi salta fuori che ne sai...
meno male che i post non sono indirizzati a te in particolare, ma a
tutti i (2,3?) lettori del NG.
Ehm, io sono un teorico, ma nella vita vera devo ammettere che ero una
"fortissima" cintura gialla :-) alla Karate University in via Colonna a
Milano circa 100 anni fa, e anzi adesso (non c'entra un ******* vorrei
proprio sapere dove è finito il mio kimono (karategi) ******* vacca,
vabbé. Sicuramente la mia ex-moglie, buttava via praticamente tutto ciò
che non veniva usato dopo due-tre anni (io tendo a conservare tutto).

> Una cosa che non molti sanno (o non la trovano intuitiva) è incornare i
> pugni non guantati con la fronte, vicino all'attaccatura del cuoio
> capelluto. Può essere più doloroso di una parata, e il bernoccolo non lo
> leva nessuno. In compenso l'attaccante ha ottime probabilità di farsi
> parecchio più male o fratturarsi o incrinarsi qualcosa. Il frontale del
> cranio è estremamente robusto e la pelle tesa sopra poco irrorata.

Si beh io sapevo di proiettili che non passavano l'osso frontale (ma non
le armi moderne naturalmente) ma di parare i colpi con la zucca forse
solo in un film di Telly Savalas mi pare, o forse era Yul Brinner,
insomma parlava di un certo "uovo sodo", un combattente di strada che
usava la zucca e sbaragliava tutti...

>
>> in modo che l'energia dell'impatto non danneggi
>> l'articolazione del polso. Le nocche di un karateka fanatico
>> sono allenate per anni al makiwara, specie di punching-ball
>> ma duro, per esempio fatto di legno ricoperto di corda di
>> canapa intrecciata ecc. Dopo anni di questo allenamento le
>> nocche sviluppano callosità estese e durissime.
>
> vero. Anche sulle tibie molti si allenano incocciando ******* di bambu
> fino ad avere una lamina tibiale frontale callosa simile a un para stinchi.
>

Toh! Questa non la sapevo

>> per ore, e le chitarre folk hanno corde di *acciaio*. Narra
>> la storia che i primi karateka allenavano la punta delle
>> dita per ore tutti i giorni nella sabbia, poi nella ghiaia e
>> infine nel pietrisco, fino a ottenere delle estremità
>> annerite e callose. La mano tesa sarebbe destinata a colpire
>> le parti molli, tipo carotide, ascella, plesso solare. La
>> leggenda dice che alcuni erano in grado di perforare la
>> pelle ed afferrare le costole dell'avversario.
>
> ah ma dici di punta ! Eh mica facile
>

Sì ma infatti è leggenda.

>
>> (tranne il "martello di ferro" di cui sopra,
>> destinato quasi esclusivamente alla tempia).
>
> dici il pugno di taglio ? In combattimento lo vedevo usare spesso su
> avversario a terra, spesso alla testa. E' uno dei pochi colpi sicuri al
> cranio per chi lo sferra, perché non ti rompi le nocche, ma fai
> rimbombare ben bene il cervello dentro. E' come un colpo coi guantoni
> diciamo, senza guantoni

Esattamente.
>
>> In queste
>> condizioni l'impatto sulle nocche e sull'esterno della terza
>> falange viene in parte assorbito dalle dita e in parte
>> trasmesso all'osso dell'avambraccio (ulna o ra*****? mah).
>
> quelle resistono bene, normalmente cede più facilmente il carpo, spesso
> lo scafoide (su cui scarica il ra***** mi pare, la parte del carpo che
> trasmette all'ulna è molto più robusta, forse una remota eredità
> rettiliana da quadrupede, chi sa)
>

Eh Eh, lo sguardo fisso da rettile fa il paio con l'eredità rettiliana
(just for fun).

>
>> Quindi anche colpi piuttosto forti non causano danni in
>> queste condizioni "estreme". Ma c'è dell'altro.
>> Noi pensiamo a un pugno "forte" come ad un pugno portato
>> accompagnandolo con la massa del corpo,
>
> beh, è molto "penetrante". Ai fini dell'energia trasmessa però è vero
> che conta più la velocità che la massa coinvolta, perché la dipendenza
> dalla velocità è "quadratica", dalla massa è solo "lineare"

Interessante considerazione, del resto bisogna tener conto del fatto che
nella boxe si usano i guantoni, quindi i colpi sono attutiti e conta di
più la massa che la velocità istantanea, ho il sospetto che (per motivi
fisici che adesso non saprei concettualizzare) con i guantoni i colpi "a
frusta" del Karate sarebbero praticamente innocui

>
>> Nel Karate invece l'enfasi è posta sulla velocità del colpo
>
> si, sbilanciarsi è il modo perfetto per invitare l'avversario a una
> presa e proiettarti qua e là.

