Scritti inediti e consigli per gli autori
 

[EDS] - Greta

emiglio 27 Apr 2015 13:36
Arrivai a Vienna nel 1995. Avevo in programma di starci 2 mesi, poi
rientrare in Italia e ripartire per starci altri 2 mesi. Alla fine ci
rimasi 6 mesi intervallando la trasferta con qualche visita a casa. Ero
molto coinvolto dal lavoro. Era una citta' che non conoscevo e mi
sembrava molto fredda. Non che negli states o in giappone avessi avuto
rapporto con citta' ******* ma a dire la verita' almeno in quei luoghi
ero sorpreso da qualcosa. Vienna non aveva un ******* da offrirmi, solo
solitudine e birra. Non c'era un ******* da vedere. Odiavo il cibo, la
carne aveva il gusto sempre uguale. C'era in un ingrediente che non
sono mai riuscito a decifrare che era presente dappertutto. Ecco che un
piatto di pasta al ragu', uno spezzatino o una bistecca erano dello
stesso sapore. Ne soffrivo molto perche' questo mi dava ancor piu' il
senso della solitudine.

Un giorno arrivo' da un'azienda italiana un elettricista, uno in gamba
nel suo lavoro, sulla 50ina o forse piu'. Si era ******* la famiglia e
i suoi affetti preferendo la vita di trasfertista che puntualmente
svolgeva da almeno 30 anni. Era una ******* d'uomo per certi aspetti, uno
di quelli che prendevano da terra uno scontrino smarrito da qualcuno
per metterlo nella nota spese della ditta. Nonostante cio' io mi
divertivo con le sue battute. Ero molto solo e forse sarebbe andato
bene anche un terrorista islamico pur da scambiarci qualche parola.
Credo fosse emiliano e mi faceva pure sorridere il suo dialetto.

Lui a Vienna c'era gia' stato e la conosceva meglio di me. Anzi,
diciamo soprattutto che conosceva una parte di Vienna che io non
conoscevo che era quella che corrispondeva ai localacci notturni, pieni
di ******* e brutta gente. Francamente io non avevo esperienza di quei
locali, un giorno ci entrai pure in uno per sbaglio ma scappai fuori
dopo che un gruppo di povere ragazze cominciarono a far la fila sul
mio tavolo per chiedermi se bevevo qualcosa con loro. Per altro
esteticamente non se ne salvava una.

Una sera lui mi convinse ad uscire con lui, mi avrebbe portato in un
locale pieno di ******* che secondo lui era il migliore di tutta Vienna.
Eravamo dalle parti del Prater e se non sbaglio il locale portava pure
un nome sfizioso. Suzi Bar o qualcosa del genere.
Ci andammo in taxi, l'auto io ce l'avevo ma non mi fidavo di portarla
con me, quella sera eravamo un po' borderline e volevo lasciare meno
tracce di me il piu' possibile. Entrai, era un night caruccio, con i
divanetti e un bancone a semicerchio. La luce praticamente non
esisteva, ero tutto in penombra e a vederci da lontano facevi pure
fatica. Era pieno di ragazze, molte in biancheria intima. Intesi
benissimo che ce ne erano molte dall'est. Russe e Ungheresi. Ce ne era
una dietro al banco, che serviva con una fantomatica donna che tutti
chiamavano "Suze", era molto giovane. Portava della biancheria intima
nera molto ******* aveva il viso truccato, uno sguardo bellissimo da
bambina innocente e un corpo che ti faceva capire che la sua eta'
probabilmente non era molto lontana dai 18 anni.

I meccanismi in quel bar furono subito chiari. Potevi sederti con
quelle ragazze e berci assieme qualcosa pagando il dovuto, bastava
chiamarle ma l'elettricista mi disse che era consigliabile parlare con
Suze e lei ci avrebbe pensato. Poi era evidente che c'erano pure delle
stanze, adibite con letti dove le ragazze si appartavano con i clienti.
Di clienti non ce ne erano molti, tutti di mezza eta' e 50enni, mentre
di ragazze ce ne erano davvero tante. Ero indubbiamente il piu' giovane
degli uomini. Molte mi misero gli occhi addosso ma senza mai
infastidirmi come mi capito' in quel locale in cui ci entrai per
sbaglio. La qualita' delle donne era sostenuta, fior fiore di ragazze,
sceglierne una era davvero impossibile com missione. Potevano andare
bene tutte. Ovvio che avrei scelto quella dietro al banco pero'
compresi subito che non era possibile. Non ne capi' il motivo ma quella
era prediletta di Suze che negava a tutti le richieste.

