Scritti inediti e consigli per gli autori
 

Non cado mai

Soviet_Mario 21 Dic 2016 02:18
Intro : chiedo venia per refusi, errori, inconsistenze :
vedasi il disclaimer finale

***

Prologo
Correva l'anno 1998, ma un lustro prima, era corso il 1993.
Sull'allora Rai 3 Serena Dandini conduceva Tunnel, ove, tra
gli altri, si esibivano i comici genovesi Olcese e
Margiotta, nelle parti di Rino e Pino.
Costoro interloquivano con dialoghi minimalisti come il
seguente.
R/P : "Hai detto a me ? Ehi amico, hai detto a me ?".
P/R : "Si !"
R/P : *******
P/R : "Fottiti".

Margiotta in particolare, pronunciava la prima domanda con
voce gutturale, rauca, sottolineata da una gestualità
mediterranea enfatizzata sino al grottesco, indicando sé
stesso con ampi gesti plateali e pacchiani.
Io lo imitavo volentieri, straordinariamente bene, per
quanto forse Tunnel fosse una trasmissione di non amplissima
audience e quindi non necessariamente l'imitazione risultava
facilmente riconoscibile (questo, col senno di poi, se non
altro).
Del resto imitavo persino meglio il Gabibbo, ma questo, pur
essendo riconoscibilissimo, non c'entra una beneamata m.

/Prologo

***

Il 1998 era un anno di aspettative ancora non del tutto
frustrate, un anno di stasi pur con molte cose in movimento.
Facevo una vita faticosissima, pendolaro in due città
contemporaneamente, talvolta nella stessa giornata. Ero al
secondo anno di dottorato, ma stavo lavorando al piano B di
salvataggio, e di conseguenza avevo anche accettato una
supplenza parziale, patteggiando la rinuncia alla borsa di
stu***** col fatto che il coordinatore non fosse
eccessivamente fiscale con la presenza in dipartimento. Se
chiuse un occhio, era perché, citando Poletti, non avrebbe
rimpianto un potenziale candidato che si levasse dai ******* rinunciando a
complicare i concorsi altrui.
L'ideale si sa, è il bando ad personam, e il più sicuro è
quello senza concorrenti che si presentino. Quella supplenza
sembrava (e in effetti lo fu) la exit strategy per non
cadere proprio sul deretano. Ma divago.
Il punto saliente era il fatto di mangiare e studiare in
treno, e fare due lavori contemporaneamente per un paio di
anni almeno. A trentanni per qualche tempo si regge.

In mensa, quando potevo andare, ho spesso sempre mangiato da
solo. Più precisamente spesso iniziavo da solo (talvolta in
compagnia), ma invariabilmente terminavo da solo perché ero
lento, il più lento, evidentemente oltre i limiti di
sopportazione altrui. Non me ne fotteva un ******* : a me
piace mangiare da solo. Inoltre leggevo o scrivevo, nel
frattempo e avevo la testa tra le nuvole.

Ah, si ... la città è la Genova di fine anni 90,
pre-millennial, e la mensa in questione, posto che ancora
esista, era annessa alla Casa dello Studente di Viale
non-me-lo-ricordo : non la mensa del San Martino né quella
di Valletta Puggia (via Dodecaneso), quella sul corso
principale, che mi sovverrà certamente dopo aver postato
inesorabilmente.
Si mangiava male, ma per poco. Con la tessera di dottorando
mangiavo al prezzo della terza fascia.
Allora ero "solo" vegetariano, non ancora vegano, ma in
quella mensa faceva poca differenza, anzi invero nessuna.
C'era poca roba da scegliere, ma sopravvivevo lo stesso.

---inciso---
per chi mi detesta, anche solo epidermicamente, il finale di
questa storia sarà una soddisfazione : bene se la goda pure.
MA fino a un certo punto, poiché a me num me ne fott
proprio. Per i (pochi) estimatori, forse suonerà triste. Ma
la realtà non è per forza a lieto fine. E' quella che è.
L'unica consolazione, o forse la beffa suprema, è che se
potessi riavere ancora, e più volte le stesse carte, non
saprei rigiocarmele bene e perderei la mano lo stesso.
Sicché c'è del bene nell'implacabile freccia del tempo.
---fine inciso---


La prima volta che la vidi, la prima di poche volte
distribuite nell'arco di molti mesi, pensai che fosse la
materializzazione in carne ed ossa di Lady Oscar Françoise
de Jairjaix (personaggio apocrifo della matita di Ryoko
Ikeda, mandato in onda prima del 1985).
Io avevo sempre amato Lady Oscar, sin dalla prima volta che
vidi l'"anime", da diciassettenne. In effetti non mi è
ancora esattamente indifferente a 50 anni, e ho rimaneggiato
ed inserito varianti di quel personaggio praticamente in
tutti i libri che ho scritto in seguito (all'epoca lavoravo
al primo, o al secondo, o entrambi).

Non mi appassionano le discussioni e i distinguo tra cotte,
innamoramenti, amori etc, sono assolutamente superficiale,
istintivo e animale in quell'ambito almeno quanto sono
razionale nel resto.
Ho una mia idea delle cotte che si basa sul
pattern-matching, come il riconoscimento dei volti.
Credo che ognuno abbia in testa una costellazione di
"features", di tratti (somatici e caratteriali, inclusa
gestualità e posture), di caratteristiche astratte
distillate da varie persone diverse che si cristallizzano
come unità fondamentali in memoria. E sulla base di quelle
ci si formano immagini mentali idealizzate su cui si
riscontrano le persone reali. Oppure non so se sia una cosa
comune, ma io funziono così, e non posso che funzionare così.
Il mio background è stato in parte forgiato dal canone
estetico "Elfico" del Signore degli Anelli, mescolato con
frammenti disneyani e più metal-dark : ad es. figure tipo la
taciturna guerriera Taarna la Tarakiana (Heavy Metal, Ivan
Reitman, 1980), e l'ancor più oscura Lady Death, figlia di
Lucifer.

Siccome non so come si chiamasse, né l'ho mai scoperto, la
chiamerò Lady Oscar.
Ha fatto saltare istantaneamente tutti i trigger : i sensori
che controllano le vie di accesso alla corazza, normalmente
poco permeabili. Ho potuto guardarla bene perché ero
invisibile (nel senso che probabilmente non attivavo nessuno
dei suoi). Era come se mi avessero strappato le immagini
mitiche direttamente dalla scatola cranica, con tecnologia
aliena, per ricostruirla.

Non ho idea di che carattere avesse, ma "gentilmente" si
prestava inconsapevolmente a qualsiasi proiezione.

Dapprima mi colpirono i tratti esteriori fisici, come è
inevitabile che accada.
Era pallida, alta e bionda, algida come una fata; snella,
pur con il ******* impercettibilmente abbondante.
Non vado pazzo per il ******* abbondante, in realtà, ma nel suo
caso non era una nota negativa, anzi era più "umanizzante",
la rendeva meno remota e siderale, un palmo più prossima di
una fredda stella lontana, probabilmente indice di essere
molto stu*****sa. Che fosse stu*****sa pensai di poterlo intuire
anche dal fatto che non sembrava particolarmente ginnica e
atletica : era naturalmente snella come si addice a una
fata, non "costruita".

Non so se fosse timida, ma la vedevo sempre fare coda da
sola, nei momenti di bassa affluenza. Andava in mensa
tardissimo, e se non ricordo male, non mangiava chissà che.
Il destino voleva che arrivasse sempre DOPO, e le regole
delle code non sono molto flessibili.

Ho dimenticato di dire che aveva gli occhi blu, non un
azzurro slavato, ma carico, profondo, come zaffiri notturni.
Non li ho potuti guardare molte volte, ma quando è capitato,
è stato a lungo.
La cosa è strana, normalmente detesto guardare le persone
negli occhi ed ancora più essere guardato negli occhi. Fisso
solo i felini (so che da loro fasti***** a volte, ma me lo
perdonano, perché li amo, e guardandoli glielo comunico).
Quelle volte, ho fissato a lungo gli occhi blu di Lady
Oscar, perdendo la nozione esatta del tempo, dimenticando
persino l'imbarazzo di venire intercettato.
La cosa non accadeva : non ho mai realmente compreso se
fosse inconsapevole di venire osservata con tanta
concentrazione, in contemplazione estatica.
Era facilmente soprappensiero, ma forse non era solo ciò.
Se fingeva di non accorgersi di quegli scanner ad alta
risoluzione, devo ammettere che lo faceva con una tale
disarmante naturalezza da sembrare assolutamente autentica.
Forse dopotutto non se ne intagliava ...
O se non se ne curava, la sua indifferenza aveva una purezza
neutra sconcertante, né fasti*****, né autocompiacimento,
nulla, una vaga sbadatezza noncurante ...
Oppure, come ho già scritto, si trattava della mia cappa di
invisibilità totale.

La indicai a qualche amica del treno, ma erano poco più che
matricole e non conoscevano Lady Oscar (che secondo me
poteva spaziare tra i 24 e i 26, quindi essere a ridosso di
laurea, o forse una dottoranda in anticipo sulla media).
Il fatto che fosse sempre da sola non agevolava il carpire
dati. Mi immaginavo, non so perché, che potesse essere di
Economia (elegante, distaccata) o Architettura, o al massimo
di Giurisprudenza.
Il fatto che fosse solitaria, lei, così bella, mi suonava
strano davvero, ma mi attirano le persone insolite, quindi
pioveva sul bagnato.

Una volta in treno chiesi a Monica di indagare. La vedevo
abbastanza spesso, con lei ci parlavo senza problemi, veniva
dalla mia stessa facoltà e la consideravo un po' una
pivella. Parecchio tempo dopo, ebbi l'occasione di fare un
viaggio con la mia ex, e mi fece notare che Monica mi stava
abbastanza dietro, e che non notavo un ******* al solito.
Alla mia indispettita replica che si sbagliava, e che era
anche fidanzata, sottolineò che non capivo un ******* anche.
Non so. Ad ogni modo, non credo che ci sia stato dolo sul
fatto di non avermi saputo aiutare a reperire informazioni
sulla fata bionda. Non era del suo giro e stop, bando alle
dietrologie.
Di Monica non mi sarei nemmeno ricordato, se non mi fossi
messo a scrivere di Lady Oscar, scavando attorno alle cose
che la riguardarono come un archeologo attorno a una
reliquia. Non ricordo se fosse bella o meno. Tanto all'epoca
non l'avrei notato. Aveva un negozio di famiglia, tra Ronco
e Serravalle Scrivia. Spero che la vita le abbia sorriso, a
prescindere.

***

Il mio primo, involontario, e impreparato contatto con LAdy
Oscar fu brevissimo, nondimeno devastante e distruttivo
nella sua fugacità.
Ricollegandomi al preambolo, a me è sempre piaciuta molto la
satira, la respiravo, la masticavo e la sputavo
regolarmente, caustico e pungente. Ebbene, a mia insaputa,
un giorno Lady Oscar, eterea, raffinata e trasognata, capitò
in coda DIETRO di me, per un'unica, fottuta volta.
Ma non la vidi se non fino ai distributori. A quel punto
stavo allungando una mano verso un piatto (di cosa no so, ho
Freudianamente rimosso il dettaglio), e con una voce
flautata mi sentii dire dietro la schiena, b*****mente : "Oh,
la prendi tu ?". Ci eravamo quasi incrociati, inavvertitamente.
Mi girai e lo stupore di averla davanti (com'era alta, tra
l'altro !) mi destabilizzò. Ma, totalmente fuori luogo,
gesticolando come il Margiotta di Rino e Pino (Tunnel,
1983), non trovai di meglio che dire, con voce rauca e
gutturale, artefatta : "Ehi amico, hai detto a me ?".
Lady Oscar scattò indietro intimorita, controllata ma
spaventata e distolse lo sguardo, in cui lessi : 'E' pazzo
e/o strano !'.
Mi girai rigido come una statua di sale, con espressione
agghiacciata e di stupore per quanto me la fossi giocava male.
'Evidentemente non conosce i due Pinoli ! ******* !'. Mi
dissi. Ma mi era uscita prima che potessi pensare a frasi
adatte a una fata. Avevo ancora in ******* i colpi normali
della vita quotidiana.
Lasciò accumulare ritardo. Si dileguò. E a testa bassa non
tentai di rabberciare il disastro.

Non solo.
Cominciai a vederla anche meno (ma non a causa mia), e mi
feci l'idea che si fosse laureata. Poi quasi più.

Bruciava assai, anche se avevo poco tempo per pensarci, e
cmq mi ripetevo che tanto non avevo perso niente, non mi ero
giocato nulla, perché quella era di una cilindrata
superiore, e non ero mai stato in gioco con lei.
Ad ogni modo, a prescindere, avrei voluto poter cancellare
quella grottesca sparata comica così fuori luogo.
Una frase gentile invece ... "Ma no, la prenda lei
signorina, prego !".
E invece : "Ehi amico, hai detto a me ?". Gesù !

Dopo parecchio la rividi di nuovo.

Fu la prima e sola volta che meritai il suo (e diffuso)
esame, perché rovistavo negli avanzi delle braciole altrui
sul nastro trasportatore e li mettevo in un sacco.
Ora, oggettivamente, non credo che alcuno sano di mente
potesse anche solo ipotizzare che prendessi pezzi di carne
da piatti altrui per me stesso, a prescindere dal non sapere
che sono vegano. Tuttavia, pare che la gente non abbia
grande immaginazione. O forse nessuno sapeva che c'era una
colonia felina di randagi nella salita San Martino. O
infine, a quasi nessuno tranne me, fotteva un ******* a
sufficienza da rovistare nello schifo di nastro.

Mi guardava da lontano con un vago senso d'orrore e ribrezzo.
Fu l'unica volta che le sorrisi, ma non era un sorriso
amabile, ma sprezzante, come a dire : "'Mbe ? Che ******* vuoi
? Che hai da guardare ? Si, sto frugando nell'immondizia,
hai qualche problema ?".
Perché nessuno, nemmeno una Fata Bionda, deve ficcare il
naso tra me e i gatti. Essi sono 'a parte'.
E scossi il capo, e continuai a scuoterlo disgustato nel
mentre che arpionavo mezze braciole avanzate, pensando agli
spelacchiati mingherlini di salita San Martino, che vivevano
in un angolo fetido di una città fetida.

Passò altro tempo, parecchio credo. A sufficienza da far
sfumare quell'episo***** di incomprensione, a cui peraltro ero
abituato e immunizzato.

Poi la rividi mentre stavo andando a portare il mio vassoio
vuoto al nastro trasportatore (era estate, NdR). Io non
avanzo mai niente, oltre a non cadere mai (come dice il
titolo), piuttosto scoppio ma non butto cibo, è qualcosa che
mi risulta insopportabile, nemmeno per le più trite
considerazioni razionali, no è istintivo, qualcosa di
interiorizzato da non doverci pensare : il cibo non si butta
mai. Punto, è un dogma. A meno che non faccia schifo, è
chiaro, ma sono prudente nell'av*****armi in cose
incognite, e di norma finisco anche quelle salvo rammentare
di non farlo mai più.

Ebbene, rallentai il passo arrovellandomi su cosa avrei
potuto dire, se fare un cenno di saluto o meno, rimuginando
sul fatto di non avere nessun motivo plausibile per
fermarmi, non invitato, sconosciuto, al suo tavolo. Chissà
perché era sempre sola, tra l'altro ...

Ma accadde l'inaudito, impossibile.
Per nessuna ragione particolare caddi in avanti, disteso,
nel corridoio tra le ******* di sedie, con un baccano enorme
del vassoio e tintinnare di posate che volavano.
Non ha senso, perché non cado nemmeno pattinando su
ghiaccio, ho montato una torre di ponteggi di nove metri
stando in piedi sulle stanghe di ferro dei tubi innocenti,
non ho un equilibrio 'umano', credo di essermi felinizzato.
Eppure praticamente all'altezza della sua sedia, mi sono
inciampato su me stesso assurdamente e ho rovesciato tutto.
Per fortuna che lucido i piatti, se no oltre alla beffa ci
sarebbe stato il danno di lordarmi di avanzi.