Esatto, e importantissima quindi diventa la fase di richiamo del colpo,
che deve essere quasi altrettanto veloce del colpo stesso. Questa è una
cosa che non è stata detta: per lo più il praticante karateka tira colpi
a vuoto. Ma se tiri un *****ottone vero a vuoto probabilmente ti sloghi
'articolazione del gomito, infatti non si tratta di un gancio, in cui i
muscoli che muovono l'arto sono gambe, dorsali e spalla, ed il braccio
rimane sostanzialmente irrigidito: si tratta di un colpo che parte
dall'anca (e poggia sulle gambe), si trasmette a frusta lungo il tronco
e poi irrigidisce spalla e dorsali mentre il braccio scatta in avanti
come un cobra, ma guai se si estende al massimo, cioè se viene lasciato.
Se c'è un ostacolo, questo ferma il colpo: ma se non c'è, ti stiri, punto.

>
>> e sul movimento quasi a frusta che si deve fare.
>
> Salvo quando si colpisce in avanzamento, sostanzialmente il karateca
> colpisce a baricentro fermo, e bilancia l'accelerazione di un braccio
> avanti con la brusca retrazione del braccio opposto (questa manovra
> converte il rinculo in una "coppia", una torsione : infatti si colpisce
> sempre con le gambe un po' divaricate e mai unite, altrimenti ti avviti
> con questa manovra)

Altro punto importante, in effetti. Il rinculo di un fucile è un buon
modo di visualizzare la cosa.

>
>> In pratica
>> il colpo dovrebbe partire come un impulso istantaneo che
>> aziona tutti i muscoli contemporaneamente, e che dura una
>
> nella torsione i muscoli di appoggio di base sono praticamente tutti i
> muscoli stabilizzatori della bassa schiena e addominali, specie i
> trasversi, e cmq le fibre incrociate che si oppongono all'annodamento
> del ventre.

Infatti il colpo (nel pugno dritto) parte dall'anca, che è il nostro
baricentro. Nello stile Shotokan, che non è lo "stile Shotokan" di cui
si parla sui libri di storia del Karate, sto riferendomi semplicemente
al fatto che le scuole italiane prediligono posizioni basse e per lo più
si rifanno a questo "stile", ammesso che parlare di "stili" abbia un
qualche senso, quindi si tiene il baricentro il più basso possibile e le
gambe divaricatissime e piegate, a sostegno. Si perde in agilità ma si
guadagna in potenza. Ci sono "stili" più dinamici in cui si tiene il
baricentro più alto e non si esaspera questa faccenda del baricentro
basso/potenza per avere maggiore mobilità. Poi naturalmente è un gran *******
ci sono gli stili storicamente definiti e quello che si potrebbe
definire pratica corrente e va beh.
>
>> frazione di secondo. Non appena il pugno parte tutti i
>> muscoli dovrebbero rilassarsi, la sensazione è che il pugno
>> parta da sè, con una silenziosa esplosione adrenalinica.
>> Così se proprio la tavoletta di legno non si rompe anche il
>> pugno rimbalza indietro senza grossi danni. Questa la teoria.
>
> il buon rompitore di legno ha una grandissima precisione nel calcolare
> la ******* massima prima che l'arto rimbalzi a sé (sa infatti anche
> frustare l'aria a vuoto, cosa non facile). Impostando una velocità di
> ******* di appena pochi cm o meno, le probabilità di rimbalzo
> aumentano. Se invece uno a priori mira a un punto molto oltre la
> superficie della tavoletta inflessa, qualora non si rompa, allora sono
> ******* Non dico che si arrivi a colpire a braccio già disteso, ma quasi.
>