Il da farsi per l'elettricista era portarsene due e portarle in hotel,
una a testa. Mi chiese quale mi piacesse e cominciai a studiare la
situazione. Ero confuso. Eran tutte delle belle ******* Ne focalizzai
una, forse perche' era la piu' tranquilla ma poi vidi che Suze le disse
qualcosa, lei si alzo', ando' verso la direzione dove c'erano le stanze
e busso' ad una porta, usci un tipo baffuto, *****o con un'asciugamano
alla vita, la bacio' sulle guance, dietro di lui usci' un'altra
ragazza, bacio' pure questa e fece entrare nella stanza quella che
addocchiai io. Insomma, sto *****tore *****e impunito aveva appena
finito di chiavarne una e aveva scelto di *****rsene un'altra, ossia
quella che avevo mentalmente scelto io.
"aspetta che finisca" mi disse l'elettricista.
Fui colto da un' angoscia atroce e rattristai, erano quei classici
momenti che mi angosciavo di fronte a certe condizioni umane. Non so se
la mia era una condizione di falso perbenismo, ma vidi quelle povere
ragazze che volenti o nolenti si stavano rapportando con una vita
sudicia, dove nel momento della loro vita in cui ci potrebbe essere lo
stu*****, la discoteca, la famiglia e un fidanzato si rapportavano con la
parte piu' ******* che e' quella rappresentata da un locale dove degli
uomini di mezza eta' e piu' vecchi andavano a ******* Ne' piu' ne' meno.

Ricomposi il mio umore. Ero li', in quella feccia c'ero pure io e non
mi restava altro che portare alla fine quella serata. Mi rifiutai di
scegliere di aspettare quella che usciva e fissai un po' a casaccio il
dito sopra la ragazza che mi sarei portato fuori. Suze le parlo' e mi
disse che era disposta ad uscire in quanto non era detto che fosse
disposta a farlo. L'eletttricista per esempio per questo motivo dovette
cambiare scelta. Pagammo subito e uscimmo con quei due pezzi di *******
fotonici. La mia disse "cius" a Suze e le diede un sguardo d'intesa.
Con un taxi raggiungemmo l'hotel e con una mancia al portiere portammo
quelle due ******* in camera, "poi ci telefoniamo" ci fummo detti prima
di salutarci in ascensore.

Una volta in stanza volle per forza che io mi facessi una doccia e la
feci, poi se ne fece una lei. Usci dal bagno completamente ******* io
l'aspettavo sul letto e lei si sdraio' vicino e mi mise un mano sul ******* che
sembrava un campanile, gli mancavano solo le campane a festa.
Cercammo un po' di parlare ma non c'era verso. Lei era russa, sapeva il
tedesco e 6 parole in inglese. Io ero un italiano che ignorava il
tedesco e sapeva l'inglese. Praticamente non andammo aldila' di qualche
battuta.
*****mmo. Ero abituato ad altro, non andavo a ******* fu una *******
da dimenticare. Molto finta, non era roba per me.
Al tempo io portavo una collanina in gomma con appeso un piccolo
manufatto di legno colorato realizzato da un jamaicano. Lo comprai
durante una vacanza a Montego Bay che feci con una mia amica di
washington l'anno prima. Lei lo vide, in effetti era molto curioso e mi
chiese da dove venisse. Nel momento in cui le dissi che veniva dalla
Jamaica lei comincio' a cantare "jamaicaaaaa" ne usci un mio lacerante
"ssssssssssshhhhhhhhhhhhh!!!". Tutto sommato eravamo in una room di un
hotel e per giunta a notte fonda.
Squillo' il telefono, io risposi, era l'elettricista che mi disse che
la "sua" voleva parlare con la "mia". Passai la cornetta, si parlarono
in tedesco, chiese la telefonata e poi conincio' a vestirsi.