Non ho nemmeno osato girare la testa a guardarla, mi sono
rialzato, rattrappito d'orrore (pur non essendomi fatto
niente, ero raggelato dalla seconda figura raccapricciante,
e stupefatto), e sono strisciato via, aggobbito. Mi veniva
quasi da ridere, perché pareva il frutto di una regia surreale.
Ad ogni modo, era successo. A volte la racconto
(dilungandomi meno) per riderci sopra.
Non ero ancora uscito dalla mensa, che già pensavo a Lady
Oscar al passato, sia pure con rimpianto.

***

La memoria di lei ha un lungo buco, di 1 anno almeno, forse
di più.

***

In seguito mi capitò di vederla, e la cosa più bizzarra, fu
lo scoprire che non era né ligure o di Genova, come avevo
supposto. Invece, curiosamente, abitava nella mia stessa
città natale. Non l'avevo mai vista, ma io non uscivo quasi
lì, e per i vari lavori stavo o a Genova o a Casale
Monferrato, o altrove.

Pur avendo il viaggio da fare, eravamo entrambi con amici, e
cmq non avevo nessun motivo (o speranza) di tentare di
infiltrarmi nella cerchia dei suoi. Non ricordava di sicuro
del tipo strano che le era capitombolato davanti in mensa
tempo prima.

E' stata la prima e unica persona che ho seguito (nel senso
letterale di pedinato" in vita mia, seppure senza altro
scopo concreto di sperare di vederla. E tale resterà, tra
l'altro.

Altro tempo dopo, non so esattamente quanto, mi capitò di
incontrarla nell'ufficio di un grosso negozio (o brico, o
ferramenta o edilizia, per informazioni). Era sempre bella,
ma non mi faceva più esattamente lo stesso effetto
catastrofico. Inoltre mi dava l'ineffabile sensazione di
"essersi sistemata", di avere una vita ordinata,
strutturata, di essere anche inquadrata come segretaria, e
boh, persino meno permeabile di come allora mi fosse parsa
irraggiunbile. La sensazione che non sarei più stato
soltanto io ad essere invisibile e inadeguato, ma che al di
là della sua biondezza, della sua pelle lunare, in realtà
non avremmo mai avuto niente di che parlare o da spartire.
Sicché la goffa storia di Lady Oscar è stata mandata in
soffitta a prendere polvere come ricordo 'inattivo', uno tra
i tanti "non performing memories".

Come si chiamasse, forse non l'ho mai scoperto ... o se si,
me lo sono dimenticato. Forse per il pensiero di non avere
niente da rimpiangere. Se mi ricapitasse, me la giocherei
altrettanto male o molto probabilmente persino peggio.

***

Disclaimer:

E' tardi, non ho voglia di rileggere, e chiedendo venia ai
minuziosi cesellatori e ai cultori della forma, la butto nel
mare della rete come una bottiglia in mare, appena
rigurgitata dopo un bel numero di annetti. Quasi venti. Ma
sono soddisfatto, perché iniziando a scrivere pensavo di
ricordare molto meno, poi una volta avviata la procedura di
recupero dati silenti, la concatenazione dei cluster persi,
alla fine ho racimolato una discreta percentuale.
In effetti ho sempre e solo scritto qui per aiutare me
stesso a non dimenticare, per mettere alcuni frammenti di
ricordi in un posto distinto dalla mia sfera di controllo.




--
1) Resistere, resistere, resistere.
2) Se tutti pagano le tasse, le tasse le pagano tutti
Soviet_Mario - (aka Gatto_Vizzato)


---
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hastridmodifica 21 Dic 2016 22:54
Il giorno mercoledì 21 dicembre 2016 02:18:15 UTC+1, Soviet_Mario ha scritto:
> Intro : chiedo venia per refusi, errori, inconsistenze :
> vedasi il disclaimer finale
>
> ***
>
> Prologo
> Correva l'anno 1998, ma un lustro prima, era corso il 1993.
> Sull'allora Rai 3 Serena Dandini conduceva Tunnel, ove, tra
> gli altri, si esibivano i comici genovesi Olcese e
> Margiotta, nelle parti di Rino e Pino.
> Costoro interloquivano con dialoghi minimalisti come il
> seguente.
> R/P : "Hai detto a me ? Ehi amico, hai detto a me ?".
> P/R : "Si !"
> R/P : *******
> P/R : "Fottiti".
>
> Margiotta in particolare, pronunciava la prima domanda con
> voce gutturale, rauca, sottolineata da una gestualità
> mediterranea enfatizzata sino al grottesco, indicando sé
> stesso con ampi gesti plateali e pacchiani.
> Io lo imitavo volentieri, straordinariamente bene, per
> quanto forse Tunnel fosse una trasmissione di non amplissima
> audience e quindi non necessariamente l'imitazione risultava
> facilmente riconoscibile (questo, col senno di poi, se non
> altro).
> Del resto imitavo persino meglio il Gabibbo, ma questo, pur
> essendo riconoscibilissimo, non c'entra una beneamata m.
>
> /Prologo
>
> ***
>
> Il 1998 era un anno di aspettative ancora non del tutto
> frustrate, un anno di stasi pur con molte cose in movimento.
> Facevo una vita faticosissima, pendolaro in due città
> contemporaneamente, talvolta nella stessa giornata. Ero al
> secondo anno di dottorato, ma stavo lavorando al piano B di
> salvataggio, e di conseguenza avevo anche accettato una
> supplenza parziale, patteggiando la rinuncia alla borsa di
> stu***** col fatto che il coordinatore non fosse
> eccessivamente fiscale con la presenza in dipartimento. Se
> chiuse un occhio, era perché, citando Poletti, non avrebbe
> rimpianto un potenziale candidato che si levasse dai
> ******* rinunciando a complicare i concorsi altrui.
> L'ideale si sa, è il bando ad personam, e il più sicuro è
> quello senza concorrenti che si presentino. Quella supplenza
> sembrava (e in effetti lo fu) la exit strategy per non
> cadere proprio sul deretano. Ma divago.
> Il punto saliente era il fatto di mangiare e studiare in
> treno, e fare due lavori contemporaneamente per un paio di
> anni almeno. A trentanni per qualche tempo si regge.
>
> In mensa, quando potevo andare, ho spesso sempre mangiato da
> solo. Più precisamente spesso iniziavo da solo (talvolta in
> compagnia), ma invariabilmente terminavo da solo perché ero
> lento, il più lento, evidentemente oltre i limiti di
> sopportazione altrui. Non me ne fotteva un ******* : a me
> piace mangiare da solo. Inoltre leggevo o scrivevo, nel
> frattempo e avevo la testa tra le nuvole.
>
> Ah, si ... la città è la Genova di fine anni 90,
> pre-millennial, e la mensa in questione, posto che ancora
> esista, era annessa alla Casa dello Studente di Viale
> non-me-lo-ricordo : non la mensa del San Martino né quella
> di Valletta Puggia (via Dodecaneso), quella sul corso
> principale, che mi sovverrà certamente dopo aver postato
> inesorabilmente.
> Si mangiava male, ma per poco. Con la tessera di dottorando
> mangiavo al prezzo della terza fascia.
> Allora ero "solo" vegetariano, non ancora vegano, ma in
> quella mensa faceva poca differenza, anzi invero nessuna.
> C'era poca roba da scegliere, ma sopravvivevo lo stesso.
>
> ---inciso---
> per chi mi detesta, anche solo epidermicamente, il finale di
> questa storia sarà una soddisfazione : bene se la goda pure.
> MA fino a un certo punto, poiché a me num me ne fott
> proprio. Per i (pochi) estimatori, forse suonerà triste. Ma
> la realtà non è per forza a lieto fine. E' quella che è.
> L'unica consolazione, o forse la beffa suprema, è che se
> potessi riavere ancora, e più volte le stesse carte, non
> saprei rigiocarmele bene e perderei la mano lo stesso.
> Sicché c'è del bene nell'implacabile freccia del tempo.
> ---fine inciso---
>
>
> La prima volta che la vidi, la prima di poche volte
> distribuite nell'arco di molti mesi, pensai che fosse la
> materializzazione in carne ed ossa di Lady Oscar Françoise
> de Jairjaix (personaggio apocrifo della matita di Ryoko
> Ikeda, mandato in onda prima del 1985).
> Io avevo sempre amato Lady Oscar, sin dalla prima volta che
> vidi l'"anime", da diciassettenne. In effetti non mi è
> ancora esattamente indifferente a 50 anni, e ho rimaneggiato
> ed inserito varianti di quel personaggio praticamente in
> tutti i libri che ho scritto in seguito (all'epoca lavoravo
> al primo, o al secondo, o entrambi).
>
> Non mi appassionano le discussioni e i distinguo tra cotte,
> innamoramenti, amori etc, sono assolutamente superficiale,
> istintivo e animale in quell'ambito almeno quanto sono
> razionale nel resto.
> Ho una mia idea delle cotte che si basa sul
> pattern-matching, come il riconoscimento dei volti.
> Credo che ognuno abbia in testa una costellazione di
> "features", di tratti (somatici e caratteriali, inclusa
> gestualità e posture), di caratteristiche astratte
> distillate da varie persone diverse che si cristallizzano
> come unità fondamentali in memoria. E sulla base di quelle
> ci si formano immagini mentali idealizzate su cui si
> riscontrano le persone reali. Oppure non so se sia una cosa
> comune, ma io funziono così, e non posso che funzionare così.
> Il mio background è stato in parte forgiato dal canone
> estetico "Elfico" del Signore degli Anelli, mescolato con
> frammenti disneyani e più metal-dark : ad es. figure tipo la
> taciturna guerriera Taarna la Tarakiana (Heavy Metal, Ivan
> Reitman, 1980), e l'ancor più oscura Lady Death, figlia di
> Lucifer.
>
> Siccome non so come si chiamasse, né l'ho mai scoperto, la
> chiamerò Lady Oscar.
> Ha fatto saltare istantaneamente tutti i trigger : i sensori
> che controllano le vie di accesso alla corazza, normalmente
> poco permeabili. Ho potuto guardarla bene perché ero
> invisibile (nel senso che probabilmente non attivavo nessuno
> dei suoi). Era come se mi avessero strappato le immagini
> mitiche direttamente dalla scatola cranica, con tecnologia
> aliena, per ricostruirla.
>
> Non ho idea di che carattere avesse, ma "gentilmente" si
> prestava inconsapevolmente a qualsiasi proiezione.
>
> Dapprima mi colpirono i tratti esteriori fisici, come è
> inevitabile che accada.
> Era pallida, alta e bionda, algida come una fata; snella,
> pur con il ******* impercettibilmente abbondante.
> Non vado pazzo per il ******* abbondante, in realtà, ma nel suo
> caso non era una nota negativa, anzi era più "umanizzante",
> la rendeva meno remota e siderale, un palmo più prossima di
> una fredda stella lontana, probabilmente indice di essere
> molto stu*****sa. Che fosse stu*****sa pensai di poterlo intuire
> anche dal fatto che non sembrava particolarmente ginnica e
> atletica : era naturalmente snella come si addice a una
> fata, non "costruita".
>
> Non so se fosse timida, ma la vedevo sempre fare coda da
> sola, nei momenti di bassa affluenza. Andava in mensa
> tardissimo, e se non ricordo male, non mangiava chissà che.
> Il destino voleva che arrivasse sempre DOPO, e le regole
> delle code non sono molto flessibili.
>
> Ho dimenticato di dire che aveva gli occhi blu, non un
> azzurro slavato, ma carico, profondo, come zaffiri notturni.
> Non li ho potuti guardare molte volte, ma quando è capitato,
> è stato a lungo.
> La cosa è strana, normalmente detesto guardare le persone
> negli occhi ed ancora più essere guardato negli occhi. Fisso
> solo i felini (so che da loro fasti***** a volte, ma me lo
> perdonano, perché li amo, e guardandoli glielo comunico).
> Quelle volte, ho fissato a lungo gli occhi blu di Lady
> Oscar, perdendo la nozione esatta del tempo, dimenticando
> persino l'imbarazzo di venire intercettato.
> La cosa non accadeva : non ho mai realmente compreso se
> fosse inconsapevole di venire osservata con tanta
> concentrazione, in contemplazione estatica.
> Era facilmente soprappensiero, ma forse non era solo ciò.
> Se fingeva di non accorgersi di quegli scanner ad alta
> risoluzione, devo ammettere che lo faceva con una tale
> disarmante naturalezza da sembrare assolutamente autentica.
> Forse dopotutto non se ne intagliava ...
> O se non se ne curava, la sua indifferenza aveva una purezza
> neutra sconcertante, né fasti*****, né autocompiacimento,
> nulla, una vaga sbadatezza noncurante ...
> Oppure, come ho già scritto, si trattava della mia cappa di
> invisibilità totale.
>
> La indicai a qualche amica del treno, ma erano poco più che
> matricole e non conoscevano Lady Oscar (che secondo me
> poteva spaziare tra i 24 e i 26, quindi essere a ridosso di
> laurea, o forse una dottoranda in anticipo sulla media).
> Il fatto che fosse sempre da sola non agevolava il carpire
> dati. Mi immaginavo, non so perché, che potesse essere di
> Economia (elegante, distaccata) o Architettura, o al massimo
> di Giurisprudenza.
> Il fatto che fosse solitaria, lei, così bella, mi suonava
> strano davvero, ma mi attirano le persone insolite, quindi
> pioveva sul bagnato.
>
> Una volta in treno chiesi a Monica di indagare. La vedevo
> abbastanza spesso, con lei ci parlavo senza problemi, veniva
> dalla mia stessa facoltà e la consideravo un po' una
> pivella. Parecchio tempo dopo, ebbi l'occasione di fare un
> viaggio con la mia ex, e mi fece notare che Monica mi stava
> abbastanza dietro, e che non notavo un ******* al solito.
> Alla mia indispettita replica che si sbagliava, e che era
> anche fidanzata, sottolineò che non capivo un ******* anche.
> Non so. Ad ogni modo, non credo che ci sia stato dolo sul
> fatto di non avermi saputo aiutare a reperire informazioni
> sulla fata bionda. Non era del suo giro e stop, bando alle
> dietrologie.
> Di Monica non mi sarei nemmeno ricordato, se non mi fossi
> messo a scrivere di Lady Oscar, scavando attorno alle cose
> che la riguardarono come un archeologo attorno a una
> reliquia. Non ricordo se fosse bella o meno. Tanto all'epoca
> non l'avrei notato. Aveva un negozio di famiglia, tra Ronco
> e Serravalle Scrivia. Spero che la vita le abbia sorriso, a
> prescindere.
>
> ***
>
> Il mio primo, involontario, e impreparato contatto con LAdy
> Oscar fu brevissimo, nondimeno devastante e distruttivo
> nella sua fugacità.
> Ricollegandomi al preambolo, a me è sempre piaciuta molto la
> satira, la respiravo, la masticavo e la sputavo
> regolarmente, caustico e pungente. Ebbene, a mia insaputa,
> un giorno Lady Oscar, eterea, raffinata e trasognata, capitò
> in coda DIETRO di me, per un'unica, fottuta volta.
> Ma non la vidi se non fino ai distributori. A quel punto
> stavo allungando una mano verso un piatto (di cosa no so, ho
> Freudianamente rimosso il dettaglio), e con una voce
> flautata mi sentii dire dietro la schiena, b*****mente : "Oh,
> la prendi tu ?". Ci eravamo quasi incrociati, inavvertitamente.
> Mi girai e lo stupore di averla davanti (com'era alta, tra
> l'altro !) mi destabilizzò. Ma, totalmente fuori luogo,
> gesticolando come il Margiotta di Rino e Pino (Tunnel,
> 1983), non trovai di meglio che dire, con voce rauca e
> gutturale, artefatta : "Ehi amico, hai detto a me ?".
> Lady Oscar scattò indietro intimorita, controllata ma
> spaventata e distolse lo sguardo, in cui lessi : 'E' pazzo
> e/o strano !'.
> Mi girai rigido come una statua di sale, con espressione
> agghiacciata e di stupore per quanto me la fossi giocava male.
> 'Evidentemente non conosce i due Pinoli ! ******* !'. Mi
> dissi. Ma mi era uscita prima che potessi pensare a frasi
> adatte a una fata. Avevo ancora in ******* i colpi normali
> della vita quotidiana.
> Lasciò accumulare ritardo. Si dileguò. E a testa bassa non
> tentai di rabberciare il disastro.
>
> Non solo.
> Cominciai a vederla anche meno (ma non a causa mia), e mi
> feci l'idea che si fosse laureata. Poi quasi più.
>
> Bruciava assai, anche se avevo poco tempo per pensarci, e
> cmq mi ripetevo che tanto non avevo perso niente, non mi ero
> giocato nulla, perché quella era di una cilindrata
> superiore, e non ero mai stato in gioco con lei.
> Ad ogni modo, a prescindere, avrei voluto poter cancellare
> quella grottesca sparata comica così fuori luogo.
> Una frase gentile invece ... "Ma no, la prenda lei
> signorina, prego !".
> E invece : "Ehi amico, hai detto a me ?". Gesù !
>
> Dopo parecchio la rividi di nuovo.
>
> Fu la prima e sola volta che meritai il suo (e diffuso)
> esame, perché rovistavo negli avanzi delle braciole altrui
> sul nastro trasportatore e li mettevo in un sacco.
> Ora, oggettivamente, non credo che alcuno sano di mente
> potesse anche solo ipotizzare che prendessi pezzi di carne
> da piatti altrui per me stesso, a prescindere dal non sapere
> che sono vegano. Tuttavia, pare che la gente non abbia
> grande immaginazione. O forse nessuno sapeva che c'era una
> colonia felina di randagi nella salita San Martino. O
> infine, a quasi nessuno tranne me, fotteva un ******* a
> sufficienza da rovistare nello schifo di nastro.
>
> Mi guardava da lontano con un vago senso d'orrore e ribrezzo.
> Fu l'unica volta che le sorrisi, ma non era un sorriso
> amabile, ma sprezzante, come a dire : "'Mbe ? Che ******* vuoi
> ? Che hai da guardare ? Si, sto frugando nell'immondizia,
> hai qualche problema ?".
> Perché nessuno, nemmeno una Fata Bionda, deve ficcare il
> naso tra me e i gatti. Essi sono 'a parte'.
> E scossi il capo, e continuai a scuoterlo disgustato nel
> mentre che arpionavo mezze braciole avanzate, pensando agli
> spelacchiati mingherlini di salita San Martino, che vivevano
> in un angolo fetido di una città fetida.
>
> Passò altro tempo, parecchio credo. A sufficienza da far
> sfumare quell'episo***** di incomprensione, a cui peraltro ero
> abituato e immunizzato.
>
> Poi la rividi mentre stavo andando a portare il mio vassoio
> vuoto al nastro trasportatore (era estate, NdR). Io non
> avanzo mai niente, oltre a non cadere mai (come dice il
> titolo), piuttosto scoppio ma non butto cibo, è qualcosa che
> mi risulta insopportabile, nemmeno per le più trite
> considerazioni razionali, no è istintivo, qualcosa di
> interiorizzato da non doverci pensare : il cibo non si butta
> mai. Punto, è un dogma. A meno che non faccia schifo, è
> chiaro, ma sono prudente nell'av*****armi in cose
> incognite, e di norma finisco anche quelle salvo rammentare
> di non farlo mai più.
>
> Ebbene, rallentai il passo arrovellandomi su cosa avrei
> potuto dire, se fare un cenno di saluto o meno, rimuginando
> sul fatto di non avere nessun motivo plausibile per
> fermarmi, non invitato, sconosciuto, al suo tavolo. Chissà
> perché era sempre sola, tra l'altro ...
>
> Ma accadde l'inaudito, impossibile.
> Per nessuna ragione particolare caddi in avanti, disteso,
> nel corridoio tra le ******* di sedie, con un baccano enorme
> del vassoio e tintinnare di posate che volavano.
> Non ha senso, perché non cado nemmeno pattinando su
> ghiaccio, ho montato una torre di ponteggi di nove metri
> stando in piedi sulle stanghe di ferro dei tubi innocenti,
> non ho un equilibrio 'umano', credo di essermi felinizzato.
> Eppure praticamente all'altezza della sua sedia, mi sono
> inciampato su me stesso assurdamente e ho rovesciato tutto.
> Per fortuna che lucido i piatti, se no oltre alla beffa ci
> sarebbe stato il danno di lordarmi di avanzi.
>
> Non ho nemmeno osato girare la testa a guardarla, mi sono
> rialzato, rattrappito d'orrore (pur non essendomi fatto
> niente, ero raggelato dalla seconda figura raccapricciante,
> e stupefatto), e sono strisciato via, aggobbito. Mi veniva
> quasi da ridere, perché pareva il frutto di una regia surreale.
> Ad ogni modo, era successo. A volte la racconto
> (dilungandomi meno) per riderci sopra.
> Non ero ancora uscito dalla mensa, che già pensavo a Lady
> Oscar al passato, sia pure con rimpianto.
>
> ***
>
> La memoria di lei ha un lungo buco, di 1 anno almeno, forse
> di più.
>
> ***
>
> In seguito mi capitò di vederla, e la cosa più bizzarra, fu
> lo scoprire che non era né ligure o di Genova, come avevo
> supposto. Invece, curiosamente, abitava nella mia stessa
> città natale. Non l'avevo mai vista, ma io non uscivo quasi
> lì, e per i vari lavori stavo o a Genova o a Casale
> Monferrato, o altrove.
>
> Pur avendo il viaggio da fare, eravamo entrambi con amici, e
> cmq non avevo nessun motivo (o speranza) di tentare di
> infiltrarmi nella cerchia dei suoi. Non ricordava di sicuro
> del tipo strano che le era capitombolato davanti in mensa
> tempo prima.
>
> E' stata la prima e unica persona che ho seguito (nel senso
> letterale di pedinato" in vita mia, seppure senza altro
> scopo concreto di sperare di vederla. E tale resterà, tra
> l'altro.
>
> Altro tempo dopo, non so esattamente quanto, mi capitò di
> incontrarla nell'ufficio di un grosso negozio (o brico, o
> ferramenta o edilizia, per informazioni). Era sempre bella,
> ma non mi faceva più esattamente lo stesso effetto
> catastrofico. Inoltre mi dava l'ineffabile sensazione di
> "essersi sistemata", di avere una vita ordinata,
> strutturata, di essere anche inquadrata come segretaria, e
> boh, persino meno permeabile di come allora mi fosse parsa
> irraggiunbile. La sensazione che non sarei più stato
> soltanto io ad essere invisibile e inadeguato, ma che al di
> là della sua biondezza, della sua pelle lunare, in realtà
> non avremmo mai avuto niente di che parlare o da spartire.
> Sicché la goffa storia di Lady Oscar è stata mandata in
> soffitta a prendere polvere come ricordo 'inattivo', uno tra
> i tanti "non performing memories".
>
> Come si chiamasse, forse non l'ho mai scoperto ... o se si,
> me lo sono dimenticato. Forse per il pensiero di non avere
> niente da rimpiangere. Se mi ricapitasse, me la giocherei
> altrettanto male o molto probabilmente persino peggio.
>
> ***
>
> Disclaimer:
>
> E' tardi, non ho voglia di rileggere, e chiedendo venia ai
> minuziosi cesellatori e ai cultori della forma, la butto nel
> mare della rete come una bottiglia in mare, appena
> rigurgitata dopo un bel numero di annetti. Quasi venti. Ma
> sono soddisfatto, perché iniziando a scrivere pensavo di
> ricordare molto meno, poi una volta avviata la procedura di
> recupero dati silenti, la concatenazione dei cluster persi,
> alla fine ho racimolato una discreta percentuale.
> In effetti ho sempre e solo scritto qui per aiutare me
> stesso a non dimenticare, per mettere alcuni frammenti di
> ricordi in un posto distinto dalla mia sfera di controllo.
>
>
>
>
> --
> 1) Resistere, resistere, resistere.
> 2) Se tutti pagano le tasse, le tasse le pagano tutti
> Soviet_Mario - (aka Gatto_Vizzato)
>
>
> ---
> Questa e-mail è stata controllata per individuare virus con Avast antivirus.
> https://www.avast.com/antivirus