Esattissimo, infatti fondamentale è (in base all'idea del richiamo del
colpo), "fin dove arrivi", cioè quando inizi la fase di richiamo, prima
di slogarti il gomito. Quando tirai la sventola al pentolino non pensavo
minimamente di trapassarlo: impossibile. Il braccio semidisteso doveva
arrivare al massimo alla superficie del pentolino +- un centimetro,
tanto per dire. Ebbi la precisa sensazione di un "bang", vennero a
vedere che ******* era successo, ma il mio colpo era rimbalzato senza
danni, non avevo minimamente cercato di estendere il braccio al massimo.
Veramente non saprei come spiegarlo per benino insomma, ma l'effetto fu
pentolino ammaccato, nessun danno alle articolazioni, e grande
meraviglia degli astanti accorsi al baccano. Un atemi "perfetto". Tra
l'altro quel pentolino potrebbe anche essere ancora in giro e mi
riprometto di riguardarlo se lo trovo, magari nella memoria ho
ingigantito qualcosa, ma non era un pentolino fasullo di quelli "da
arredamento", era stagnato e con diametro di 20 cm, una casseruolina per
la precisione, da cucina e quindi probabilmente 0.5 o 0.7 di buon rame.

>
> eh, è sempre molto più difficile spianare le gobbe che non imbutire una
> lamiera liscia.

:-) vale anche nella vita...

> Io un'esperienza veramente brutta l'ho avuta tentando di rompere (col
> pugno a martello, in teoria sicuro) un pi*****etto levato ad un treno,
> quelli a ribaltina. Aveva tutto attorno un infisso (a T !) che pareva
> fatto in gomma, invece poi lo scoprii di alluminio. Inoltre, dato che
> era leggero, avevo pensato che fosse di tamburato o simile, ma poi si
> rivelò essere, sotto la formica, di un buon compensato. Mi è venuta la
> mano viola e con un bozzo sul taglio grosso come un limone, ma troppo
> profondo da siringarlo. Dieci giorni di dolori.

LOL :-D questa è da antologia. Non ti racconto di altri miei esperimenti
perché ci siamo capiti.

>> Mah, questo non lo so. Normalmente si comincia con una
>> assicella di legno per le cassette della frutta (facile),
>
> non è il massimo della qualità, in effetti, salvo i quattro montanti
> (che devono essere impilabili). E' spesso legno abbastanza scadente che
> non si può usare per molto altro

Eh ma c'è cassetta e cassetta. Quelle che dico io hanno assicelle
decenti, ma ce ne sono fatte di una specie di sfogliatella di legno,
tipo carta... io intendo quelle assicelle spesse un paio di millimetri,
insomma. Non so che legno sia ma si spezza con un bel crac...

>
> Prova a spezzare del vimine non secco ... anche un solo bastoncello a
> volte fa parecchi capricci. Anche il pino (non la tavola, ma il ramo
> intero, anche piccolo) è tostarello.
>
Sul pino ho una bruttissima esperienza, non era stagionato. E'
flessibile ma resistentissimo, strappo muscolare tentando di spezzarlo a
forza bruta, dolori lancinanti, oppioidi, da allora solo con la *******
possibilmente elettrica. In compenso da' ottimi fumi per grigliate...

>
>> Altro grande classico per gli atemi è il
>> manico di *****. Uno famoso consiste nel fissare due spilli
>> alle estremità, e poggiare gli spilli su due bicchieri. Ora
>> si deve spezzare il legno senza rompere i bicchieri.
>
> mamma mia ... ci vuole una velocità supersonica, perché il bastone è
> leggero, non è che abbia quella enorme inerzia (tipo, che so, farsi
> rompere una pila di mattoni sulla schiena a martellate)

Mmm è roba degli anni 70, i manici di ***** erano diversi, pesantucci,
ricordo che, bicchieri a parte, spezzarli con un colpo non era mica
difficile. Oggi non so che legno si usi ma è leggerissimo e flessibile,
non mi fiderei per niente a fare lo stesso.

>
> Ah, non c'entra niente, ma un colpo che mi viene discretamente agevole,
> è quello con la punta del gomito, però non calato dall'alto in asso
> (colpendo con l'omero), ma dal basso in avanti, colpendo con lo spuntone
> dell'avambraccio (è quindi molto goffo e con poca estensione), però ho
> uno spuntone che in un punto è quasi insensibile, ho anche il vizio di
> mangiare poggiando col taglio dell'ulna poggiato contro lo spigolo del
> tavolo, e ho dei grossi calli involontari, è un'abitudine, non è una
> cosa ricercata per scopi particolari. Sto comodo così ... però essendo
> da sempre così e facendolo tutti i giorni, credo di avere l'osso
> ispessito lì. Cmq è un colpo poco utile, rischi di darti un pugno in
> faccia da solo !