Si chiamava Greta, nel momento in cui si vesti' mi fermai a guardarla.
Era forse il momento piu' ideale per godersela tutta. Senza la passione
e con il pipo appagato. Era bionda con i capelli lunghi e fini, Alta
1.85 circa, due ******* da terza misura e sode e un sederino ben
modellato e alto. La ******* era completamente depilata e con le *******
davvero vistose, conservava un po' di pelo biondo solo davanti, le
gambe lunghe da modella, due ******* per nulla carnose e due occhi blu.
A guardarla bene aveva forse la mia eta' e riconobbi che tutto sommato
in quel locale ce ne erano di piu' giovani e forse mi ero scelto la
piu' datata o comunque in quel senso avrei potuto scegliere meglio.
L'accompagnai giu' nella hall. Praticamente avevo avuto un rapporto ******* con
una che si e no saremmo riusciti a scambiare qualche
concetto semplice. Come fare l'amore con una scimmia in questo senso.
Bah... ci poteva stare. Ero sempre on the road e forse esperienze di
questo tipo non ne avevo mai avute.

Fu li' che successe una cosa. Greta indossava un paleto' molto lungo,
la sua collega pure, avviarono le loro due lunghe forme verso l'uscita
dove c'era un taxi che le aspettava e Greta fece una corsetta indietro,
verso di me, mi diede un bacino affettuosa. L'elettricista rosicando
disse "aaaaahh... che troietta, ma cosa le hai fatto?". Io fui
sorpreso, lei chiese carta e penna al portiere e sopra il bancone della
hall scrisse un numero di telefono e me lo porse. Cerco di intavolare
un misero "Call me" ma le usci' di tutto tranne quelle due parole.
Rifece la corsetta all'indietro verso la sua amica e spari' salutando.

... continua....

--
Codialita', cortesia, simpatia....
Gordon Comstock 29 Apr 2015 21:39
emiglio <emiglio@basagna.it> wrote:

> ... continua....

Ma anche no, per carità.