grazie Soviet, l'ho letto con ingordigia e quindi ora lo rileggo gustandolo come
merita. La tua scrittura non è sempre alla mia portata, usi parole di lusso,
crei distanza e forse separazione, ma questa volta pur mantenendo il tuo stile,
m'hai offerto una lettura scorrevole e.....bhò...non mi vien la parola che ho
dentro. E'una parola senza parola.
Ciao.
hastridmodifica 21 Dic 2016 23:15
Il giorno mercoledì 21 dicembre 2016 02:18:15 UTC+1, Soviet_Mario ha scritto:
> Intro : chiedo venia per refusi, errori, inconsistenze :
> vedasi il disclaimer finale
>
> ***
>
> Prologo
> Correva l'anno 1998, ma un lustro prima, era corso il 1993.
> Sull'allora Rai 3 Serena Dandini conduceva Tunnel, ove, tra
> gli altri, si esibivano i comici genovesi Olcese e
> Margiotta, nelle parti di Rino e Pino.
> Costoro interloquivano con dialoghi minimalisti come il
> seguente.
> R/P : "Hai detto a me ? Ehi amico, hai detto a me ?".
> P/R : "Si !"
> R/P : *******
> P/R : "Fottiti".
>
> Margiotta in particolare, pronunciava la prima domanda con
> voce gutturale, rauca, sottolineata da una gestualità
> mediterranea enfatizzata sino al grottesco, indicando sé
> stesso con ampi gesti plateali e pacchiani.
> Io lo imitavo volentieri, straordinariamente bene, per
> quanto forse Tunnel fosse una trasmissione di non amplissima
> audience e quindi non necessariamente l'imitazione risultava
> facilmente riconoscibile (questo, col senno di poi, se non
> altro).
> Del resto imitavo persino meglio il Gabibbo, ma questo, pur
> essendo riconoscibilissimo, non c'entra una beneamata m.
>
> /Prologo
>
> ***
>
> Il 1998 era un anno di aspettative ancora non del tutto
> frustrate, un anno di stasi pur con molte cose in movimento.
> Facevo una vita faticosissima, pendolaro in due città
> contemporaneamente, talvolta nella stessa giornata. Ero al
> secondo anno di dottorato, ma stavo lavorando al piano B di
> salvataggio, e di conseguenza avevo anche accettato una
> supplenza parziale, patteggiando la rinuncia alla borsa di
> stu***** col fatto che il coordinatore non fosse
> eccessivamente fiscale con la presenza in dipartimento. Se
> chiuse un occhio, era perché, citando Poletti, non avrebbe
> rimpianto un potenziale candidato che si levasse dai
> ******* rinunciando a complicare i concorsi altrui.
> L'ideale si sa, è il bando ad personam, e il più sicuro è
> quello senza concorrenti che si presentino. Quella supplenza
> sembrava (e in effetti lo fu) la exit strategy per non
> cadere proprio sul deretano. Ma divago.
> Il punto saliente era il fatto di mangiare e studiare in
> treno, e fare due lavori contemporaneamente per un paio di
> anni almeno. A trentanni per qualche tempo si regge.
>
> In mensa, quando potevo andare, ho spesso sempre mangiato da
> solo. Più precisamente spesso iniziavo da solo (talvolta in
> compagnia), ma invariabilmente terminavo da solo perché ero
> lento, il più lento, evidentemente oltre i limiti di
> sopportazione altrui. Non me ne fotteva un ******* : a me
> piace mangiare da solo. Inoltre leggevo o scrivevo, nel
> frattempo e avevo la testa tra le nuvole.
>
> Ah, si ... la città è la Genova di fine anni 90,
> pre-millennial, e la mensa in questione, posto che ancora
> esista, era annessa alla Casa dello Studente di Viale
> non-me-lo-ricordo : non la mensa del San Martino né quella
> di Valletta Puggia (via Dodecaneso), quella sul corso
> principale, che mi sovverrà certamente dopo aver postato
> inesorabilmente.
> Si mangiava male, ma per poco. Con la tessera di dottorando
> mangiavo al prezzo della terza fascia.
> Allora ero "solo" vegetariano, non ancora vegano, ma in
> quella mensa faceva poca differenza, anzi invero nessuna.
> C'era poca roba da scegliere, ma sopravvivevo lo stesso.
>
> ---inciso---
> per chi mi detesta, anche solo epidermicamente, il finale di
> questa storia sarà una soddisfazione : bene se la goda pure.
> MA fino a un certo punto, poiché a me num me ne fott
> proprio. Per i (pochi) estimatori, forse suonerà triste. Ma
> la realtà non è per forza a lieto fine. E' quella che è.
> L'unica consolazione, o forse la beffa suprema, è che se
> potessi riavere ancora, e più volte le stesse carte, non
> saprei rigiocarmele bene e perderei la mano lo stesso.
> Sicché c'è del bene nell'implacabile freccia del tempo.
> ---fine inciso---
>
>
> La prima volta che la vidi, la prima di poche volte
> distribuite nell'arco di molti mesi, pensai che fosse la
> materializzazione in carne ed ossa di Lady Oscar Françoise
> de Jairjaix (personaggio apocrifo della matita di Ryoko
> Ikeda, mandato in onda prima del 1985).
> Io avevo sempre amato Lady Oscar, sin dalla prima volta che
> vidi l'"anime", da diciassettenne. In effetti non mi è
> ancora esattamente indifferente a 50 anni, e ho rimaneggiato
> ed inserito varianti di quel personaggio praticamente in
> tutti i libri che ho scritto in seguito (all'epoca lavoravo
> al primo, o al secondo, o entrambi).
>
> Non mi appassionano le discussioni e i distinguo tra cotte,
> innamoramenti, amori etc, sono assolutamente superficiale,
> istintivo e animale in quell'ambito almeno quanto sono
> razionale nel resto.
> Ho una mia idea delle cotte che si basa sul
> pattern-matching, come il riconoscimento dei volti.
> Credo che ognuno abbia in testa una costellazione di
> "features", di tratti (somatici e caratteriali, inclusa
> gestualità e posture), di caratteristiche astratte
> distillate da varie persone diverse che si cristallizzano
> come unità fondamentali in memoria. E sulla base di quelle
> ci si formano immagini mentali idealizzate su cui si
> riscontrano le persone reali. Oppure non so se sia una cosa
> comune, ma io funziono così, e non posso che funzionare così.
> Il mio background è stato in parte forgiato dal canone
> estetico "Elfico" del Signore degli Anelli, mescolato con
> frammenti disneyani e più metal-dark : ad es. figure tipo la
> taciturna guerriera Taarna la Tarakiana (Heavy Metal, Ivan
> Reitman, 1980), e l'ancor più oscura Lady Death, figlia di
> Lucifer.
>
> Siccome non so come si chiamasse, né l'ho mai scoperto, la
> chiamerò Lady Oscar.
> Ha fatto saltare istantaneamente tutti i trigger : i sensori
> che controllano le vie di accesso alla corazza, normalmente
> poco permeabili. Ho potuto guardarla bene perché ero
> invisibile (nel senso che probabilmente non attivavo nessuno
> dei suoi). Era come se mi avessero strappato le immagini
> mitiche direttamente dalla scatola cranica, con tecnologia
> aliena, per ricostruirla.
>
> Non ho idea di che carattere avesse, ma "gentilmente" si
> prestava inconsapevolmente a qualsiasi proiezione.
>
> Dapprima mi colpirono i tratti esteriori fisici, come è
> inevitabile che accada.
> Era pallida, alta e bionda, algida come una fata; snella,
> pur con il ******* impercettibilmente abbondante.
> Non vado pazzo per il ******* abbondante, in realtà, ma nel suo
> caso non era una nota negativa, anzi era più "umanizzante",
> la rendeva meno remota e siderale, un palmo più prossima di
> una fredda stella lontana, probabilmente indice di essere
> molto stu*****sa. Che fosse stu*****sa pensai di poterlo intuire
> anche dal fatto che non sembrava particolarmente ginnica e
> atletica : era naturalmente snella come si addice a una
> fata, non "costruita".
>
> Non so se fosse timida, ma la vedevo sempre fare coda da
> sola, nei momenti di bassa affluenza. Andava in mensa
> tardissimo, e se non ricordo male, non mangiava chissà che.
> Il destino voleva che arrivasse sempre DOPO, e le regole
> delle code non sono molto flessibili.
>
> Ho dimenticato di dire che aveva gli occhi blu, non un
> azzurro slavato, ma carico, profondo, come zaffiri notturni.
> Non li ho potuti guardare molte volte, ma quando è capitato,
> è stato a lungo.
> La cosa è strana, normalmente detesto guardare le persone
> negli occhi ed ancora più essere guardato negli occhi. Fisso
> solo i felini (so che da loro fasti***** a volte, ma me lo
> perdonano, perché li amo, e guardandoli glielo comunico).
> Quelle volte, ho fissato a lungo gli occhi blu di Lady
> Oscar, perdendo la nozione esatta del tempo, dimenticando
> persino l'imbarazzo di venire intercettato.
> La cosa non accadeva : non ho mai realmente compreso se
> fosse inconsapevole di venire osservata con tanta
> concentrazione, in contemplazione estatica.
> Era facilmente soprappensiero, ma forse non era solo ciò.
> Se fingeva di non accorgersi di quegli scanner ad alta
> risoluzione, devo ammettere che lo faceva con una tale
> disarmante naturalezza da sembrare assolutamente autentica.
> Forse dopotutto non se ne intagliava ...
> O se non se ne curava, la sua indifferenza aveva una purezza
> neutra sconcertante, né fasti*****, né autocompiacimento,
> nulla, una vaga sbadatezza noncurante ...
> Oppure, come ho già scritto, si trattava della mia cappa di
> invisibilità totale.
>
> La indicai a qualche amica del treno, ma erano poco più che
> matricole e non conoscevano Lady Oscar (che secondo me
> poteva spaziare tra i 24 e i 26, quindi essere a ridosso di
> laurea, o forse una dottoranda in anticipo sulla media).
> Il fatto che fosse sempre da sola non agevolava il carpire
> dati. Mi immaginavo, non so perché, che potesse essere di
> Economia (elegante, distaccata) o Architettura, o al massimo
> di Giurisprudenza.
> Il fatto che fosse solitaria, lei, così bella, mi suonava
> strano davvero, ma mi attirano le persone insolite, quindi
> pioveva sul bagnato.
>
> Una volta in treno chiesi a Monica di indagare. La vedevo
> abbastanza spesso, con lei ci parlavo senza problemi, veniva
> dalla mia stessa facoltà e la consideravo un po' una
> pivella. Parecchio tempo dopo, ebbi l'occasione di fare un
> viaggio con la mia ex, e mi fece notare che Monica mi stava
> abbastanza dietro, e che non notavo un ******* al solito.
> Alla mia indispettita replica che si sbagliava, e che era
> anche fidanzata, sottolineò che non capivo un ******* anche.
> Non so. Ad ogni modo, non credo che ci sia stato dolo sul
> fatto di non avermi saputo aiutare a reperire informazioni
> sulla fata bionda. Non era del suo giro e stop, bando alle
> dietrologie.
> Di Monica non mi sarei nemmeno ricordato, se non mi fossi
> messo a scrivere di Lady Oscar, scavando attorno alle cose
> che la riguardarono come un archeologo attorno a una
> reliquia. Non ricordo se fosse bella o meno. Tanto all'epoca
> non l'avrei notato. Aveva un negozio di famiglia, tra Ronco
> e Serravalle Scrivia. Spero che la vita le abbia sorriso, a
> prescindere.
>
> ***
>
> Il mio primo, involontario, e impreparato contatto con LAdy
> Oscar fu brevissimo, nondimeno devastante e distruttivo
> nella sua fugacità.
> Ricollegandomi al preambolo, a me è sempre piaciuta molto la
> satira, la respiravo, la masticavo e la sputavo
> regolarmente, caustico e pungente. Ebbene, a mia insaputa,
> un giorno Lady Oscar, eterea, raffinata e trasognata, capitò
> in coda DIETRO di me, per un'unica, fottuta volta.
> Ma non la vidi se non fino ai distributori. A quel punto
> stavo allungando una mano verso un piatto (di cosa no so, ho
> Freudianamente rimosso il dettaglio), e con una voce
> flautata mi sentii dire dietro la schiena, b*****mente : "Oh,
> la prendi tu ?". Ci eravamo quasi incrociati, inavvertitamente.
> Mi girai e lo stupore di averla davanti (com'era alta, tra
> l'altro !) mi destabilizzò. Ma, totalmente fuori luogo,
> gesticolando come il Margiotta di Rino e Pino (Tunnel,
> 1983), non trovai di meglio che dire, con voce rauca e
> gutturale, artefatta : "Ehi amico, hai detto a me ?".
> Lady Oscar scattò indietro intimorita, controllata ma
> spaventata e distolse lo sguardo, in cui lessi : 'E' pazzo
> e/o strano !'.
> Mi girai rigido come una statua di sale, con espressione
> agghiacciata e di stupore per quanto me la fossi giocava male.
> 'Evidentemente non conosce i due Pinoli ! ******* !'. Mi
> dissi. Ma mi era uscita prima che potessi pensare a frasi
> adatte a una fata. Avevo ancora in ******* i colpi normali
> della vita quotidiana.
> Lasciò accumulare ritardo. Si dileguò. E a testa bassa non
> tentai di rabberciare il disastro.
>
> Non solo.
> Cominciai a vederla anche meno (ma non a causa mia), e mi
> feci l'idea che si fosse laureata. Poi quasi più.
>
> Bruciava assai, anche se avevo poco tempo per pensarci, e
> cmq mi ripetevo che tanto non avevo perso niente, non mi ero
> giocato nulla, perché quella era di una cilindrata
> superiore, e non ero mai stato in gioco con lei.
> Ad ogni modo, a prescindere, avrei voluto poter cancellare
> quella grottesca sparata comica così fuori luogo.
> Una frase gentile invece ... "Ma no, la prenda lei
> signorina, prego !".
> E invece : "Ehi amico, hai detto a me ?". Gesù !
>
> Dopo parecchio la rividi di nuovo.
>
> Fu la prima e sola volta che meritai il suo (e diffuso)
> esame, perché rovistavo negli avanzi delle braciole altrui
> sul nastro trasportatore e li mettevo in un sacco.
> Ora, oggettivamente, non credo che alcuno sano di mente
> potesse anche solo ipotizzare che prendessi pezzi di carne
> da piatti altrui per me stesso, a prescindere dal non sapere
> che sono vegano. Tuttavia, pare che la gente non abbia
> grande immaginazione. O forse nessuno sapeva che c'era una
> colonia felina di randagi nella salita San Martino. O
> infine, a quasi nessuno tranne me, fotteva un ******* a
> sufficienza da rovistare nello schifo di nastro.
>
> Mi guardava da lontano con un vago senso d'orrore e ribrezzo.
> Fu l'unica volta che le sorrisi, ma non era un sorriso
> amabile, ma sprezzante, come a dire : "'Mbe ? Che ******* vuoi
> ? Che hai da guardare ? Si, sto frugando nell'immondizia,
> hai qualche problema ?".
> Perché nessuno, nemmeno una Fata Bionda, deve ficcare il
> naso tra me e i gatti. Essi sono 'a parte'.
> E scossi il capo, e continuai a scuoterlo disgustato nel
> mentre che arpionavo mezze braciole avanzate, pensando agli
> spelacchiati mingherlini di salita San Martino, che vivevano
> in un angolo fetido di una città fetida.
>
> Passò altro tempo, parecchio credo. A sufficienza da far
> sfumare quell'episo***** di incomprensione, a cui peraltro ero
> abituato e immunizzato.
>
> Poi la rividi mentre stavo andando a portare il mio vassoio
> vuoto al nastro trasportatore (era estate, NdR). Io non
> avanzo mai niente, oltre a non cadere mai (come dice il
> titolo), piuttosto scoppio ma non butto cibo, è qualcosa che
> mi risulta insopportabile, nemmeno per le più trite
> considerazioni razionali, no è istintivo, qualcosa di
> interiorizzato da non doverci pensare : il cibo non si butta
> mai. Punto, è un dogma. A meno che non faccia schifo, è
> chiaro, ma sono prudente nell'av*****armi in cose
> incognite, e di norma finisco anche quelle salvo rammentare
> di non farlo mai più.
>
> Ebbene, rallentai il passo arrovellandomi su cosa avrei
> potuto dire, se fare un cenno di saluto o meno, rimuginando
> sul fatto di non avere nessun motivo plausibile per
> fermarmi, non invitato, sconosciuto, al suo tavolo. Chissà
> perché era sempre sola, tra l'altro ...
>
> Ma accadde l'inaudito, impossibile.
> Per nessuna ragione particolare caddi in avanti, disteso,
> nel corridoio tra le ******* di sedie, con un baccano enorme
> del vassoio e tintinnare di posate che volavano.
> Non ha senso, perché non cado nemmeno pattinando su
> ghiaccio, ho montato una torre di ponteggi di nove metri
> stando in piedi sulle stanghe di ferro dei tubi innocenti,
> non ho un equilibrio 'umano', credo di essermi felinizzato.
> Eppure praticamente all'altezza della sua sedia, mi sono
> inciampato su me stesso assurdamente e ho rovesciato tutto.
> Per fortuna che lucido i piatti, se no oltre alla beffa ci
> sarebbe stato il danno di lordarmi di avanzi.
>
> Non ho nemmeno osato girare la testa a guardarla, mi sono
> rialzato, rattrappito d'orrore (pur non essendomi fatto
> niente, ero raggelato dalla seconda figura raccapricciante,
> e stupefatto), e sono strisciato via, aggobbito. Mi veniva
> quasi da ridere, perché pareva il frutto di una regia surreale.
> Ad ogni modo, era successo. A volte la racconto
> (dilungandomi meno) per riderci sopra.
> Non ero ancora uscito dalla mensa, che già pensavo a Lady
> Oscar al passato, sia pure con rimpianto.
>
> ***
>
> La memoria di lei ha un lungo buco, di 1 anno almeno, forse
> di più.
>
> ***
>
> In seguito mi capitò di vederla, e la cosa più bizzarra, fu
> lo scoprire che non era né ligure o di Genova, come avevo
> supposto. Invece, curiosamente, abitava nella mia stessa
> città natale. Non l'avevo mai vista, ma io non uscivo quasi
> lì, e per i vari lavori stavo o a Genova o a Casale
> Monferrato, o altrove.
>
> Pur avendo il viaggio da fare, eravamo entrambi con amici, e
> cmq non avevo nessun motivo (o speranza) di tentare di
> infiltrarmi nella cerchia dei suoi. Non ricordava di sicuro
> del tipo strano che le era capitombolato davanti in mensa
> tempo prima.
>
> E' stata la prima e unica persona che ho seguito (nel senso
> letterale di pedinato" in vita mia, seppure senza altro
> scopo concreto di sperare di vederla. E tale resterà, tra
> l'altro.
>
> Altro tempo dopo, non so esattamente quanto, mi capitò di
> incontrarla nell'ufficio di un grosso negozio (o brico, o
> ferramenta o edilizia, per informazioni). Era sempre bella,
> ma non mi faceva più esattamente lo stesso effetto
> catastrofico. Inoltre mi dava l'ineffabile sensazione di
> "essersi sistemata", di avere una vita ordinata,
> strutturata, di essere anche inquadrata come segretaria, e
> boh, persino meno permeabile di come allora mi fosse parsa
> irraggiunbile. La sensazione che non sarei più stato
> soltanto io ad essere invisibile e inadeguato, ma che al di
> là della sua biondezza, della sua pelle lunare, in realtà
> non avremmo mai avuto niente di che parlare o da spartire.
> Sicché la goffa storia di Lady Oscar è stata mandata in
> soffitta a prendere polvere come ricordo 'inattivo', uno tra
> i tanti "non performing memories".
>
> Come si chiamasse, forse non l'ho mai scoperto ... o se si,
> me lo sono dimenticato. Forse per il pensiero di non avere
> niente da rimpiangere. Se mi ricapitasse, me la giocherei
> altrettanto male o molto probabilmente persino peggio.
>
> ***
>
> Disclaimer:
>
> E' tardi, non ho voglia di rileggere, e chiedendo venia ai
> minuziosi cesellatori e ai cultori della forma, la butto nel
> mare della rete come una bottiglia in mare, appena
> rigurgitata dopo un bel numero di annetti. Quasi venti. Ma
> sono soddisfatto, perché iniziando a scrivere pensavo di
> ricordare molto meno, poi una volta avviata la procedura di
> recupero dati silenti, la concatenazione dei cluster persi,
> alla fine ho racimolato una discreta percentuale.
> In effetti ho sempre e solo scritto qui per aiutare me
> stesso a non dimenticare, per mettere alcuni frammenti di
> ricordi in un posto distinto dalla mia sfera di controllo.
>
>
>
>
> --
> 1) Resistere, resistere, resistere.
> 2) Se tutti pagano le tasse, le tasse le pagano tutti
> Soviet_Mario - (aka Gatto_Vizzato)
>
>
> ---
> Questa e-mail è stata controllata per individuare virus con Avast antivirus.
> https://www.avast.com/antivirus