Ah! Ah! Infatti! Troppo divertente (Il Maestro Jigoro Kano ha elaborato
un colpo MOLTO EFFICACE ma solo i Maestri dal 5° dan in poi lo possono
praticare per il rischio di mettersi KO da soli...) LOL

Io avevo l'abitudine di poggiarmi (in piedi) sulle scrivanie con le
nocche: e beh UNA nocca ha reagito male e ha creato una mostruosità
callosa, poi ho trovato in farmacia una cosa che scioglie le callosità,
ho smesso l'abitudine e la cosa è rientrata...

> P.S. visto che ti piace cimentarti con gli EDS ... hai mai pensato a un
> pezzo scritto al futuro ? LOL :) Che non somigli troppo a un manifesto
> elettorale obv.

Ah! ah! Dato che colgo l'ironia della sfida impossibile non abbocco, ma *******
mi hai fatto venire un'idea. Uno che si sveglia e pensa solo al
futuro... Urca, se riesco lo scrivo e lo posto. Ovviamente è un tema SF.

Dan

--
"Everybody should pay taxes with a smile"
I tried, but they want money.
Soviet_Mario 10 Mar 2016 18:47
Il 09/03/2016 23.34, danca (Daniele Campagna) ha scritto:
> Il 03/09/2016 07:07 PM, Soviet_Mario ha scritto:
>> Il 08/03/2016 22.10, danca (Daniele Campagna) ha scritto:
>
>>>
>>> Hmm... Devo dire che parlando del colpo di taglio del Karate
>>> (di cui adesso non ricordo il nome)
>>
>> manco io :( E da ragazzo arrivai alla cintura verde. Mi
>> ricordo il
>> maygeri, il mawashygeri, l'ushirogeri, il gedanbarai,
>> l'ashibarai e
>> pochi altri nomi. Il colpo di taglio non me l'hanno mai
>> nemmeno
>> insegnato, solo pugni (senza dita sporgenti sul piano
>> me***** delle altre !)
>>
>
> Cintura verde di Karate? :-/ Ma guarda che briccone... mi
> hai fatto cantare come un fringuello sul Karate e poi salta
> fuori che ne sai... meno male che i post non sono
> indirizzati a te in particolare, ma a tutti i (2,3?) lettori
> del NG.

non mi ritengo in realtà particolarmente competente in
materia. E' roba che risale a più di 35 anni fa, e poi non
sono diventato un cultore in pantofole, diciamo, ho proprio
perso interesse (curiosamente non ho perso l'equilibrio)

> Ehm, io sono un teorico, ma nella vita vera devo ammettere

infatti credo che tu sappia molti più nomi tecnici ******* di me. Io ho
mollato perché prendevo troppe legnate.

E' stata una storia curiosa, quasi-parallela, di me e un mio
amico (coetanei, stessa corporatura un po' mingherlina, lui
un po' più alto).
Ecco, lui lo presero per qualche ragione come il più vecchio
del corso dei piccoli, io, non so per quale altra singolare
ragione (forse logistica organizzativa) fui messo come più
giovane del corso dei grandi.
Eh, nello stesso tempo che io arrivai solo a verde, lui
ottenne LA MARRONE !
Ma la cosa più curiosa era che se per caso facevamo tra noi,
regolarmente ne buscava più lui.
I grandi mi trattavano "bene", abbastanza, però in
allenamento quando ci scambiavamo i calci, beh, volenti o
nolenti, mi spostavano :-\
Lui invece si era abituato di più a proiettare i piccolini
qua e là, e imho era una marrone che non valeva un *******
faceva bene i katà e basta. Invece nel corso dei grandi i
katà li facevano il minimo possibile per non far saltare la ******* al naso al
maestro, poi appena possibile, volevano
proprio menare le mani. Io avevo sui 12-13 mi pare, la media
invece era 18-20 ... sono quei 6 anni che pesano come piombo.