--
i-gordon
hastridmodifica 4 Mag 2015 16:41
Il giorno lunedì 27 aprile 2015 13:36:43 UTC+2, emiglio ha scritto:
> Arrivai a Vienna nel 1995. Avevo in programma di starci 2 mesi, poi
> rientrare in Italia e ripartire per starci altri 2 mesi. Alla fine ci
> rimasi 6 mesi intervallando la trasferta con qualche visita a casa. Ero
> molto coinvolto dal lavoro. Era una citta' che non conoscevo e mi
> sembrava molto fredda. Non che negli states o in giappone avessi avuto
> rapporto con citta' ******* ma a dire la verita' almeno in quei luoghi
> ero sorpreso da qualcosa. Vienna non aveva un ******* da offrirmi, solo
> solitudine e birra. Non c'era un ******* da vedere. Odiavo il cibo, la
> carne aveva il gusto sempre uguale. C'era in un ingrediente che non
> sono mai riuscito a decifrare che era presente dappertutto. Ecco che un
> piatto di pasta al ragu', uno spezzatino o una bistecca erano dello
> stesso sapore. Ne soffrivo molto perche' questo mi dava ancor piu' il
> senso della solitudine.
>
> Un giorno arrivo' da un'azienda italiana un elettricista, uno in gamba
> nel suo lavoro, sulla 50ina o forse piu'. Si era ******* la famiglia e
> i suoi affetti preferendo la vita di trasfertista che puntualmente
> svolgeva da almeno 30 anni. Era una ******* d'uomo per certi aspetti, uno
> di quelli che prendevano da terra uno scontrino smarrito da qualcuno
> per metterlo nella nota spese della ditta. Nonostante cio' io mi
> divertivo con le sue battute. Ero molto solo e forse sarebbe andato
> bene anche un terrorista islamico pur da scambiarci qualche parola.
> Credo fosse emiliano e mi faceva pure sorridere il suo dialetto.
>
> Lui a Vienna c'era gia' stato e la conosceva meglio di me. Anzi,
> diciamo soprattutto che conosceva una parte di Vienna che io non
> conoscevo che era quella che corrispondeva ai localacci notturni, pieni
> di ******* e brutta gente. Francamente io non avevo esperienza di quei
> locali, un giorno ci entrai pure in uno per sbaglio ma scappai fuori
> dopo che un gruppo di povere ragazze cominciarono a far la fila sul
> mio tavolo per chiedermi se bevevo qualcosa con loro. Per altro
> esteticamente non se ne salvava una.
>
> Una sera lui mi convinse ad uscire con lui, mi avrebbe portato in un
> locale pieno di ******* che secondo lui era il migliore di tutta Vienna.
> Eravamo dalle parti del Prater e se non sbaglio il locale portava pure
> un nome sfizioso. Suzi Bar o qualcosa del genere.
> Ci andammo in taxi, l'auto io ce l'avevo ma non mi fidavo di portarla
> con me, quella sera eravamo un po' borderline e volevo lasciare meno
> tracce di me il piu' possibile. Entrai, era un night caruccio, con i
> divanetti e un bancone a semicerchio. La luce praticamente non
> esisteva, ero tutto in penombra e a vederci da lontano facevi pure
> fatica. Era pieno di ragazze, molte in biancheria intima. Intesi
> benissimo che ce ne erano molte dall'est. Russe e Ungheresi. Ce ne era
> una dietro al banco, che serviva con una fantomatica donna che tutti
> chiamavano "Suze", era molto giovane. Portava della biancheria intima
> nera molto ******* aveva il viso truccato, uno sguardo bellissimo da
> bambina innocente e un corpo che ti faceva capire che la sua eta'
> probabilmente non era molto lontana dai 18 anni.
>
> I meccanismi in quel bar furono subito chiari. Potevi sederti con
> quelle ragazze e berci assieme qualcosa pagando il dovuto, bastava
> chiamarle ma l'elettricista mi disse che era consigliabile parlare con
> Suze e lei ci avrebbe pensato. Poi era evidente che c'erano pure delle
> stanze, adibite con letti dove le ragazze si appartavano con i clienti.
> Di clienti non ce ne erano molti, tutti di mezza eta' e 50enni, mentre
> di ragazze ce ne erano davvero tante. Ero indubbiamente il piu' giovane
> degli uomini. Molte mi misero gli occhi addosso ma senza mai
> infastidirmi come mi capito' in quel locale in cui ci entrai per
> sbaglio. La qualita' delle donne era sostenuta, fior fiore di ragazze,
> sceglierne una era davvero impossibile com missione. Potevano andare
> bene tutte. Ovvio che avrei scelto quella dietro al banco pero'
> compresi subito che non era possibile. Non ne capi' il motivo ma quella
> era prediletta di Suze che negava a tutti le richieste.
>
> Il da farsi per l'elettricista era portarsene due e portarle in hotel,
> una a testa. Mi chiese quale mi piacesse e cominciai a studiare la
> situazione. Ero confuso. Eran tutte delle belle ******* Ne focalizzai
> una, forse perche' era la piu' tranquilla ma poi vidi che Suze le disse
> qualcosa, lei si alzo', ando' verso la direzione dove c'erano le stanze
> e busso' ad una porta, usci un tipo baffuto, *****o con un'asciugamano
> alla vita, la bacio' sulle guance, dietro di lui usci' un'altra