che la storia sia vera o no poco importa, però mi piace credere che sei un
vegano. su questo sono una fanatica.
da quel che scrivi non mi sembri un tipo Natalizio, però ti auguro ugualmente
un Buon Natale.
Soviet_Mario 22 Dic 2016 11:16
Il 21/12/2016 22.54, hastridmodifica ha scritto:
> Il giorno mercoledì 21 dicembre 2016 02:18:15 UTC+1, Soviet_Mario ha scritto:
>> Intro : chiedo venia per refusi, errori, inconsistenze :
>> vedasi il disclaimer finale

CUT

>>
>>
>> ---
>> Questa e-mail è stata controllata per individuare virus con Avast antivirus.
>> https://www.avast.com/antivirus
>
> grazie Soviet, l'ho letto con ingordigia e quindi ora lo rileggo gustandolo
come merita.

addirittura ! Od***** non è un pezzo rifinito, l'ho vomitato
in diretta come i boli dei gatti.

> La tua scrittura non è sempre alla mia portata,

:) sorrido, perché c'è più vero di quanto non sembri, ma non
nel senso lusinghiero che intendi, bensì nel senso che, se,
come molto spesso (= quasi sempre) accade, non mi prendo il
tempo di ristrutturare e ripulire i testi, escono fuori
contorti e oscuri. Me l'hanno già segnalato in molti (che
non mi spiego tanto bene, improvvisando). Purtroppo nell'era
social la scrittura non-mediata, irriflessiva, è una prassi
ubiquitaria. In teoria dovrei scusarmi di portarla come un
morbo pure qui dove si suppone non dovesse entrare. Ma ho
dei seri problemi di commistione tra lo scritto e il
parlato. Solo se mi metto a scrivere, che so, una dispensa
di chimica, entro in una modalità mentale diversa, più
ordinata e paziente.
Diversamente ormai scrivo in visceral-mode, e apro il
rubinetto e via, come la memoria mi presenta i pezzi io li
dispongo e ahmen.

> usi parole di lusso,

uhm ... nella fattispecie a quale/i ti riferiresti ? Mi
incuriosisce la cosa. Se sono saltate fuori, non era nemmeno
voluta la cosa.

> crei distanza e forse separazione,

E pure questo è strano, non voluto e quindi effetto
collaterale sgradito.

> ma questa volta pur mantenendo il tuo stile, m'hai offerto una lettura
scorrevole

si la scorrevolezza sgrammaticata del parlato 'tra sé'
almeno quella era voluta.

> e.....bhò...non mi vien la parola che ho dentro. E'una parola senza parola.

mi capita molto spesso, anche scrivendo, di non rendere
esattamente le sfumature. Se ho creato "distanza" tra
l'altro deve essermi capitato ancora una volta, pur volendo
raccontare un semplice frammento autobiografico.
Mah
Cmq grazie dei pareri. Se hai voglia, segnalami quali
termini ho usato che sono risultati ostici/"di lusso".
Ciao

> Ciao.
>


--
1) Resistere, resistere, resistere.
2) Se tutti pagano le tasse, le tasse le pagano tutti
Soviet_Mario - (aka Gatto_Vizzato)


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Soviet_Mario 22 Dic 2016 11:29
Il 21/12/2016 23.15, hastridmodifica ha scritto:
> Il giorno mercoledì 21 dicembre 2016 02:18:15 UTC+1, Soviet_Mario ha scritto:

CUT

> che la storia sia vera o no poco importa,

proprio vero quel che si dice : se vuoi nascondere una
verità (sgradita) nascondila in bella vista.
Diciamo che è vera al massimo grado in cui la memoria,
fetente revisionista (anche in modo inconscio), me lo ha
permesso a quasi vent'anni di distanza. Potrebbe essere vera
al 100 %, ma qualche dettaglio potrebbe involontariamente
essere stato smussato per armonizzarsi agli altri.
Qualche mese fa mi sono sentito "sgridare" da un giudice
mentre ero ascoltato come testimone a un'udienza, per il mio
eccesso di "non ricordo", e "non sono sicuro". Nel senso che
mi rendo dolorosamente conto che la memoria viva non è una
pagina stampata immutabile, ma anche stando attenti, è
tendenzialmente bugiarda, è plastica.