> che ero una "fortissima" cintura gialla :-) alla Karate
> University in via Colonna a Milano circa 100 anni fa, e anzi
> adesso (non c'entra un ******* vorrei proprio sapere dove è
> finito il mio kimono (karategi) ******* vacca, vabbé.
> Sicuramente la mia ex-moglie, buttava via praticamente tutto
> ciò che non veniva usato dopo due-tre anni (io tendo a
> conservare tutto).
>
>> Una cosa che non molti sanno (o non la trovano intuitiva)
>> è incornare i
>> pugni non guantati con la fronte, vicino all'attaccatura
>> del cuoio
>> capelluto. Può essere più doloroso di una parata, e il
>> bernoccolo non lo
>> leva nessuno. In compenso l'attaccante ha ottime
>> probabilità di farsi
>> parecchio più male o fratturarsi o incrinarsi qualcosa. Il
>> frontale del
>> cranio è estremamente robusto e la pelle tesa sopra poco
>> irrorata.
>
> Si beh io sapevo di proiettili che non passavano l'osso
> frontale

si non è b*****issimo da rompere, è più spesso che altrove,
giustamente l'urto frontale è il più comune

> (ma non le armi moderne naturalmente) ma di parare
> i colpi con la zucca forse solo in un film di Telly Savalas
> mi pare, o forse era Yul Brinner, insomma parlava di un
> certo "uovo sodo", un combattente di strada che usava la
> zucca e sbaragliava tutti...

mmm beh, ti assicuro che non è una trovata da film, ci vuole
un po' di coraggio, e scegliere il colpo giusto da
incocciare. Ma se uno lo sceglie bene, ne busca giusto uno
forte. Poi l'altro quando ha la mano o il polso rotto,
subbbito non ha più tanta voglia di tirare altri pugni

>
>>
>>> in modo che l'energia dell'impatto non danneggi
>>> l'articolazione del polso. Le nocche di un karateka fanatico
>>> sono allenate per anni al makiwara, specie di punching-ball
>>> ma duro, per esempio fatto di legno ricoperto di corda di
>>> canapa intrecciata ecc. Dopo anni di questo allenamento le
>>> nocche sviluppano callosità estese e durissime.
>>
>> vero. Anche sulle tibie molti si allenano incocciando
>> ******* di bambu
>> fino ad avere una lamina tibiale frontale callosa simile a
>> un para stinchi.
>>
>
> Toh! Questa non la sapevo

è un allenamento specifico di kick-box, proprio perché
spesso si incrociano spazzata contro spazzata, tibia su
tibia, e chi ha l'osso più duro se la cava bene

>
>>> per ore, e le chitarre folk hanno corde di *acciaio*. Narra
>>> la storia che i primi karateka allenavano la punta delle
>>> dita per ore tutti i giorni nella sabbia, poi nella ghiaia e
>>> infine nel pietrisco, fino a ottenere delle estremità
>>> annerite e callose. La mano tesa sarebbe destinata a colpire
>>> le parti molli, tipo carotide, ascella, plesso solare. La
>>> leggenda dice che alcuni erano in grado di perforare la
>>> pelle ed afferrare le costole dell'avversario.
>>
>> ah ma dici di punta ! Eh mica facile
>>
>
> Sì ma infatti è leggenda.

beh il cuore no, ma credo che spappolarti la milza ci possa
stare tutto, se miri bene dove i muscoli si intersecano. La
milza è fatta di polpa molle, scoppia per un niente.

>
>>
>>> (tranne il "martello di ferro" di cui sopra,
>>> destinato quasi esclusivamente alla tempia).
>>
>> dici il pugno di taglio ? In combattimento lo vedevo usare
>> spesso su
>> avversario a terra, spesso alla testa. E' uno dei pochi
>> colpi sicuri al
>> cranio per chi lo sferra, perché non ti rompi le nocche,
>> ma fai
>> rimbombare ben bene il cervello dentro. E' come un colpo
>> coi guantoni
>> diciamo, senza guantoni
>
> Esattamente.
>>
>>> In queste
>>> condizioni l'impatto sulle nocche e sull'esterno della terza
>>> falange viene in parte assorbito dalle dita e in parte
>>> trasmesso all'osso dell'avambraccio (ulna o ra*****? mah).
>>
>> quelle resistono bene, normalmente cede più facilmente il
>> carpo, spesso
>> lo scafoide (su cui scarica il ra***** mi pare, la parte del
>> carpo che
>> trasmette all'ulna è molto più robusta, forse una remota
>> eredità
>> rettiliana da quadrupede, chi sa)
>>
>
> Eh Eh, lo sguardo fisso da rettile fa il paio con l'eredità
> rettiliana (just for fun).
>
>>
>>> Quindi anche colpi piuttosto forti non causano danni in
>>> queste condizioni "estreme". Ma c'è dell'altro.
>>> Noi pensiamo a un pugno "forte" come ad un pugno portato
>>> accompagnandolo con la massa del corpo,
>>
>> beh, è molto "penetrante". Ai fini dell'energia trasmessa
>> però è vero
>> che conta più la velocità che la massa coinvolta, perché
>> la dipendenza
>> dalla velocità è "quadratica", dalla massa è solo "lineare"
>
> Interessante considerazione, del resto bisogna tener conto
> del fatto che nella boxe si usano i guantoni, quindi i colpi
> sono attutiti e conta di più la massa che la velocità
> istantanea, ho il sospetto che (per motivi fisici che adesso
> non saprei concettualizzare) con i guantoni i colpi "a
> frusta" del Karate sarebbero praticamente innocui