> ragazza, bacio' pure questa e fece entrare nella stanza quella che
> addocchiai io. Insomma, sto *****tore *****e impunito aveva appena
> finito di chiavarne una e aveva scelto di *****rsene un'altra, ossia
> quella che avevo mentalmente scelto io.
> "aspetta che finisca" mi disse l'elettricista.
> Fui colto da un' angoscia atroce e rattristai, erano quei classici
> momenti che mi angosciavo di fronte a certe condizioni umane. Non so se
> la mia era una condizione di falso perbenismo, ma vidi quelle povere
> ragazze che volenti o nolenti si stavano rapportando con una vita
> sudicia, dove nel momento della loro vita in cui ci potrebbe essere lo
> stu*****, la discoteca, la famiglia e un fidanzato si rapportavano con la
> parte piu' ******* che e' quella rappresentata da un locale dove degli
> uomini di mezza eta' e piu' vecchi andavano a ******* Ne' piu' ne' meno.
>
> Ricomposi il mio umore. Ero li', in quella feccia c'ero pure io e non
> mi restava altro che portare alla fine quella serata. Mi rifiutai di
> scegliere di aspettare quella che usciva e fissai un po' a casaccio il
> dito sopra la ragazza che mi sarei portato fuori. Suze le parlo' e mi
> disse che era disposta ad uscire in quanto non era detto che fosse
> disposta a farlo. L'eletttricista per esempio per questo motivo dovette
> cambiare scelta. Pagammo subito e uscimmo con quei due pezzi di *******
> fotonici. La mia disse "cius" a Suze e le diede un sguardo d'intesa.
> Con un taxi raggiungemmo l'hotel e con una mancia al portiere portammo
> quelle due ******* in camera, "poi ci telefoniamo" ci fummo detti prima
> di salutarci in ascensore.
>
> Una volta in stanza volle per forza che io mi facessi una doccia e la
> feci, poi se ne fece una lei. Usci dal bagno completamente ******* io
> l'aspettavo sul letto e lei si sdraio' vicino e mi mise un mano sul
> ******* che sembrava un campanile, gli mancavano solo le campane a festa.
> Cercammo un po' di parlare ma non c'era verso. Lei era russa, sapeva il
> tedesco e 6 parole in inglese. Io ero un italiano che ignorava il
> tedesco e sapeva l'inglese. Praticamente non andammo aldila' di qualche
> battuta.
> *****mmo. Ero abituato ad altro, non andavo a ******* fu una *******
> da dimenticare. Molto finta, non era roba per me.
> Al tempo io portavo una collanina in gomma con appeso un piccolo
> manufatto di legno colorato realizzato da un jamaicano. Lo comprai
> durante una vacanza a Montego Bay che feci con una mia amica di
> washington l'anno prima. Lei lo vide, in effetti era molto curioso e mi
> chiese da dove venisse. Nel momento in cui le dissi che veniva dalla
> Jamaica lei comincio' a cantare "jamaicaaaaa" ne usci un mio lacerante
> "ssssssssssshhhhhhhhhhhhh!!!". Tutto sommato eravamo in una room di un
> hotel e per giunta a notte fonda.
> Squillo' il telefono, io risposi, era l'elettricista che mi disse che
> la "sua" voleva parlare con la "mia". Passai la cornetta, si parlarono
> in tedesco, chiese la telefonata e poi conincio' a vestirsi.
>
> Si chiamava Greta, nel momento in cui si vesti' mi fermai a guardarla.
> Era forse il momento piu' ideale per godersela tutta. Senza la passione
> e con il pipo appagato. Era bionda con i capelli lunghi e fini, Alta
> 1.85 circa, due ******* da terza misura e sode e un sederino ben
> modellato e alto. La ******* era completamente depilata e con le *******
> davvero vistose, conservava un po' di pelo biondo solo davanti, le
> gambe lunghe da modella, due ******* per nulla carnose e due occhi blu.
> A guardarla bene aveva forse la mia eta' e riconobbi che tutto sommato
> in quel locale ce ne erano di piu' giovani e forse mi ero scelto la
> piu' datata o comunque in quel senso avrei potuto scegliere meglio.
> L'accompagnai giu' nella hall. Praticamente avevo avuto un rapporto
> ******* con una che si e no saremmo riusciti a scambiare qualche
> concetto semplice. Come fare l'amore con una scimmia in questo senso.
> Bah... ci poteva stare. Ero sempre on the road e forse esperienze di
> questo tipo non ne avevo mai avute.
>
> Fu li' che successe una cosa. Greta indossava un paleto' molto lungo,
> la sua collega pure, avviarono le loro due lunghe forme verso l'uscita
> dove c'era un taxi che le aspettava e Greta fece una corsetta indietro,
> verso di me, mi diede un bacino affettuosa. L'elettricista rosicando
> disse "aaaaahh... che troietta, ma cosa le hai fatto?". Io fui
> sorpreso, lei chiese carta e penna al portiere e sopra il bancone della
> hall scrisse un numero di telefono e me lo porse. Cerco di intavolare
> un misero "Call me" ma le usci' di tutto tranne quelle due parole.
> Rifece la corsetta all'indietro verso la sua amica e spari' salutando.
>
> ... continua....
>
> --
> Codialita', cortesia, simpatia....