Sicché io mi sono sforzato di una seduta auto-recessiva più
autentica possibile, ma sostanzialmente non ho modo, non ho
nessun riscontro oggettivo, di sapere in che misura sia vero.

> però mi piace credere che sei un vegano. su questo sono una fanatica.

Si, quello me lo "ricordo" con sicurezza 100%, mi basta
frugare nel frigo e nelle dispense per rammentarmelo :)
L'unica cosa non del tutto sicura è quando ho compiuto la
transizione, il confine non è netto, ho tolto boh, prima i
formaggi, poi il latte, per ultimo gli yogurt, a cavallo del
2005 credo. Invece ero diventato vegetariano da prima, poco
meno di una decina d'anni.
Ma non mi aveva dato nessun miglioramento di salute e/o del
modo di sentirmi. Tra l'altro ho scoperto dopo di essere
stato intollerante al lattosio anche a dosi modeste.


> da quel che scrivi non mi sembri un tipo Natalizio,

:) Non lo so. E' vero, non lo sono, ma vorrei tanto esserlo.
Ieri sera mi sono guardato Stardust, e questo è
moderatamente natalizio.
Fa parte di tanti miei "vorrei, ma non posso".
Vorrei essere un fervido credente, mi piacerebbe, ma non
riesco perché sono "ferreamente" agnostico.
Vorrei sentirmi un patriota, e mi tocca a chiamare Shitaly
il "mio" "paese". C'è una dolorosissima discrepanza tra quel
che mi commuove e la realtà *******
Quindi boh, potrei definirmi un aspirante Natalizio :)

> però ti auguro ugualmente un Buon Natale.

ricambio, ah, già che ci sono, pure a tutti, perché forse
passerà un altro secolo prima di avere voglia di rigurgitare
un altro bolo di ricordi :)


>


--
1) Resistere, resistere, resistere.
2) Se tutti pagano le tasse, le tasse le pagano tutti
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hastridmodifica 22 Dic 2016 22:12
Il giorno mercoledì 21 dicembre 2016 02:18:15 UTC+1, Soviet_Mario ha scritto:
> Intro : chiedo venia per refusi, errori, inconsistenze :
> vedasi il disclaimer finale
>
> ***
>
> Prologo
> Correva l'anno 1998, ma un lustro prima, era corso il 1993.
> Sull'allora Rai 3 Serena Dandini conduceva Tunnel, ove, tra
> gli altri, si esibivano i comici genovesi Olcese e
> Margiotta, nelle parti di Rino e Pino.
> Costoro interloquivano con dialoghi minimalisti come il
> seguente.
> R/P : "Hai detto a me ? Ehi amico, hai detto a me ?".
> P/R : "Si !"
> R/P : *******
> P/R : "Fottiti".
>
> Margiotta in particolare, pronunciava la prima domanda con
> voce gutturale, rauca, sottolineata da una gestualità
> mediterranea enfatizzata sino al grottesco, indicando sé
> stesso con ampi gesti plateali e pacchiani.
> Io lo imitavo volentieri, straordinariamente bene, per
> quanto forse Tunnel fosse una trasmissione di non amplissima
> audience e quindi non necessariamente l'imitazione risultava
> facilmente riconoscibile (questo, col senno di poi, se non
> altro).
> Del resto imitavo persino meglio il Gabibbo, ma questo, pur
> essendo riconoscibilissimo, non c'entra una beneamata m.
>
> /Prologo
>
> ***
>
> Il 1998 era un anno di aspettative ancora non del tutto
> frustrate, un anno di stasi pur con molte cose in movimento.
> Facevo una vita faticosissima, pendolaro in due città
> contemporaneamente, talvolta nella stessa giornata. Ero al
> secondo anno di dottorato, ma stavo lavorando al piano B di
> salvataggio, e di conseguenza avevo anche accettato una
> supplenza parziale, patteggiando la rinuncia alla borsa di
> stu***** col fatto che il coordinatore non fosse
> eccessivamente fiscale con la presenza in dipartimento. Se
> chiuse un occhio, era perché, citando Poletti, non avrebbe
> rimpianto un potenziale candidato che si levasse dai
> ******* rinunciando a complicare i concorsi altrui.
> L'ideale si sa, è il bando ad personam, e il più sicuro è
> quello senza concorrenti che si presentino. Quella supplenza
> sembrava (e in effetti lo fu) la exit strategy per non
> cadere proprio sul deretano. Ma divago.
> Il punto saliente era il fatto di mangiare e studiare in
> treno, e fare due lavori contemporaneamente per un paio di
> anni almeno. A trentanni per qualche tempo si regge.
>
> In mensa, quando potevo andare, ho spesso sempre mangiato da
> solo. Più precisamente spesso iniziavo da solo (talvolta in
> compagnia), ma invariabilmente terminavo da solo perché ero
> lento, il più lento, evidentemente oltre i limiti di
> sopportazione altrui. Non me ne fotteva un ******* : a me
> piace mangiare da solo. Inoltre leggevo o scrivevo, nel
> frattempo e avevo la testa tra le nuvole.
>
> Ah, si ... la città è la Genova di fine anni 90,
> pre-millennial, e la mensa in questione, posto che ancora
> esista, era annessa alla Casa dello Studente di Viale
> non-me-lo-ricordo : non la mensa del San Martino né quella
> di Valletta Puggia (via Dodecaneso), quella sul corso
> principale, che mi sovverrà certamente dopo aver postato
> inesorabilmente.
> Si mangiava male, ma per poco. Con la tessera di dottorando
> mangiavo al prezzo della terza fascia.
> Allora ero "solo" vegetariano, non ancora vegano, ma in
> quella mensa faceva poca differenza, anzi invero nessuna.
> C'era poca roba da scegliere, ma sopravvivevo lo stesso.
>
> ---inciso---
> per chi mi detesta, anche solo epidermicamente, il finale di
> questa storia sarà una soddisfazione : bene se la goda pure.
> MA fino a un certo punto, poiché a me num me ne fott
> proprio. Per i (pochi) estimatori, forse suonerà triste. Ma
> la realtà non è per forza a lieto fine. E' quella che è.
> L'unica consolazione, o forse la beffa suprema, è che se
> potessi riavere ancora, e più volte le stesse carte, non
> saprei rigiocarmele bene e perderei la mano lo stesso.
> Sicché c'è del bene nell'implacabile freccia del tempo.
> ---fine inciso---
>
>
> La prima volta che la vidi, la prima di poche volte
> distribuite nell'arco di molti mesi, pensai che fosse la
> materializzazione in carne ed ossa di Lady Oscar Françoise
> de Jairjaix (personaggio apocrifo della matita di Ryoko
> Ikeda, mandato in onda prima del 1985).
> Io avevo sempre amato Lady Oscar, sin dalla prima volta che
> vidi l'"anime", da diciassettenne. In effetti non mi è
> ancora esattamente indifferente a 50 anni, e ho rimaneggiato
> ed inserito varianti di quel personaggio praticamente in
> tutti i libri che ho scritto in seguito (all'epoca lavoravo
> al primo, o al secondo, o entrambi).
>
> Non mi appassionano le discussioni e i distinguo tra cotte,
> innamoramenti, amori etc, sono assolutamente superficiale,
> istintivo e animale in quell'ambito almeno quanto sono
> razionale nel resto.
> Ho una mia idea delle cotte che si basa sul
> pattern-matching, come il riconoscimento dei volti.
> Credo che ognuno abbia in testa una costellazione di
> "features", di tratti (somatici e caratteriali, inclusa
> gestualità e posture), di caratteristiche astratte
> distillate da varie persone diverse che si cristallizzano
> come unità fondamentali in memoria. E sulla base di quelle
> ci si formano immagini mentali idealizzate su cui si
> riscontrano le persone reali. Oppure non so se sia una cosa
> comune, ma io funziono così, e non posso che funzionare così.
> Il mio background è stato in parte forgiato dal canone
> estetico "Elfico" del Signore degli Anelli, mescolato con
> frammenti disneyani e più metal-dark : ad es. figure tipo la
> taciturna guerriera Taarna la Tarakiana (Heavy Metal, Ivan
> Reitman, 1980), e l'ancor più oscura Lady Death, figlia di
> Lucifer.
>
> Siccome non so come si chiamasse, né l'ho mai scoperto, la
> chiamerò Lady Oscar.
> Ha fatto saltare istantaneamente tutti i trigger : i sensori
> che controllano le vie di accesso alla corazza, normalmente
> poco permeabili. Ho potuto guardarla bene perché ero
> invisibile (nel senso che probabilmente non attivavo nessuno
> dei suoi). Era come se mi avessero strappato le immagini
> mitiche direttamente dalla scatola cranica, con tecnologia
> aliena, per ricostruirla.
>
> Non ho idea di che carattere avesse, ma "gentilmente" si
> prestava inconsapevolmente a qualsiasi proiezione.
>
> Dapprima mi colpirono i tratti esteriori fisici, come è
> inevitabile che accada.
> Era pallida, alta e bionda, algida come una fata; snella,
> pur con il ******* impercettibilmente abbondante.
> Non vado pazzo per il ******* abbondante, in realtà, ma nel suo
> caso non era una nota negativa, anzi era più "umanizzante",
> la rendeva meno remota e siderale, un palmo più prossima di
> una fredda stella lontana, probabilmente indice di essere
> molto stu*****sa. Che fosse stu*****sa pensai di poterlo intuire
> anche dal fatto che non sembrava particolarmente ginnica e
> atletica : era naturalmente snella come si addice a una
> fata, non "costruita".
>
> Non so se fosse timida, ma la vedevo sempre fare coda da
> sola, nei momenti di bassa affluenza. Andava in mensa
> tardissimo, e se non ricordo male, non mangiava chissà che.
> Il destino voleva che arrivasse sempre DOPO, e le regole
> delle code non sono molto flessibili.
>
> Ho dimenticato di dire che aveva gli occhi blu, non un
> azzurro slavato, ma carico, profondo, come zaffiri notturni.
> Non li ho potuti guardare molte volte, ma quando è capitato,
> è stato a lungo.
> La cosa è strana, normalmente detesto guardare le persone
> negli occhi ed ancora più essere guardato negli occhi. Fisso
> solo i felini (so che da loro fasti***** a volte, ma me lo
> perdonano, perché li amo, e guardandoli glielo comunico).
> Quelle volte, ho fissato a lungo gli occhi blu di Lady
> Oscar, perdendo la nozione esatta del tempo, dimenticando
> persino l'imbarazzo di venire intercettato.
> La cosa non accadeva : non ho mai realmente compreso se
> fosse inconsapevole di venire osservata con tanta
> concentrazione, in contemplazione estatica.
> Era facilmente soprappensiero, ma forse non era solo ciò.
> Se fingeva di non accorgersi di quegli scanner ad alta
> risoluzione, devo ammettere che lo faceva con una tale
> disarmante naturalezza da sembrare assolutamente autentica.
> Forse dopotutto non se ne intagliava ...
> O se non se ne curava, la sua indifferenza aveva una purezza
> neutra sconcertante, né fasti*****, né autocompiacimento,
> nulla, una vaga sbadatezza noncurante ...
> Oppure, come ho già scritto, si trattava della mia cappa di
> invisibilità totale.
>
> La indicai a qualche amica del treno, ma erano poco più che
> matricole e non conoscevano Lady Oscar (che secondo me
> poteva spaziare tra i 24 e i 26, quindi essere a ridosso di
> laurea, o forse una dottoranda in anticipo sulla media).
> Il fatto che fosse sempre da sola non agevolava il carpire
> dati. Mi immaginavo, non so perché, che potesse essere di
> Economia (elegante, distaccata) o Architettura, o al massimo
> di Giurisprudenza.
> Il fatto che fosse solitaria, lei, così bella, mi suonava
> strano davvero, ma mi attirano le persone insolite, quindi
> pioveva sul bagnato.
>
> Una volta in treno chiesi a Monica di indagare. La vedevo
> abbastanza spesso, con lei ci parlavo senza problemi, veniva
> dalla mia stessa facoltà e la consideravo un po' una
> pivella. Parecchio tempo dopo, ebbi l'occasione di fare un
> viaggio con la mia ex, e mi fece notare che Monica mi stava
> abbastanza dietro, e che non notavo un ******* al solito.
> Alla mia indispettita replica che si sbagliava, e che era
> anche fidanzata, sottolineò che non capivo un ******* anche.
> Non so. Ad ogni modo, non credo che ci sia stato dolo sul
> fatto di non avermi saputo aiutare a reperire informazioni
> sulla fata bionda. Non era del suo giro e stop, bando alle
> dietrologie.
> Di Monica non mi sarei nemmeno ricordato, se non mi fossi
> messo a scrivere di Lady Oscar, scavando attorno alle cose
> che la riguardarono come un archeologo attorno a una
> reliquia. Non ricordo se fosse bella o meno. Tanto all'epoca
> non l'avrei notato. Aveva un negozio di famiglia, tra Ronco
> e Serravalle Scrivia. Spero che la vita le abbia sorriso, a
> prescindere.
>
> ***
>
> Il mio primo, involontario, e impreparato contatto con LAdy
> Oscar fu brevissimo, nondimeno devastante e distruttivo
> nella sua fugacità.
> Ricollegandomi al preambolo, a me è sempre piaciuta molto la
> satira, la respiravo, la masticavo e la sputavo
> regolarmente, caustico e pungente. Ebbene, a mia insaputa,
> un giorno Lady Oscar, eterea, raffinata e trasognata, capitò
> in coda DIETRO di me, per un'unica, fottuta volta.
> Ma non la vidi se non fino ai distributori. A quel punto
> stavo allungando una mano verso un piatto (di cosa no so, ho
> Freudianamente rimosso il dettaglio), e con una voce
> flautata mi sentii dire dietro la schiena, b*****mente : "Oh,
> la prendi tu ?". Ci eravamo quasi incrociati, inavvertitamente.
> Mi girai e lo stupore di averla davanti (com'era alta, tra
> l'altro !) mi destabilizzò. Ma, totalmente fuori luogo,
> gesticolando come il Margiotta di Rino e Pino (Tunnel,
> 1983), non trovai di meglio che dire, con voce rauca e
> gutturale, artefatta : "Ehi amico, hai detto a me ?".
> Lady Oscar scattò indietro intimorita, controllata ma
> spaventata e distolse lo sguardo, in cui lessi : 'E' pazzo
> e/o strano !'.
> Mi girai rigido come una statua di sale, con espressione
> agghiacciata e di stupore per quanto me la fossi giocava male.
> 'Evidentemente non conosce i due Pinoli ! ******* !'. Mi
> dissi. Ma mi era uscita prima che potessi pensare a frasi
> adatte a una fata. Avevo ancora in ******* i colpi normali
> della vita quotidiana.
> Lasciò accumulare ritardo. Si dileguò. E a testa bassa non
> tentai di rabberciare il disastro.
>
> Non solo.
> Cominciai a vederla anche meno (ma non a causa mia), e mi
> feci l'idea che si fosse laureata. Poi quasi più.
>
> Bruciava assai, anche se avevo poco tempo per pensarci, e
> cmq mi ripetevo che tanto non avevo perso niente, non mi ero
> giocato nulla, perché quella era di una cilindrata
> superiore, e non ero mai stato in gioco con lei.
> Ad ogni modo, a prescindere, avrei voluto poter cancellare
> quella grottesca sparata comica così fuori luogo.
> Una frase gentile invece ... "Ma no, la prenda lei
> signorina, prego !".
> E invece : "Ehi amico, hai detto a me ?". Gesù !
>
> Dopo parecchio la rividi di nuovo.
>
> Fu la prima e sola volta che meritai il suo (e diffuso)
> esame, perché rovistavo negli avanzi delle braciole altrui
> sul nastro trasportatore e li mettevo in un sacco.
> Ora, oggettivamente, non credo che alcuno sano di mente
> potesse anche solo ipotizzare che prendessi pezzi di carne
> da piatti altrui per me stesso, a prescindere dal non sapere
> che sono vegano. Tuttavia, pare che la gente non abbia
> grande immaginazione. O forse nessuno sapeva che c'era una
> colonia felina di randagi nella salita San Martino. O
> infine, a quasi nessuno tranne me, fotteva un ******* a
> sufficienza da rovistare nello schifo di nastro.
>
> Mi guardava da lontano con un vago senso d'orrore e ribrezzo.
> Fu l'unica volta che le sorrisi, ma non era un sorriso
> amabile, ma sprezzante, come a dire : "'Mbe ? Che ******* vuoi
> ? Che hai da guardare ? Si, sto frugando nell'immondizia,
> hai qualche problema ?".
> Perché nessuno, nemmeno una Fata Bionda, deve ficcare il
> naso tra me e i gatti. Essi sono 'a parte'.
> E scossi il capo, e continuai a scuoterlo disgustato nel
> mentre che arpionavo mezze braciole avanzate, pensando agli
> spelacchiati mingherlini di salita San Martino, che vivevano
> in un angolo fetido di una città fetida.
>
> Passò altro tempo, parecchio credo. A sufficienza da far
> sfumare quell'episo***** di incomprensione, a cui peraltro ero
> abituato e immunizzato.
>
> Poi la rividi mentre stavo andando a portare il mio vassoio
> vuoto al nastro trasportatore (era estate, NdR). Io non
> avanzo mai niente, oltre a non cadere mai (come dice il
> titolo), piuttosto scoppio ma non butto cibo, è qualcosa che
> mi risulta insopportabile, nemmeno per le più trite
> considerazioni razionali, no è istintivo, qualcosa di
> interiorizzato da non doverci pensare : il cibo non si butta
> mai. Punto, è un dogma. A meno che non faccia schifo, è
> chiaro, ma sono prudente nell'av*****armi in cose
> incognite, e di norma finisco anche quelle salvo rammentare
> di non farlo mai più.
>
> Ebbene, rallentai il passo arrovellandomi su cosa avrei
> potuto dire, se fare un cenno di saluto o meno, rimuginando
> sul fatto di non avere nessun motivo plausibile per
> fermarmi, non invitato, sconosciuto, al suo tavolo. Chissà
> perché era sempre sola, tra l'altro ...
>
> Ma accadde l'inaudito, impossibile.
> Per nessuna ragione particolare caddi in avanti, disteso,
> nel corridoio tra le ******* di sedie, con un baccano enorme
> del vassoio e tintinnare di posate che volavano.
> Non ha senso, perché non cado nemmeno pattinando su
> ghiaccio, ho montato una torre di ponteggi di nove metri
> stando in piedi sulle stanghe di ferro dei tubi innocenti,
> non ho un equilibrio 'umano', credo di essermi felinizzato.
> Eppure praticamente all'altezza della sua sedia, mi sono
> inciampato su me stesso assurdamente e ho rovesciato tutto.
> Per fortuna che lucido i piatti, se no oltre alla beffa ci
> sarebbe stato il danno di lordarmi di avanzi.
>
> Non ho nemmeno osato girare la testa a guardarla, mi sono
> rialzato, rattrappito d'orrore (pur non essendomi fatto
> niente, ero raggelato dalla seconda figura raccapricciante,
> e stupefatto), e sono strisciato via, aggobbito. Mi veniva
> quasi da ridere, perché pareva il frutto di una regia surreale.
> Ad ogni modo, era successo. A volte la racconto
> (dilungandomi meno) per riderci sopra.
> Non ero ancora uscito dalla mensa, che già pensavo a Lady
> Oscar al passato, sia pure con rimpianto.
>
> ***
>
> La memoria di lei ha un lungo buco, di 1 anno almeno, forse
> di più.
>
> ***
>
> In seguito mi capitò di vederla, e la cosa più bizzarra, fu
> lo scoprire che non era né ligure o di Genova, come avevo
> supposto. Invece, curiosamente, abitava nella mia stessa
> città natale. Non l'avevo mai vista, ma io non uscivo quasi
> lì, e per i vari lavori stavo o a Genova o a Casale
> Monferrato, o altrove.
>
> Pur avendo il viaggio da fare, eravamo entrambi con amici, e
> cmq non avevo nessun motivo (o speranza) di tentare di
> infiltrarmi nella cerchia dei suoi. Non ricordava di sicuro
> del tipo strano che le era capitombolato davanti in mensa
> tempo prima.
>
> E' stata la prima e unica persona che ho seguito (nel senso
> letterale di pedinato" in vita mia, seppure senza altro
> scopo concreto di sperare di vederla. E tale resterà, tra
> l'altro.
>
> Altro tempo dopo, non so esattamente quanto, mi capitò di
> incontrarla nell'ufficio di un grosso negozio (o brico, o
> ferramenta o edilizia, per informazioni). Era sempre bella,
> ma non mi faceva più esattamente lo stesso effetto
> catastrofico. Inoltre mi dava l'ineffabile sensazione di
> "essersi sistemata", di avere una vita ordinata,
> strutturata, di essere anche inquadrata come segretaria, e
> boh, persino meno permeabile di come allora mi fosse parsa
> irraggiunbile. La sensazione che non sarei più stato
> soltanto io ad essere invisibile e inadeguato, ma che al di
> là della sua biondezza, della sua pelle lunare, in realtà
> non avremmo mai avuto niente di che parlare o da spartire.
> Sicché la goffa storia di Lady Oscar è stata mandata in
> soffitta a prendere polvere come ricordo 'inattivo', uno tra
> i tanti "non performing memories".
>
> Come si chiamasse, forse non l'ho mai scoperto ... o se si,
> me lo sono dimenticato. Forse per il pensiero di non avere
> niente da rimpiangere. Se mi ricapitasse, me la giocherei
> altrettanto male o molto probabilmente persino peggio.
>
> ***
>
> Disclaimer:
>
> E' tardi, non ho voglia di rileggere, e chiedendo venia ai
> minuziosi cesellatori e ai cultori della forma, la butto nel
> mare della rete come una bottiglia in mare, appena
> rigurgitata dopo un bel numero di annetti. Quasi venti. Ma
> sono soddisfatto, perché iniziando a scrivere pensavo di
> ricordare molto meno, poi una volta avviata la procedura di
> recupero dati silenti, la concatenazione dei cluster persi,
> alla fine ho racimolato una discreta percentuale.
> In effetti ho sempre e solo scritto qui per aiutare me
> stesso a non dimenticare, per mettere alcuni frammenti di
> ricordi in un posto distinto dalla mia sfera di controllo.
>
>
>
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> --
> 1) Resistere, resistere, resistere.
> 2) Se tutti pagano le tasse, le tasse le pagano tutti
> Soviet_Mario - (aka Gatto_Vizzato)
>
>
> ---
> Questa e-mail è stata controllata per individuare virus con Avast antivirus.
> https://www.avast.com/antivirus