innocui no, ma raramente ti stendono perché il guantone
toglie il danno locale, e se il colpo "sposta poco" non ti
fa rintronare il cervello. Cmq per punzecchiare, il jab è un
colpo non tanto differente, è dato tutto in elasticità, con
caricamento appena di spalla, o persino solo tricipite.

>
>>
>>> Nel Karate invece l'enfasi è posta sulla velocità del colpo
>>
>> si, sbilanciarsi è il modo perfetto per invitare
>> l'avversario a una
>> presa e proiettarti qua e là.
>
> Esatto, e importantissima quindi diventa la fase di richiamo
> del colpo, che deve essere quasi altrettanto veloce del
> colpo stesso. Questa è una cosa che non è stata detta: per
> lo più il praticante karateka tira colpi a vuoto.

anche i pugili. La gestione del colpo a vuoto è la classica
cosa che il principiante non sa fare, e si stanca subito o
come minimo si fa degli stiramenti. Non parliamo poi del
calcio a vuoto ! Se carichi un maygeri (frontale, teso) e
non ti accorgi del vuoto, potresti stirarti i legamenti, e
se hai sfiga anche danneggiare il menisco nel contraccolpo.

> Ma se tiri
> un *****ottone vero a vuoto probabilmente ti sloghi
> 'articolazione del gomito,

anche la spalla volentieri, nel gancio. Nel diretto si, il
rinculo nel gomito è pericoloso come quello sul menisco che
dicevo. I colpi diretti rimbalzano "comprimendo"
l'articolazione. I circolari tendono più a slogare.

> infatti non si tratta di un
> gancio, in cui i muscoli che muovono l'arto sono gambe,
> dorsali e spalla, ed il braccio rimane sostanzialmente
> irrigidito: si tratta di un colpo che parte dall'anca (e
> poggia sulle gambe), si trasmette a frusta lungo il tronco e
> poi irrigidisce spalla e dorsali mentre il braccio scatta in
> avanti come un cobra, ma guai se si estende al massimo, cioè
> se viene lasciato. Se c'è un ostacolo, questo ferma il
> colpo: ma se non c'è, ti stiri, punto.
>
>>
>>> e sul movimento quasi a frusta che si deve fare.
>>
>> Salvo quando si colpisce in avanzamento, sostanzialmente
>> il karateca
>> colpisce a baricentro fermo, e bilancia l'accelerazione di
>> un braccio
>> avanti con la brusca retrazione del braccio opposto
>> (questa manovra
>> converte il rinculo in una "coppia", una torsione :
>> infatti si colpisce
>> sempre con le gambe un po' divaricate e mai unite,
>> altrimenti ti avviti
>> con questa manovra)
>
> Altro punto importante, in effetti. Il rinculo di un fucile
> è un buon modo di visualizzare la cosa.
>
>>
>>> In pratica
>>> il colpo dovrebbe partire come un impulso istantaneo che
>>> aziona tutti i muscoli contemporaneamente, e che dura una
>>
>> nella torsione i muscoli di appoggio di base sono
>> praticamente tutti i
>> muscoli stabilizzatori della bassa schiena e addominali,
>> specie i
>> trasversi, e cmq le fibre incrociate che si oppongono
>> all'annodamento
>> del ventre.
>
> Infatti il colpo (nel pugno dritto) parte dall'anca, che è
> il nostro baricentro. Nello stile Shotokan, che non è lo
> "stile Shotokan" di cui si parla sui libri di storia del
> Karate, sto riferendomi semplicemente al fatto che le scuole
> italiane prediligono posizioni basse e per lo più si rifanno
> a questo "stile",

con enorme fantasia, il mio "club" si chiamava ... Shotokan
! Ma era fine anni 70, era una parola magico-mistica allora


> ammesso che parlare di "stili" abbia un
> qualche senso, quindi si tiene il baricentro il più basso
> possibile e le gambe divaricatissime e piegate, a sostegno.
> Si perde in agilità ma si guadagna in potenza.