Signor Gordon, Lei ed io siamo distanti, ed Emiglio non può accorciare le
distanze.La prego quindi di non fare più il mordi e fuggi in questi suoi
deliziosi (e geniali) racconti, perchè così si rischia che l'Emiglio (preso da
sconforto) non abbia più la volontà di seguire questo filone (che per lui è
solo grasso che cola - coca) e per me sarebbe una mancanza della quale
sicuramente poter fare a meno, ma perchè rinunciarvi?

Lei e le Sue scartoffie da avvocato penalista e non!! Si faccia un giro sulla
sua moto come faceva ai tempi della lira! che diamine!! Entrare qui e creare
scompiglio confondendo il sedativo con l'antidepressivo!
Riccardomustodario 4 Mag 2015 19:08
On Monday, April 27, 2015 at 12:36:43 PM UTC+1, emiglio wrote:
> Arrivai a Vienna nel 1995. Avevo in programma di starci 2 mesi, poi
> rientrare in Italia e ripartire per starci altri 2 mesi. Alla fine ci
> rimasi 6 mesi intervallando la trasferta con qualche visita a casa. Ero
> molto coinvolto dal lavoro. Era una citta' che non conoscevo e mi
> sembrava molto fredda. Non che negli states o in giappone avessi avuto
> rapporto con citta' ******* ma a dire la verita' almeno in quei luoghi
> ero sorpreso da qualcosa. Vienna non aveva un ******* da offrirmi, solo
> solitudine e birra. Non c'era un ******* da vedere. Odiavo il cibo, la
> carne aveva il gusto sempre uguale. C'era in un ingrediente che non
> sono mai riuscito a decifrare che era presente dappertutto. Ecco che un
> piatto di pasta al ragu', uno spezzatino o una bistecca erano dello
> stesso sapore. Ne soffrivo molto perche' questo mi dava ancor piu' il
> senso della solitudine.
>
> Un giorno arrivo' da un'azienda italiana un elettricista, uno in gamba
> nel suo lavoro, sulla 50ina o forse piu'. Si era ******* la famiglia e
> i suoi affetti preferendo la vita di trasfertista che puntualmente
> svolgeva da almeno 30 anni. Era una ******* d'uomo per certi aspetti, uno
> di quelli che prendevano da terra uno scontrino smarrito da qualcuno
> per metterlo nella nota spese della ditta. Nonostante cio' io mi
> divertivo con le sue battute. Ero molto solo e forse sarebbe andato
> bene anche un terrorista islamico pur da scambiarci qualche parola.
> Credo fosse emiliano e mi faceva pure sorridere il suo dialetto.
>
> Lui a Vienna c'era gia' stato e la conosceva meglio di me. Anzi,
> diciamo soprattutto che conosceva una parte di Vienna che io non
> conoscevo che era quella che corrispondeva ai localacci notturni, pieni
> di ******* e brutta gente. Francamente io non avevo esperienza di quei
> locali, un giorno ci entrai pure in uno per sbaglio ma scappai fuori
> dopo che un gruppo di povere ragazze cominciarono a far la fila sul
> mio tavolo per chiedermi se bevevo qualcosa con loro. Per altro
> esteticamente non se ne salvava una.
>
> Una sera lui mi convinse ad uscire con lui, mi avrebbe portato in un
> locale pieno di ******* che secondo lui era il migliore di tutta Vienna.
> Eravamo dalle parti del Prater e se non sbaglio il locale portava pure
> un nome sfizioso. Suzi Bar o qualcosa del genere.
> Ci andammo in taxi, l'auto io ce l'avevo ma non mi fidavo di portarla
> con me, quella sera eravamo un po' borderline e volevo lasciare meno
> tracce di me il piu' possibile. Entrai, era un night caruccio, con i
> divanetti e un bancone a semicerchio. La luce praticamente non
> esisteva, ero tutto in penombra e a vederci da lontano facevi pure
> fatica. Era pieno di ragazze, molte in biancheria intima. Intesi