dunque è autobiografico..... ma l'avevo messo in dubbio perchè mi hanno
insegnato così;... Bella la caduta, al posto della fata l'avrei vissuta
come una presa per il ******* vista la risposta che le avevi dato
precedentemente - hei amico, hai detto a me?-

le parole di lusso tu le usi quasi sempre, ho letto le cronache dei gatti ed è
un lusso sfrenato. Ci sono scrittori che usano parole modeste in frasi di
lusso, tu invece usi parole di lusso in frasi di lusso, ( ora non è che mi
sento di elencartele) però tra le righe sei carino, questo è il punto.

mi sento una ******* mentre ti dico che io sono solo vegetariana da quando ero
in età scolare, e la cosa grave è che mangiare formaggi o uova non mi fa
sentire in colpa al punto da rinunciarvi. Se non mangiassi neanche i formaggi e
le uova, vivrei soltanto di riso integrale (le verdure mi sono indigeste.) e
per quanto mi senta pacifica nel masticarlo, dopo poche ore mi mancano le
energie. Ho notato comunque che chi mangia molta carne rossa ha molta forza in
tutto, anche nel prevaricare il prossimo e se ne fotte di tutto tranne che di se
stesso. Ma a cosa serve avere tutta quella forza ...

In questi ultimi anni vivo meglio le feste di Natale, perchè le vivo come un
gioco. Non so cosa tu intenda per"essere credente" però so che l'intelligenza
della mente non può arrivare al non manifestato. Soltanto quando la mente
collassa ci puoi arrivare, perchè a quel punto arriva l'essenza del tuo Essere.
Comunque bando alle ciance che son cose che se uno vuole sapere in profondità
se le cerca, io ti dico che stasera mi leggerei volentieri un altro episo*****
della tua vita, e a te non dovrebbe proprio costar fatica scrivere. Un tempo
scrivevo molto, scrivevo ovunque, mi scrivevo anche delle lettere, ora non
scrivo quasi più. Non sento la necessità di farlo. E non ho più idee.
Però prima o poi scriverò pur io una cosa che ho fatto in un passato recente e
di cui il mio ego si vergogna.

ciao, un bacio ai tuoi gatti.
Soviet_Mario 22 Dic 2016 22:42
Il 22/12/2016 22.12, hastridmodifica ha scritto:
> Il giorno mercoledì 21 dicembre 2016 02:18:15 UTC+1, Soviet_Mario ha scritto:
>> Intro : chiedo venia per refusi, errori, inconsistenze :
>> vedasi il disclaimer finale
>>
CUT

(perché non tagli mai il testo ? Era lungo, e risulta noioso
a chi lo avesse già letto ...)

>
> dunque è autobiografico.....

definitely !

> ma l'avevo messo in dubbio perchè mi hanno insegnato così;... Bella la
caduta, al posto della fata l'avrei vissuta
> come una presa per il ******* vista la risposta che le avevi dato
precedentemente - hei amico, hai detto a me?-

non poteva ricordarla, presumo. Gli eventi senza senso,
relativi a persone di cui non ti importa nulla, svaniscono
subito. Poi che cavolo di presa per il ******* è ?
Mi pare della serie "tagliarsi i ******* per far torto alla
moglie" :)

>
> le parole di lusso tu le usi quasi sempre, ho letto le cronache dei gatti ed
è un lusso sfrenato.

ahh hah ah ah ah ... boh. Non so esattamente cosa sia questo
lusso, ma quando scrivo di gatti è una cosa a parte. Mi
prefiggo proprio di sortire un effetto bizzarro, e le parole
ricercate o usate in accezioni inconsuete mi danno la
sensazione giusta. In questo pezzo no, non ci tiravo proprio
perché non mi pareva adatto. Doveva essere autoironico e
blandamente comico, sicché la ricercatezza ci stona, se è
questo poi il "lusso".

> Ci sono scrittori che usano parole modeste in frasi di lusso, tu invece usi
parole di lusso in frasi di lusso, ( ora non è che mi sento di elencartele)
però tra le righe sei carino, questo è il punto.

carino = fare tenerezza ? :) Immagino di si. Pure un mio
amico a cui avevo promesso il pezzo, per tirarlo su di
morale, mi ha detto l'esatta identica cosa.

>
> mi sento una ******* mentre ti dico che io sono solo vegetariana da quando ero
in età scolare,

probabilmente la carne non ti piace proprio. A me in realtà
si. Come gusto intendo, mi piace, ricordo che mi metteva una
frenesia squalesca. E per i primi anni dopo che avevo
smesso, il semplice profumo mi scatenava una sorta di crisi
di astinenza. Poi la cosa è diventata neutra. Oggi, più
spesso che non, certi odori (insaccati, sangue, etc) mi
mettono invece una più o meno vaga nausea.

Altri che trovavo repellenti, dopo molto tempo e lentamente,
hanno cominciato a piacermi. Ad es. i broccoli e le cipolle.
Credo che da un lato il cervello abbia bisogno di lunghi
periodi di prova per consolidare, verificare se l'organismo
funziona bene, meglio, peggio, se si creano carenze o meno,
e solo dopo che il benessere si stabilizza comincia a
registrare in modo stabile le percezioni di "reward" (la
sensazione piacevole di ricompensa che associa a eventi che
producono benessere).
La cosa poi non è disgiunta, penso (e non sono il solo)
all'adattamento pure lento del "micro-bioma", la flora
batterica, mutevole a volte, simbionte.

Ci vuole pazienza per sviluppare una flora batterica stabile
e benefica, la qual cosa avviene fornendo una costanza di
prebiotici, sostanze nutrienti adatte, non utili a noi ma
utili a loro. Se la flora è favorevole, da molti benefici.

Se interessa, posso spiegare meglio e dilungarmi, mi sono
documentato molto su questo aspetto, e oggi giorno vari
medici sono arrivati a sperimentare persino l'eterotrapianto
di microflora (un modo elegante di definire un concetto
apparentemente osceno).

Di fatto per lungo è stato sottovalutata l'importanza enorme
dell'intestino nella immuno-competenza. Lo si pensava solo
un tubo poroso, ma è l'interfaccia con l'ambiente esterno
più soggetta ad attacchi perché è fatto per non essere
impermeabile. La flora simbiotica può aiutare molto la
salute o anche danneggiarla molto, secondo di che flora si
tratta.

> e la cosa grave è che mangiare formaggi o uova non mi fa sentire in colpa al
punto da rinunciarvi.

beh è strano nella stessa frase parlare di mancanza di sensi
di colpa e di gravità :)
Cmq la vita è tanto più faticosa quanto più si pretende di
essere coerenti.

> Se non mangiassi neanche i formaggi e le uova, vivrei soltanto di riso
integrale (le verdure mi sono indigeste.)

uhm ... è una questione di abitudine nel senso che dicevo
sopra. In sé pochissime verdure sono indigeste, salvo che
siano cucinate in modi pesanti (tipo patate fritte,
peperonata). Però se la flora batterica non è specializzata
nel gestire molta fibra solubile, subentra un senso di
gonfiore (che non è vera pesantezza, ma un senso fisico di
dilatazione fasti*****so).
Quel che non funge è assumere dosi molto variabili nel tempo
di fibre, sarebbe utile incrementare piuttosto lentamente,
senza interruzioni.
Quando un nutriente arriva sistematicamente, si crea una
nicchia biologica stabile e qualche ceppo che sa come
usarlo, prospera.

> e per quanto mi senta pacifica nel masticarlo, dopo poche ore mi mancano le
energie.

chissà, forse non hai la glicemia molto stabile. Non è
facile capire cosa possa esserci alla base della sensazione.

> Ho notato comunque che chi mangia molta carne rossa ha molta forza in tutto,

mah, quello della forza è un po' un luogo comune. I
gladiatori mangiavano pane, cipolle e lenticchie.
Vero che rende psicologicamente aggressivi. Credo che sia
una reazione alla morte, una forma di indurimento necessario
per non pensarci.

> anche nel prevaricare il prossimo e se ne fotte di tutto tranne che di se
stesso. Ma a cosa serve avere tutta quella forza ...

a fare quel che dici :)

>
> In questi ultimi anni vivo meglio le feste di Natale, perchè le vivo come un
gioco. Non so cosa tu intenda per"essere credente"

beh, avere fede in uno (o più) ******* Dei. Se lo fossi, sarei
monoteista o al massimo manicheo (duopolio). E se fossi
manicheo, crederei al primato assoluto del Male. Già ci
credo pur senza essere credente !

> però so che l'intelligenza della mente non può arrivare al non manifestato.

concordo, in quanto agnostico. SE esiste, sicuramente ci ha
preso le misure e si è nascosto un po' o tanto oltre quanto
lontano potevamo guardare. Noi e non solo noi ovviamente.

> Soltanto quando la mente collassa ci puoi arrivare,

e chi lo dice che quello sia arrivare a qualcosa, e non
soltanto l'illusione autoindotta di essere arrivati a qualcosa ?

> perchè a quel punto arriva l'essenza del tuo Essere.

mah, non so che sia esattamente questa essenza, ma non penso
che la perdita anche parziale di autocoscienza, comunque
indotta, faccia giungere a chissà che.

> Comunque bando alle ciance che son cose che se uno vuole sapere in profondità
se le cerca

sicuro ... cercare cerco, ho cercato, e cercherò. Pur
pensando che non troverò. Ma se c'è la fame, la ricerca va
avanti anche se non presumi che serva. A tempo perso, diciamo

>, io ti dico che stasera mi leggerei volentieri un altro episo***** della tua
vita,

:) eh ... sono cose che o ti "scappano" o non ti scappano.
Al momento non mi scappa niente ...