Si, nei katà si avevano in effetti aspetti estetici molto
pronunciati (però più faticosi). Nell'allenamento reale le
gambe si staccavano di norma poco più delle spalle nella
guardia base, molleggiando sul piede arretrato.

> Ci sono
> "stili" più dinamici in cui si tiene il baricentro più alto
> e non si esaspera questa faccenda del baricentro

tenerlo basso costa energia e si stancano le cosce per niente.

> basso/potenza per avere maggiore mobilità. Poi naturalmente
> è un gran ******* ci sono gli stili storicamente definiti e
> quello che si potrebbe definire pratica corrente e va beh.
>>
>>> frazione di secondo. Non appena il pugno parte tutti i
>>> muscoli dovrebbero rilassarsi, la sensazione è che il pugno
>>> parta da sè, con una silenziosa esplosione adrenalinica.
>>> Così se proprio la tavoletta di legno non si rompe anche il
>>> pugno rimbalza indietro senza grossi danni. Questa la
>>> teoria.
>>
>> il buon rompitore di legno ha una grandissima precisione
>> nel calcolare
>> la ******* massima prima che l'arto rimbalzi a sé (sa
>> infatti anche
>> frustare l'aria a vuoto, cosa non facile). Impostando una
>> velocità di
>> ******* di appena pochi cm o meno, le probabilità di
>> rimbalzo
>> aumentano. Se invece uno a priori mira a un punto molto
>> oltre la
>> superficie della tavoletta inflessa, qualora non si rompa,
>> allora sono
>> ******* Non dico che si arrivi a colpire a braccio già
>> disteso, ma quasi.
>>
>
> Esattissimo, infatti fondamentale è (in base all'idea del
> richiamo del colpo), "fin dove arrivi", cioè quando inizi la
> fase di richiamo, prima di slogarti il gomito. Quando tirai
> la sventola al pentolino non pensavo minimamente di
> trapassarlo: impossibile. Il braccio semidisteso doveva
> arrivare al massimo alla superficie del pentolino +- un
> centimetro, tanto per dire. Ebbi la precisa sensazione di un
> "bang", vennero a vedere che ******* era successo, ma il mio
> colpo era rimbalzato senza danni, non avevo minimamente
> cercato di estendere il braccio al massimo. Veramente non
> saprei come spiegarlo per benino insomma, ma l'effetto fu
> pentolino ammaccato, nessun danno alle articolazioni, e
> grande meraviglia degli astanti accorsi al baccano. Un atemi
> "perfetto". Tra l'altro quel pentolino potrebbe anche essere
> ancora in giro e mi riprometto di riguardarlo se lo trovo,
> magari nella memoria ho ingigantito qualcosa, ma non era un
> pentolino fasullo di quelli "da arredamento", era stagnato e
> con diametro di 20 cm, una casseruolina per la precisione,
> da cucina e quindi probabilmente 0.5 o 0.7 di buon rame.
>
>>
>> eh, è sempre molto più difficile spianare le gobbe che non
>> imbutire una
>> lamiera liscia.
>
> :-) vale anche nella vita...
>
>> Io un'esperienza veramente brutta l'ho avuta tentando di
>> rompere (col
>> pugno a martello, in teoria sicuro) un pi*****etto levato
>> ad un treno,
>> quelli a ribaltina. Aveva tutto attorno un infisso (a T !)
>> che pareva
>> fatto in gomma, invece poi lo scoprii di alluminio.
>> Inoltre, dato che
>> era leggero, avevo pensato che fosse di tamburato o
>> simile, ma poi si
>> rivelò essere, sotto la formica, di un buon compensato. Mi
>> è venuta la
>> mano viola e con un bozzo sul taglio grosso come un
>> limone, ma troppo
>> profondo da siringarlo. Dieci giorni di dolori.
>
> LOL :-D questa è da antologia. Non ti racconto di altri miei
> esperimenti perché ci siamo capiti.
>
>>> Mah, questo non lo so. Normalmente si comincia con una
>>> assicella di legno per le cassette della frutta (facile),
>>
>> non è il massimo della qualità, in effetti, salvo i
>> quattro montanti
>> (che devono essere impilabili). E' spesso legno abbastanza
>> scadente che
>> non si può usare per molto altro
>
> Eh ma c'è cassetta e cassetta. Quelle che dico io hanno
> assicelle decenti, ma ce ne sono fatte di una specie di
> sfogliatella di legno, tipo carta... io intendo quelle
> assicelle spesse un paio di millimetri, insomma. Non so che
> legno sia ma si spezza con un bel crac...
>
>>
>> Prova a spezzare del vimine non secco ... anche un solo
>> bastoncello a
>> volte fa parecchi capricci. Anche il pino (non la tavola,
>> ma il ramo
>> intero, anche piccolo) è tostarello.
>>
> Sul pino ho una bruttissima esperienza, non era stagionato.
> E' flessibile ma resistentissimo, strappo muscolare tentando
> di spezzarlo a forza bruta, dolori lancinanti, oppioidi, da
> allora solo con la ******* possibilmente elettrica. In compenso
> da' ottimi fumi per grigliate...
>