> benissimo che ce ne erano molte dall'est. Russe e Ungheresi. Ce ne era
> una dietro al banco, che serviva con una fantomatica donna che tutti
> chiamavano "Suze", era molto giovane. Portava della biancheria intima
> nera molto ******* aveva il viso truccato, uno sguardo bellissimo da
> bambina innocente e un corpo che ti faceva capire che la sua eta'
> probabilmente non era molto lontana dai 18 anni.
>
> I meccanismi in quel bar furono subito chiari. Potevi sederti con
> quelle ragazze e berci assieme qualcosa pagando il dovuto, bastava
> chiamarle ma l'elettricista mi disse che era consigliabile parlare con
> Suze e lei ci avrebbe pensato. Poi era evidente che c'erano pure delle
> stanze, adibite con letti dove le ragazze si appartavano con i clienti.
> Di clienti non ce ne erano molti, tutti di mezza eta' e 50enni, mentre
> di ragazze ce ne erano davvero tante. Ero indubbiamente il piu' giovane
> degli uomini. Molte mi misero gli occhi addosso ma senza mai
> infastidirmi come mi capito' in quel locale in cui ci entrai per
> sbaglio. La qualita' delle donne era sostenuta, fior fiore di ragazze,
> sceglierne una era davvero impossibile com missione. Potevano andare
> bene tutte. Ovvio che avrei scelto quella dietro al banco pero'
> compresi subito che non era possibile. Non ne capi' il motivo ma quella
> era prediletta di Suze che negava a tutti le richieste.
>
> Il da farsi per l'elettricista era portarsene due e portarle in hotel,
> una a testa. Mi chiese quale mi piacesse e cominciai a studiare la
> situazione. Ero confuso. Eran tutte delle belle ******* Ne focalizzai
> una, forse perche' era la piu' tranquilla ma poi vidi che Suze le disse
> qualcosa, lei si alzo', ando' verso la direzione dove c'erano le stanze
> e busso' ad una porta, usci un tipo baffuto, *****o con un'asciugamano
> alla vita, la bacio' sulle guance, dietro di lui usci' un'altra
> ragazza, bacio' pure questa e fece entrare nella stanza quella che
> addocchiai io. Insomma, sto *****tore *****e impunito aveva appena
> finito di chiavarne una e aveva scelto di *****rsene un'altra, ossia
> quella che avevo mentalmente scelto io.
> "aspetta che finisca" mi disse l'elettricista.
> Fui colto da un' angoscia atroce e rattristai, erano quei classici
> momenti che mi angosciavo di fronte a certe condizioni umane. Non so se
> la mia era una condizione di falso perbenismo, ma vidi quelle povere
> ragazze che volenti o nolenti si stavano rapportando con una vita
> sudicia, dove nel momento della loro vita in cui ci potrebbe essere lo
> stu*****, la discoteca, la famiglia e un fidanzato si rapportavano con la
> parte piu' ******* che e' quella rappresentata da un locale dove degli
> uomini di mezza eta' e piu' vecchi andavano a ******* Ne' piu' ne' meno.
>
> Ricomposi il mio umore. Ero li', in quella feccia c'ero pure io e non
> mi restava altro che portare alla fine quella serata. Mi rifiutai di
> scegliere di aspettare quella che usciva e fissai un po' a casaccio il
> dito sopra la ragazza che mi sarei portato fuori. Suze le parlo' e mi
> disse che era disposta ad uscire in quanto non era detto che fosse
> disposta a farlo. L'eletttricista per esempio per questo motivo dovette
> cambiare scelta. Pagammo subito e uscimmo con quei due pezzi di *******
> fotonici. La mia disse "cius" a Suze e le diede un sguardo d'intesa.
> Con un taxi raggiungemmo l'hotel e con una mancia al portiere portammo