> e a te non dovrebbe proprio costar fatica scrivere.

non è una questione di fatica, ma se non scappa manca
l'ispirazione e la motivazione. Se scrivo in quello stato
mentale, ancorché in modo grammaticalmente più corretto, mi
escono delle scialbe didascalie.

> Un tempo scrivevo molto, scrivevo ovunque, mi scrivevo anche delle lettere,
ora non scrivo quasi più. Non sento la necessità di farlo. E non ho più idee.
> Però prima o poi scriverò pur io una cosa che ho fatto in un passato recente
e di cui il mio ego si vergogna.

ok, la leggerò. Cmq lurko part time qui. Non leggo quasi mai
più nulla sino in fondo, ma iniziare si.

>
> ciao, un bacio ai tuoi gatti.
>
>

grazie, riporterò :)

>
>


--
1) Resistere, resistere, resistere.
2) Se tutti pagano le tasse, le tasse le pagano tutti
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ADPUF 18 Feb 2017 19:30
Soviet_Mario 22:42, giovedì 22 dicembre 2016:

>> ciao, un bacio ai tuoi gatti.
>>
>>
>
> grazie, riporterò :)


Forse sarebbe più gradita una grattatina...


Bella storia, SM, l'ho letta d'un fiato, ci ho anche trovato
qualcosa di mio.


--
AIOE °¿°
Soviet_Mario 18 Feb 2017 20:48
On 18/02/2017 19.30, ADPUF wrote:
> Soviet_Mario 22:42, giovedì 22 dicembre 2016:
>
>>> ciao, un bacio ai tuoi gatti.
>>>
>>>
>>
>> grazie, riporterò :)
>
>
> Forse sarebbe più gradita una grattatina...

ah somministro entrambi, anche contemporaneamente :)

>
>
> Bella storia, SM, l'ho letta d'un fiato, ci ho anche trovato
> qualcosa di mio.

eh beh, pochi di noi non hanno alle spalle qualche terribile
gaffe che vorrebbero cancellare :)

>
>


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Liutbald 21 Feb 2017 18:46
Il 21/12/2016 02:18, Soviet_Mario ha scritto:


> E' tardi, non ho voglia di rileggere, e chiedendo venia ai minuziosi
> cesellatori e ai cultori della forma, la butto nel mare della rete come
> una bottiglia in mare, appena rigurgitata dopo un bel numero di annetti.
> Quasi venti. Ma sono soddisfatto, perché iniziando a scrivere pensavo di
> ricordare molto meno, poi una volta avviata la procedura di recupero
> dati silenti, la concatenazione dei cluster persi, alla fine ho
> racimolato una discreta percentuale.
> In effetti ho sempre e solo scritto qui per aiutare me stesso a non
> dimenticare, per mettere alcuni frammenti di ricordi in un posto
> distinto dalla mia sfera di controllo.


E' una gran bella bottiglia, se posso. Non capisco, però. O meglio lo
capisco pure troppo bene. Ma non potevi semplicemente parlarle ?


Liutbald
Soviet_Mario 21 Feb 2017 19:50
On 21/02/2017 18.46, Liutbald wrote:
> Il 21/12/2016 02:18, Soviet_Mario ha scritto:
>
>
>> E' tardi, non ho voglia di rileggere, e chiedendo venia ai
>> minuziosi
>> cesellatori e ai cultori della forma, la butto nel mare
>> della rete come
>> una bottiglia in mare, appena rigurgitata dopo un bel
>> numero di annetti.
>> Quasi venti. Ma sono soddisfatto, perché iniziando a
>> scrivere pensavo di
>> ricordare molto meno, poi una volta avviata la procedura
>> di recupero
>> dati silenti, la concatenazione dei cluster persi, alla
>> fine ho
>> racimolato una discreta percentuale.
>> In effetti ho sempre e solo scritto qui per aiutare me
>> stesso a non
>> dimenticare, per mettere alcuni frammenti di ricordi in un
>> posto
>> distinto dalla mia sfera di controllo.
>
>
> E' una gran bella bottiglia, se posso. Non capisco, però. O
> meglio lo capisco pure troppo bene.

ti è sfuggito l'accenno (se l'ho scritto, non ricordo :))
dove la definisco di "classe superiore" o forse "di un'altra
categoria".
Come voler allungare una mano ad acchiappare una stella
rilucente e remota.

> Ma non potevi
> semplicemente parlarle ?

Sostanzialmente c'era un elevatissimo mismatch nel FdSI
(Fattore di Sfiga Intrinseco)
Sarebbe stato utile al pezzo in effetti, perché avrei
raggiunto l'apoteosi dell'auto-mortificazione vana :)
Il Nerd che abborda la barbie si vede nelle soap opera, temo
... poi non so

>
>
> Liutbald
>


--
1) Resistere, resistere, resistere.
2) Se tutti pagano le tasse, le tasse le pagano tutti
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Liutbald 21 Feb 2017 20:46
Il 21/02/2017 19:50, Soviet_Mario ha scritto:
> On 21/02/2017 18.46, Liutbald wrote:

>> E' una gran bella bottiglia, se posso. Non capisco, però. O
>> meglio lo capisco pure troppo bene.
>
> ti è sfuggito l'accenno (se l'ho scritto, non ricordo :)) dove la
> definisco di "classe superiore" o forse "di un'altra categoria".
> Come voler allungare una mano ad acchiappare una stella rilucente e remota.

No, no. E non so perché, a tratti mi ha ricordato William Gibson.
Capisco la riluttanza ad approcciare, soprattutto quando c'è grande
coinvolgimento emotivo. Ma l'ho imparato a mie spese, nel tempo: il what
if è peggiore di qualsiasi rifiuto o figura di *******


>> Ma non potevi
>> semplicemente parlarle ?
>
> Sostanzialmente c'era un elevatissimo mismatch nel FdSI (Fattore di
> Sfiga Intrinseco)
> Sarebbe stato utile al pezzo in effetti, perché avrei raggiunto
> l'apoteosi dell'auto-mortificazione vana :)
> Il Nerd che abborda la barbie si vede nelle soap opera, temo ... poi non so

E non lo saprai mai. Il senso è questo, no ?


Liutbald
Soviet_Mario 21 Feb 2017 23:25
On 21/02/2017 20.46, Liutbald wrote:
> Il 21/02/2017 19:50, Soviet_Mario ha scritto:
>> On 21/02/2017 18.46, Liutbald wrote:
>
>>> E' una gran bella bottiglia, se posso. Non capisco, però. O
>>> meglio lo capisco pure troppo bene.
>>
>> ti è sfuggito l'accenno (se l'ho scritto, non ricordo :))
>> dove la
>> definisco di "classe superiore" o forse "di un'altra
>> categoria".
>> Come voler allungare una mano ad acchiappare una stella
>> rilucente e remota.
>
> No, no. E non so perché, a tratti mi ha ricordato William
> Gibson. Capisco la riluttanza ad approcciare, soprattutto
> quando c'è grande coinvolgimento emotivo. Ma l'ho imparato a
> mie spese, nel tempo: il what if è peggiore di qualsiasi
> rifiuto o figura di *******

uhm ... l'unica cosa che rimpiango, sono le figuracce fatte
in realtà. Non mi chiedo what if come non me lo chiedevo
allora. Anche se con le budelle annodate, la parte razionale
del mio cervello resta straordinariamente gelida e
*****itica, e giustamente impietosa. Non avevo nessuna chance
reale da giocarmi. Solo la carta di un'altra figura patetica.

>
>
>>> Ma non potevi
>>> semplicemente parlarle ?
>>
>> Sostanzialmente c'era un elevatissimo mismatch nel FdSI
>> (Fattore di
>> Sfiga Intrinseco)
>> Sarebbe stato utile al pezzo in effetti, perché avrei
>> raggiunto
>> l'apoteosi dell'auto-mortificazione vana :)
>> Il Nerd che abborda la barbie si vede nelle soap opera,
>> temo ... poi non so
>
> E non lo saprai mai.

oh ... in realtà lo sapevo allora come lo so adesso.
Abbiamo l'intuizione e i "neuroni specchio". Basta imparare
a usarli per simulare approssimativamente prima di agire,
sulla base anche di info tratte dal linguaggio extraverbale
altrui. Sono istintivamente portato a decodificare queste
informazioni, e parlano in modo più sincero e meno
diplomatico delle parole, salvo che nelle spie
professioniste ovviamente.

> Il senso è questo, no ?

non mi ridurrò a citare Vasco Rossi ... ma non c'è un senso
:) Ho fatto delle *****ate esilaranti, e volevo giusto
rievocarle, in modo che mi restassero di "monitor" :)
L'atto di consolidare il ricordo e sviscerarlo, è invero, a
suo modo, una sorta di esorcismo.

>
>
> Liutbald
>


--
1) Resistere, resistere, resistere.
2) Se tutti pagano le tasse, le tasse le pagano tutti
Soviet_Mario - (aka Gatto_Vizzato)


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Liutbald 22 Feb 2017 13:14
Il 21/02/2017 23:25, Soviet_Mario ha scritto:

> oh ... in realtà lo sapevo allora come lo so adesso.
> Abbiamo l'intuizione e i "neuroni specchio". Basta imparare a usarli per
> simulare approssimativamente prima di agire, sulla base anche di info
> tratte dal linguaggio extraverbale altrui. Sono istintivamente portato a
> decodificare queste informazioni, e parlano in modo più sincero e meno
> diplomatico delle parole, salvo che nelle spie professioniste ovviamente.

Sono dati elastici ed estremamente volatili. Oltretutto riconducibili a
fattori extra o esterni non direttamente legati alla danza binaria
uomo-donna. Puoi sbagliare e con discreta facilità. Soprattutto è assai
semplice riscontrare ciò che il tuo cervello cerca e vuole vedere, vale
a dire un'algida fata bionda che non te se inculerà di pezza manca a
botte di cannone.


> L'atto di consolidare il ricordo e sviscerarlo, è invero, a suo modo,
> una sorta di esorcismo.

Dici ?



Liutbald
ADPUF 23 Feb 2017 00:20
Liutbald 20:46, martedì 21 febbraio 2017:
> Il 21/02/2017 19:50, Soviet_Mario ha scritto:
>> On 21/02/2017 18.46, Liutbald wrote:
>
>>> E' una gran bella bottiglia, se posso. Non capisco, però. O
>>> meglio lo capisco pure troppo bene.
>>
>> ti è sfuggito l'accenno (se l'ho scritto, non ricordo :))
>> dove la definisco di "classe superiore" o forse "di un'altra
>> categoria". Come voler allungare una mano ad acchiappare una
>> stella rilucente e remota.
>
> No, no. E non so perché, a tratti mi ha ricordato William
> Gibson. Capisco la riluttanza ad approcciare, soprattutto
> quando c'è grande coinvolgimento emotivo. Ma l'ho imparato a
> mie spese, nel tempo: il what if è peggiore di qualsiasi
> rifiuto o figura di *******
>
>
>>> Ma non potevi
>>> semplicemente parlarle ?
>>
>> Sostanzialmente c'era un elevatissimo mismatch nel FdSI
>> (Fattore di Sfiga Intrinseco)
>> Sarebbe stato utile al pezzo in effetti, perché avrei
>> raggiunto l'apoteosi dell'auto-mortificazione vana :)
>> Il Nerd che abborda la barbie si vede nelle soap opera, temo
>> ... poi non so
>
> E non lo saprai mai. Il senso è questo, no ?



C'è quel famoso detto:
"meglio avere rimorsi che avere rimpianti"

Mah...


--
AIOE °¿°
Liutbald 23 Feb 2017 04:26
Il 23/02/2017 00:20, ADPUF ha scritto:

> C'è quel famoso detto:
> "meglio avere rimorsi che avere rimpianti"
>
> Mah...
******* i detti. ******* gli adagi.


Sono tutti morti.