non a caso pino e abete sono prìncipi nelle costruzioni,
proprio ossatura di tetti, travi, pilastri. Se fossero
fragili, andrebbero bene al massimo per i cassetti o i
mobili. Tra l'altro si chiodano pure molto bene senza
rompersi, è legno morbido.

>>
>>> Altro grande classico per gli atemi è il
>>> manico di *****. Uno famoso consiste nel fissare due spilli
>>> alle estremità, e poggiare gli spilli su due bicchieri. Ora
>>> si deve spezzare il legno senza rompere i bicchieri.
>>
>> mamma mia ... ci vuole una velocità supersonica, perché il
>> bastone è
>> leggero, non è che abbia quella enorme inerzia (tipo, che
>> so, farsi
>> rompere una pila di mattoni sulla schiena a martellate)
>
> Mmm è roba degli anni 70, i manici di ***** erano diversi,
> pesantucci, ricordo che, bicchieri a parte, spezzarli con un
> colpo non era mica difficile. Oggi non so che legno si usi
> ma è leggerissimo e flessibile, non mi fiderei per niente a
> fare lo stesso.

forse erano legni duri, boh. Oggi si usa quello che,
costando poco, si spezza meno facilmente.

>
>>
>> Ah, non c'entra niente, ma un colpo che mi viene
>> discretamente agevole,
>> è quello con la punta del gomito, però non calato
>> dall'alto in asso
>> (colpendo con l'omero), ma dal basso in avanti, colpendo
>> con lo spuntone
>> dell'avambraccio (è quindi molto goffo e con poca
>> estensione), però ho
>> uno spuntone che in un punto è quasi insensibile, ho anche
>> il vizio di
>> mangiare poggiando col taglio dell'ulna poggiato contro lo
>> spigolo del
>> tavolo, e ho dei grossi calli involontari, è un'abitudine,
>> non è una
>> cosa ricercata per scopi particolari. Sto comodo così ...
>> però essendo
>> da sempre così e facendolo tutti i giorni, credo di avere
>> l'osso
>> ispessito lì. Cmq è un colpo poco utile, rischi di darti
>> un pugno in
>> faccia da solo !
>
> Ah! Ah! Infatti! Troppo divertente (Il Maestro Jigoro Kano
> ha elaborato un colpo MOLTO EFFICACE ma solo i Maestri dal
> 5° dan in poi lo possono praticare per il rischio di
> mettersi KO da soli...) LOL
>
> Io avevo l'abitudine di poggiarmi (in piedi) sulle scrivanie
> con le nocche: e beh UNA nocca ha reagito male e ha creato
> una mostruosità callosa, poi ho trovato in farmacia una cosa
> che scioglie le callosità, ho smesso l'abitudine e la cosa è
> rientrata...
>
>> P.S. visto che ti piace cimentarti con gli EDS ... hai mai
>> pensato a un
>> pezzo scritto al futuro ? LOL :) Che non somigli troppo a
>> un manifesto
>> elettorale obv.
>
> Ah! ah! Dato che colgo l'ironia della sfida impossibile non
> abbocco,

si era solo blandamente provocatoria, non mi piacciono i
vincoli tra l'altro

> ma ******* mi hai fatto venire un'idea. Uno che si
> sveglia e pensa solo al futuro... Urca, se riesco lo scrivo
> e lo posto. Ovviamente è un tema SF.

mah ... attento a non plagiare. Rasenti pericolosamente la
storia della mia vita. Anzi no, penso rigorosamente solo al
futuro e al passato. E' come se per me il presente non
esistesse, sono anti-epicureo

>
> Dan
>


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1) Resistere, resistere, resistere.
2) Se tutti pagano le tasse, le tasse le pagano tutti
Soviet_Mario - (aka Gatto_Vizzato)


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