> quelle due ******* in camera, "poi ci telefoniamo" ci fummo detti prima
> di salutarci in ascensore.
>
> Una volta in stanza volle per forza che io mi facessi una doccia e la
> feci, poi se ne fece una lei. Usci dal bagno completamente ******* io
> l'aspettavo sul letto e lei si sdraio' vicino e mi mise un mano sul
> ******* che sembrava un campanile, gli mancavano solo le campane a festa.
> Cercammo un po' di parlare ma non c'era verso. Lei era russa, sapeva il
> tedesco e 6 parole in inglese. Io ero un italiano che ignorava il
> tedesco e sapeva l'inglese. Praticamente non andammo aldila' di qualche
> battuta.
> *****mmo. Ero abituato ad altro, non andavo a ******* fu una *******
> da dimenticare. Molto finta, non era roba per me.
> Al tempo io portavo una collanina in gomma con appeso un piccolo
> manufatto di legno colorato realizzato da un jamaicano. Lo comprai
> durante una vacanza a Montego Bay che feci con una mia amica di
> washington l'anno prima. Lei lo vide, in effetti era molto curioso e mi
> chiese da dove venisse. Nel momento in cui le dissi che veniva dalla
> Jamaica lei comincio' a cantare "jamaicaaaaa" ne usci un mio lacerante
> "ssssssssssshhhhhhhhhhhhh!!!". Tutto sommato eravamo in una room di un
> hotel e per giunta a notte fonda.
> Squillo' il telefono, io risposi, era l'elettricista che mi disse che
> la "sua" voleva parlare con la "mia". Passai la cornetta, si parlarono
> in tedesco, chiese la telefonata e poi conincio' a vestirsi.
>
> Si chiamava Greta, nel momento in cui si vesti' mi fermai a guardarla.
> Era forse il momento piu' ideale per godersela tutta. Senza la passione
> e con il pipo appagato. Era bionda con i capelli lunghi e fini, Alta
> 1.85 circa, due ******* da terza misura e sode e un sederino ben
> modellato e alto. La ******* era completamente depilata e con le *******
> davvero vistose, conservava un po' di pelo biondo solo davanti, le
> gambe lunghe da modella, due ******* per nulla carnose e due occhi blu.
> A guardarla bene aveva forse la mia eta' e riconobbi che tutto sommato
> in quel locale ce ne erano di piu' giovani e forse mi ero scelto la
> piu' datata o comunque in quel senso avrei potuto scegliere meglio.
> L'accompagnai giu' nella hall. Praticamente avevo avuto un rapporto
> ******* con una che si e no saremmo riusciti a scambiare qualche
> concetto semplice. Come fare l'amore con una scimmia in questo senso.
> Bah... ci poteva stare. Ero sempre on the road e forse esperienze di
> questo tipo non ne avevo mai avute.
>
> Fu li' che successe una cosa. Greta indossava un paleto' molto lungo,
> la sua collega pure, avviarono le loro due lunghe forme verso l'uscita
> dove c'era un taxi che le aspettava e Greta fece una corsetta indietro,
> verso di me, mi diede un bacino affettuosa. L'elettricista rosicando
> disse "aaaaahh... che troietta, ma cosa le hai fatto?". Io fui
> sorpreso, lei chiese carta e penna al portiere e sopra il bancone della
> hall scrisse un numero di telefono e me lo porse. Cerco di intavolare
> un misero "Call me" ma le usci' di tutto tranne quelle due parole.
> Rifece la corsetta all'indietro verso la sua amica e spari' salutando.
>
> ... continua....
>
> --

hai rotto il ******* tu e Greta, la quale mi adorava fin che non sei uscito tu
con questo scritto, sicuramente crederà sono io che voglio prenderlo in giro.

--
ciak
riccardo



> Codialita', cortesia, simpatia....

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