Liutbald
hastridmodifica 18 Mag 2017 02:11
Il giorno mercoledì 21 dicembre 2016 02:18:15 UTC+1, Soviet_Mario ha scritto:
> Intro : chiedo venia per refusi, errori, inconsistenze :
> vedasi il disclaimer finale
>
> ***
>
> Prologo
> Correva l'anno 1998, ma un lustro prima, era corso il 1993.
> Sull'allora Rai 3 Serena Dandini conduceva Tunnel, ove, tra
> gli altri, si esibivano i comici genovesi Olcese e
> Margiotta, nelle parti di Rino e Pino.
> Costoro interloquivano con dialoghi minimalisti come il
> seguente.
> R/P : "Hai detto a me ? Ehi amico, hai detto a me ?".
> P/R : "Si !"
> R/P : *******
> P/R : "Fottiti".
>
> Margiotta in particolare, pronunciava la prima domanda con
> voce gutturale, rauca, sottolineata da una gestualità
> mediterranea enfatizzata sino al grottesco, indicando sé
> stesso con ampi gesti plateali e pacchiani.
> Io lo imitavo volentieri, straordinariamente bene, per
> quanto forse Tunnel fosse una trasmissione di non amplissima
> audience e quindi non necessariamente l'imitazione risultava
> facilmente riconoscibile (questo, col senno di poi, se non
> altro).
> Del resto imitavo persino meglio il Gabibbo, ma questo, pur
> essendo riconoscibilissimo, non c'entra una beneamata m.
>
> /Prologo
>
> ***
>
> Il 1998 era un anno di aspettative ancora non del tutto
> frustrate, un anno di stasi pur con molte cose in movimento.
> Facevo una vita faticosissima, pendolaro in due città
> contemporaneamente, talvolta nella stessa giornata. Ero al
> secondo anno di dottorato, ma stavo lavorando al piano B di
> salvataggio, e di conseguenza avevo anche accettato una
> supplenza parziale, patteggiando la rinuncia alla borsa di
> stu***** col fatto che il coordinatore non fosse
> eccessivamente fiscale con la presenza in dipartimento. Se
> chiuse un occhio, era perché, citando Poletti, non avrebbe
> rimpianto un potenziale candidato che si levasse dai
> ******* rinunciando a complicare i concorsi altrui.
> L'ideale si sa, è il bando ad personam, e il più sicuro è
> quello senza concorrenti che si presentino. Quella supplenza
> sembrava (e in effetti lo fu) la exit strategy per non
> cadere proprio sul deretano. Ma divago.
> Il punto saliente era il fatto di mangiare e studiare in
> treno, e fare due lavori contemporaneamente per un paio di
> anni almeno. A trentanni per qualche tempo si regge.
>
> In mensa, quando potevo andare, ho spesso sempre mangiato da
> solo. Più precisamente spesso iniziavo da solo (talvolta in
> compagnia), ma invariabilmente terminavo da solo perché ero
> lento, il più lento, evidentemente oltre i limiti di
> sopportazione altrui. Non me ne fotteva un ******* : a me
> piace mangiare da solo. Inoltre leggevo o scrivevo, nel
> frattempo e avevo la testa tra le nuvole.
>
> Ah, si ... la città è la Genova di fine anni 90,
> pre-millennial, e la mensa in questione, posto che ancora
> esista, era annessa alla Casa dello Studente di Viale
> non-me-lo-ricordo : non la mensa del San Martino né quella
> di Valletta Puggia (via Dodecaneso), quella sul corso
> principale, che mi sovverrà certamente dopo aver postato
> inesorabilmente.
> Si mangiava male, ma per poco. Con la tessera di dottorando
> mangiavo al prezzo della terza fascia.
> Allora ero "solo" vegetariano, non ancora vegano, ma in
> quella mensa faceva poca differenza, anzi invero nessuna.
> C'era poca roba da scegliere, ma sopravvivevo lo stesso.
>
> ---inciso---
> per chi mi detesta, anche solo epidermicamente, il finale di
> questa storia sarà una soddisfazione : bene se la goda pure.
> MA fino a un certo punto, poiché a me num me ne fott
> proprio. Per i (pochi) estimatori, forse suonerà triste. Ma
> la realtà non è per forza a lieto fine. E' quella che è.
> L'unica consolazione, o forse la beffa suprema, è che se
> potessi riavere ancora, e più volte le stesse carte, non
> saprei rigiocarmele bene e perderei la mano lo stesso.
> Sicché c'è del bene nell'implacabile freccia del tempo.
> ---fine inciso---
>
>
> La prima volta che la vidi, la prima di poche volte
> distribuite nell'arco di molti mesi, pensai che fosse la
> materializzazione in carne ed ossa di Lady Oscar Françoise
> de Jairjaix (personaggio apocrifo della matita di Ryoko
> Ikeda, mandato in onda prima del 1985).
> Io avevo sempre amato Lady Oscar, sin dalla prima volta che
> vidi l'"anime", da diciassettenne. In effetti non mi è
> ancora esattamente indifferente a 50 anni, e ho rimaneggiato
> ed inserito varianti di quel personaggio praticamente in
> tutti i libri che ho scritto in seguito (all'epoca lavoravo
> al primo, o al secondo, o entrambi).
>
> Non mi appassionano le discussioni e i distinguo tra cotte,
> innamoramenti, amori etc, sono assolutamente superficiale,
> istintivo e animale in quell'ambito almeno quanto sono
> razionale nel resto.
> Ho una mia idea delle cotte che si basa sul
> pattern-matching, come il riconoscimento dei volti.
> Credo che ognuno abbia in testa una costellazione di
> "features", di tratti (somatici e caratteriali, inclusa
> gestualità e posture), di caratteristiche astratte
> distillate da varie persone diverse che si cristallizzano
> come unità fondamentali in memoria. E sulla base di quelle
> ci si formano immagini mentali idealizzate su cui si
> riscontrano le persone reali. Oppure non so se sia una cosa
> comune, ma io funziono così, e non posso che funzionare così.
> Il mio background è stato in parte forgiato dal canone
> estetico "Elfico" del Signore degli Anelli, mescolato con
> frammenti disneyani e più metal-dark : ad es. figure tipo la
> taciturna guerriera Taarna la Tarakiana (Heavy Metal, Ivan
> Reitman, 1980), e l'ancor più oscura Lady Death, figlia di
> Lucifer.
>
> Siccome non so come si chiamasse, né l'ho mai scoperto, la
> chiamerò Lady Oscar.
> Ha fatto saltare istantaneamente tutti i trigger : i sensori
> che controllano le vie di accesso alla corazza, normalmente
> poco permeabili. Ho potuto guardarla bene perché ero
> invisibile (nel senso che probabilmente non attivavo nessuno
> dei suoi). Era come se mi avessero strappato le immagini
> mitiche direttamente dalla scatola cranica, con tecnologia
> aliena, per ricostruirla.
>
> Non ho idea di che carattere avesse, ma "gentilmente" si
> prestava inconsapevolmente a qualsiasi proiezione.
>
> Dapprima mi colpirono i tratti esteriori fisici, come è
> inevitabile che accada.
> Era pallida, alta e bionda, algida come una fata; snella,
> pur con il ******* impercettibilmente abbondante.
> Non vado pazzo per il ******* abbondante, in realtà, ma nel suo
> caso non era una nota negativa, anzi era più "umanizzante",
> la rendeva meno remota e siderale, un palmo più prossima di
> una fredda stella lontana, probabilmente indice di essere
> molto stu*****sa. Che fosse stu*****sa pensai di poterlo intuire
> anche dal fatto che non sembrava particolarmente ginnica e
> atletica : era naturalmente snella come si addice a una
> fata, non "costruita".
>
> Non so se fosse timida, ma la vedevo sempre fare coda da
> sola, nei momenti di bassa affluenza. Andava in mensa
> tardissimo, e se non ricordo male, non mangiava chissà che.
> Il destino voleva che arrivasse sempre DOPO, e le regole
> delle code non sono molto flessibili.
>
> Ho dimenticato di dire che aveva gli occhi blu, non un
> azzurro slavato, ma carico, profondo, come zaffiri notturni.
> Non li ho potuti guardare molte volte, ma quando è capitato,
> è stato a lungo.
> La cosa è strana, normalmente detesto guardare le persone
> negli occhi ed ancora più essere guardato negli occhi. Fisso
> solo i felini (so che da loro fasti***** a volte, ma me lo
> perdonano, perché li amo, e guardandoli glielo comunico).
> Quelle volte, ho fissato a lungo gli occhi blu di Lady
> Oscar, perdendo la nozione esatta del tempo, dimenticando
> persino l'imbarazzo di venire intercettato.
> La cosa non accadeva : non ho mai realmente compreso se
> fosse inconsapevole di venire osservata con tanta
> concentrazione, in contemplazione estatica.
> Era facilmente soprappensiero, ma forse non era solo ciò.
> Se fingeva di non accorgersi di quegli scanner ad alta
> risoluzione, devo ammettere che lo faceva con una tale
> disarmante naturalezza da sembrare assolutamente autentica.
> Forse dopotutto non se ne intagliava ...
> O se non se ne curava, la sua indifferenza aveva una purezza
> neutra sconcertante, né fasti*****, né autocompiacimento,
> nulla, una vaga sbadatezza noncurante ...
> Oppure, come ho già scritto, si trattava della mia cappa di
> invisibilità totale.
>
> La indicai a qualche amica del treno, ma erano poco più che
> matricole e non conoscevano Lady Oscar (che secondo me
> poteva spaziare tra i 24 e i 26, quindi essere a ridosso di
> laurea, o forse una dottoranda in anticipo sulla media).
> Il fatto che fosse sempre da sola non agevolava il carpire
> dati. Mi immaginavo, non so perché, che potesse essere di
> Economia (elegante, distaccata) o Architettura, o al massimo
> di Giurisprudenza.
> Il fatto che fosse solitaria, lei, così bella, mi suonava
> strano davvero, ma mi attirano le persone insolite, quindi
> pioveva sul bagnato.
>
> Una volta in treno chiesi a Monica di indagare. La vedevo
> abbastanza spesso, con lei ci parlavo senza problemi, veniva
> dalla mia stessa facoltà e la consideravo un po' una
> pivella. Parecchio tempo dopo, ebbi l'occasione di fare un
> viaggio con la mia ex, e mi fece notare che Monica mi stava
> abbastanza dietro, e che non notavo un ******* al solito.
> Alla mia indispettita replica che si sbagliava, e che era
> anche fidanzata, sottolineò che non capivo un ******* anche.
> Non so. Ad ogni modo, non credo che ci sia stato dolo sul
> fatto di non avermi saputo aiutare a reperire informazioni
> sulla fata bionda. Non era del suo giro e stop, bando alle
> dietrologie.
> Di Monica non mi sarei nemmeno ricordato, se non mi fossi
> messo a scrivere di Lady Oscar, scavando attorno alle cose
> che la riguardarono come un archeologo attorno a una
> reliquia. Non ricordo se fosse bella o meno. Tanto all'epoca
> non l'avrei notato. Aveva un negozio di famiglia, tra Ronco
> e Serravalle Scrivia. Spero che la vita le abbia sorriso, a
> prescindere.
>
> ***
>
> Il mio primo, involontario, e impreparato contatto con LAdy
> Oscar fu brevissimo, nondimeno devastante e distruttivo
> nella sua fugacità.
> Ricollegandomi al preambolo, a me è sempre piaciuta molto la
> satira, la respiravo, la masticavo e la sputavo
> regolarmente, caustico e pungente. Ebbene, a mia insaputa,
> un giorno Lady Oscar, eterea, raffinata e trasognata, capitò
> in coda DIETRO di me, per un'unica, fottuta volta.
> Ma non la vidi se non fino ai distributori. A quel punto
> stavo allungando una mano verso un piatto (di cosa no so, ho
> Freudianamente rimosso il dettaglio), e con una voce
> flautata mi sentii dire dietro la schiena, b*****mente : "Oh,
> la prendi tu ?". Ci eravamo quasi incrociati, inavvertitamente.
> Mi girai e lo stupore di averla davanti (com'era alta, tra
> l'altro !) mi destabilizzò. Ma, totalmente fuori luogo,
> gesticolando come il Margiotta di Rino e Pino (Tunnel,
> 1983), non trovai di meglio che dire, con voce rauca e
> gutturale, artefatta : "Ehi amico, hai detto a me ?".
> Lady Oscar scattò indietro intimorita, controllata ma
> spaventata e distolse lo sguardo, in cui lessi : 'E' pazzo
> e/o strano !'.
> Mi girai rigido come una statua di sale, con espressione
> agghiacciata e di stupore per quanto me la fossi giocava male.
> 'Evidentemente non conosce i due Pinoli ! ******* !'. Mi
> dissi. Ma mi era uscita prima che potessi pensare a frasi
> adatte a una fata. Avevo ancora in ******* i colpi normali
> della vita quotidiana.
> Lasciò accumulare ritardo. Si dileguò. E a testa bassa non
> tentai di rabberciare il disastro.
>
> Non solo.
> Cominciai a vederla anche meno (ma non a causa mia), e mi
> feci l'idea che si fosse laureata. Poi quasi più.
>
> Bruciava assai, anche se avevo poco tempo per pensarci, e
> cmq mi ripetevo che tanto non avevo perso niente, non mi ero
> giocato nulla, perché quella era di una cilindrata
> superiore, e non ero mai stato in gioco con lei.
> Ad ogni modo, a prescindere, avrei voluto poter cancellare
> quella grottesca sparata comica così fuori luogo.
> Una frase gentile invece ... "Ma no, la prenda lei
> signorina, prego !".
> E invece : "Ehi amico, hai detto a me ?". Gesù !
>
> Dopo parecchio la rividi di nuovo.
>
> Fu la prima e sola volta che meritai il suo (e diffuso)
> esame, perché rovistavo negli avanzi delle braciole altrui
> sul nastro trasportatore e li mettevo in un sacco.
> Ora, oggettivamente, non credo che alcuno sano di mente
> potesse anche solo ipotizzare che prendessi pezzi di carne
> da piatti altrui per me stesso, a prescindere dal non sapere
> che sono vegano. Tuttavia, pare che la gente non abbia
> grande immaginazione. O forse nessuno sapeva che c'era una
> colonia felina di randagi nella salita San Martino. O
> infine, a quasi nessuno tranne me, fotteva un ******* a
> sufficienza da rovistare nello schifo di nastro.
>
> Mi guardava da lontano con un vago senso d'orrore e ribrezzo.
> Fu l'unica volta che le sorrisi, ma non era un sorriso
> amabile, ma sprezzante, come a dire : "'Mbe ? Che ******* vuoi
> ? Che hai da guardare ? Si, sto frugando nell'immondizia,
> hai qualche problema ?".
> Perché nessuno, nemmeno una Fata Bionda, deve ficcare il
> naso tra me e i gatti. Essi sono 'a parte'.
> E scossi il capo, e continuai a scuoterlo disgustato nel
> mentre che arpionavo mezze braciole avanzate, pensando agli
> spelacchiati mingherlini di salita San Martino, che vivevano
> in un angolo fetido di una città fetida.
>
> Passò altro tempo, parecchio credo. A sufficienza da far
> sfumare quell'episo***** di incomprensione, a cui peraltro ero
> abituato e immunizzato.
>
> Poi la rividi mentre stavo andando a portare il mio vassoio
> vuoto al nastro trasportatore (era estate, NdR). Io non
> avanzo mai niente, oltre a non cadere mai (come dice il
> titolo), piuttosto scoppio ma non butto cibo, è qualcosa che
> mi risulta insopportabile, nemmeno per le più trite
> considerazioni razionali, no è istintivo, qualcosa di
> interiorizzato da non doverci pensare : il cibo non si butta
> mai. Punto, è un dogma. A meno che non faccia schifo, è
> chiaro, ma sono prudente nell'av*****armi in cose
> incognite, e di norma finisco anche quelle salvo rammentare
> di non farlo mai più.
>
> Ebbene, rallentai il passo arrovellandomi su cosa avrei
> potuto dire, se fare un cenno di saluto o meno, rimuginando
> sul fatto di non avere nessun motivo plausibile per
> fermarmi, non invitato, sconosciuto, al suo tavolo. Chissà
> perché era sempre sola, tra l'altro ...
>
> Ma accadde l'inaudito, impossibile.
> Per nessuna ragione particolare caddi in avanti, disteso,
> nel corridoio tra le ******* di sedie, con un baccano enorme
> del vassoio e tintinnare di posate che volavano.
> Non ha senso, perché non cado nemmeno pattinando su
> ghiaccio, ho montato una torre di ponteggi di nove metri
> stando in piedi sulle stanghe di ferro dei tubi innocenti,
> non ho un equilibrio 'umano', credo di essermi felinizzato.
> Eppure praticamente all'altezza della sua sedia, mi sono
> inciampato su me stesso assurdamente e ho rovesciato tutto.
> Per fortuna che lucido i piatti, se no oltre alla beffa ci
> sarebbe stato il danno di lordarmi di avanzi.
>
> Non ho nemmeno osato girare la testa a guardarla, mi sono
> rialzato, rattrappito d'orrore (pur non essendomi fatto
> niente, ero raggelato dalla seconda figura raccapricciante,
> e stupefatto), e sono strisciato via, aggobbito. Mi veniva
> quasi da ridere, perché pareva il frutto di una regia surreale.
> Ad ogni modo, era successo. A volte la racconto
> (dilungandomi meno) per riderci sopra.
> Non ero ancora uscito dalla mensa, che già pensavo a Lady
> Oscar al passato, sia pure con rimpianto.
>
> ***
>
> La memoria di lei ha un lungo buco, di 1 anno almeno, forse
> di più.
>
> ***
>
> In seguito mi capitò di vederla, e la cosa più bizzarra, fu
> lo scoprire che non era né ligure o di Genova, come avevo
> supposto. Invece, curiosamente, abitava nella mia stessa
> città natale. Non l'avevo mai vista, ma io non uscivo quasi
> lì, e per i vari lavori stavo o a Genova o a Casale
> Monferrato, o altrove.
>
> Pur avendo il viaggio da fare, eravamo entrambi con amici, e
> cmq non avevo nessun motivo (o speranza) di tentare di
> infiltrarmi nella cerchia dei suoi. Non ricordava di sicuro
> del tipo strano che le era capitombolato davanti in mensa
> tempo prima.
>
> E' stata la prima e unica persona che ho seguito (nel senso
> letterale di pedinato" in vita mia, seppure senza altro
> scopo concreto di sperare di vederla. E tale resterà, tra
> l'altro.
>
> Altro tempo dopo, non so esattamente quanto, mi capitò di
> incontrarla nell'ufficio di un grosso negozio (o brico, o
> ferramenta o edilizia, per informazioni). Era sempre bella,
> ma non mi faceva più esattamente lo stesso effetto
> catastrofico. Inoltre mi dava l'ineffabile sensazione di
> "essersi sistemata", di avere una vita ordinata,
> strutturata, di essere anche inquadrata come segretaria, e
> boh, persino meno permeabile di come allora mi fosse parsa
> irraggiunbile. La sensazione che non sarei più stato
> soltanto io ad essere invisibile e inadeguato, ma che al di
> là della sua biondezza, della sua pelle lunare, in realtà
> non avremmo mai avuto niente di che parlare o da spartire.
> Sicché la goffa storia di Lady Oscar è stata mandata in
> soffitta a prendere polvere come ricordo 'inattivo', uno tra
> i tanti "non performing memories".
>
> Come si chiamasse, forse non l'ho mai scoperto ... o se si,
> me lo sono dimenticato. Forse per il pensiero di non avere
> niente da rimpiangere. Se mi ricapitasse, me la giocherei
> altrettanto male o molto probabilmente persino peggio.
>
> ***
>
> Disclaimer:
>
> E' tardi, non ho voglia di rileggere, e chiedendo venia ai
> minuziosi cesellatori e ai cultori della forma, la butto nel
> mare della rete come una bottiglia in mare, appena
> rigurgitata dopo un bel numero di annetti. Quasi venti. Ma
> sono soddisfatto, perché iniziando a scrivere pensavo di
> ricordare molto meno, poi una volta avviata la procedura di
> recupero dati silenti, la concatenazione dei cluster persi,
> alla fine ho racimolato una discreta percentuale.
> In effetti ho sempre e solo scritto qui per aiutare me
> stesso a non dimenticare, per mettere alcuni frammenti di
> ricordi in un posto distinto dalla mia sfera di controllo.
>
>
>
>
> --
> 1) Resistere, resistere, resistere.
> 2) Se tutti pagano le tasse, le tasse le pagano tutti
> Soviet_Mario - (aka Gatto_Vizzato)
>
>
> ---
> Questa e-mail è stata controllata per individuare virus con Avast antivirus.
> https://www.avast.com/antivirus

ogni tanto me lo rileggo ed è sempre un piacere.
buonanotte :-)

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