Scritti inediti e consigli per gli autori
 

[EDS] - Greta III

emiglio 27 Apr 2015 13:36
... continua ....


Quella notte non me la ricordo e quindi non potro' mai raccontarla.
Ovvio che facemmo l'amore ma mi ricordo bene quello che successe il
giorno dopo. Entrambi eravamo liberi da impegni, facemmo colazione in
camera e fu una saggia decisione che piacque, poi avevo in mente una
domenica fuori porta, da qualche parte, saremmo andati anche al Prater,
la avrei portata in giostra e poi le avrei comperato lo zucchero filato
come si fa con la morosetta. Saremmo finiti in pasticceria a mangiare
la torta saker e ci saremmo dati tanti altri bacini.
Lei mi spiego' che non si poteva fare, per farlo avremmo dovuto passare
per casa sua a prendere dei vestiti e dell'altra biancheria e mi
propose di fare una cosa migliore.
Era piu' a suo agio quel mattino rispetto il giorno prima, mi chiese
almeno un paio di volte il mio nome che nel frattempo aveva dimenticato
(*****can n.d.r.). La mia versione personale ora la vedeva come "donna di
casa del catalogo ma dietro le quinte". Un po' piu' spregiudicata, si
fumo' una sigaretta sulla finestra coprendosi solo il ******* con un
cuscino perche' non la vedessero da fuori e per ripararsi dal freddo,
io da dietro me la guardavo ed era un sogno. Aveva il corpo tutto
bianco e non aveva il segno del costume, sembrava una statua di marmo
bianco. Riuscivo pure a vederle sulla schiena qualche muscolo
inconsueto, probabilmente per un passato da palestra. Aveva una
femminilita' da dea, ma una dea moderna, asciutta e con stile, come una
modella. L'avrei presa volentieri da dietro ma stavo ancora pensando
alla sua strana proposta. Fece l'ultimo tiro di sigaretta e si giro' a
guardarmi con un viso faceto: "uot about?".
Mi avvicinai, presi una sigaretta dal pacchetto e usai il suo mozzicone
acceso per accendere la mia, avvicinai la mia bocca alla sua e le dissi
di si', che ero d'accordo della sua proposta, sorrise, mi abbraccio' e
appoggio' la sua fronte sulla mia bocca, guardai fuori dalla finestra,
il traffico viennese del lunedi' mattina era al suo massimo splendore,
lei mi scivolo' lungo il corpo facendomi sentire i suoi ******* mi
cedette il suo cuscino per ripararmi lo stomaco e scomparve sotto il
davanzale e me lo prese in bocca.
Mi trovavo affacciato a quella finestra, con una sigaretta in mano, con
un cuscino che mi riparava lo stomaco dall'aria e dagli eventuali
sguardi, guardavo il traffico caotico. Forse non mi ero mai soffermato
a guardare questi particolari a Vienna, gli impiegati si recavano in
ufficio a piedi e combattendo con l'aria fredda e inserivano i soldi
sui dispenser dei quotidiani. Quei dispenser erano una cosa che mi
aveva sempre fatto sorridere perche' in Italia sarebbe stata un cosa
inconcepibile. Non avevo mai visto qualcuno servirsene oppure non mi
ero mai fermato a guardare. Anche il traffico controllato con il
singhiozzo preciso dei semafori era un bello spettacolo da quella
finestra ma forse a trarre vantaggio e bearsi da tutto questo caos
eravamo io e Greta, lei impegnata in un rapporto orale che sapeva fare
benissimo. Rannicchiata e protetta da quel davanzale, protetta dalla
vita normale, quella che vedeva ogni mattina impegnare le sue coetanee
ad av*****arsi nel traffico, per andare in ufficio, per portare il
figlio a scuola. Poi c'ero io, con la mia vita di strada, con il mio
lavoro strano, che mi vedeva lontano da casa 700km, senza affetti ormai
da settimane, il lunedi' mattina, affacciato alla finestra di un hotel,
con una russa nascosta sotto il davanzale che gli faceva un *******
Eravamo due biglie perfettamente ferme, refrattarie all'universo
metropolitano che quel giorno avevano deciso di fare qualcosa di
diverso.

La proposta di Greta fu di stare li', tutto il giorno, in quella stanza
di hotel. Fumare, parlare perche' lei voleva imparare l'inglese, a
sorriderci e fare l'amore.
Ecco ... poi dici il b*****e. Una ******* una che lavora al suze bar,
sempre abituata ad aprire le gambe che ti chiede di passare una
giornata in hotel. Con lei, a guardare la televisione, a parlare, anche
a ******* se occorre. Che ti dice che non vuole andare da nessuna
parte, le da fasti***** la gente, i locali, la confusione, il vento, il
freddo e la gente di Vienna. Che ti dice mi parlerai dell'Italia, di
Venezia, del sole e di te. Ecco questo mi aveva chiesto. "Di questa
citta' amo solo la cioccolata" mi disse "prendimi della cioccolata,
fammi divertire, tu non sei un uomo come quelli che vengono al suze
bar, tu sai voler bene, mi sai voler bene per una giornata intera? mi
fai sognare? Sei bello, giovane, se facessi una vita normale
probabilmente avrei un ragazzo come te. Fammi fare questo gioco per un
giorno".
Erano le traduzioni delle frasi confuse che mi aveva detto non tanto
per convincermi ma per soddisfare la mia curiosita'.
La mia risposta fu chiara fin da subito, era ovvio che le avrei detto
di si', passo' un po' di tempo prima di rispondere, volli capire,
comprendere come una donna cosi' non poteva avere una vita normale,
come poteva essere un macchina da ******* dove inserire la moneta e ******* Fu
un immersione per me in un mondo che non conoscevo, avrei
potuto andare anche in capo al mondo ma non avrei mai provato quello
che provai quando mi disse quelle parole.

Un fremito di freddo e il tumulto dell ******* svegliarono la mia
mente, la sigaretta era finita, lei mi guardava sorridendo da sotto con
il mio pene ancora in mano, spensi la sigaretta e appena ebbi chiuso la
finestra, lei corse in bagno.
Sentii la doccia andare a fiume, usci' dal bagno e allora mi ci infilai
pure io e feci altrettanto. Una volta uscito la stanza era
perfettamente in ordine, feci tempo a vedere che metteva in ordine le
ultime cose, io mi vestii'. Mi chiese preoccupata dove stavo andando e
dissi "a prendere la cioccolata". Come risposta si mise le mani sul
viso contenta e giurai di aver visto una lacrima, la sua maturita' si
mise in disparte e lascio' spazio alla ragazza felice e imbarazzata. Si
mise a letto e mi disse "ai weit yu".
Oltre il cioccolato, presi delle brioches, delle patatine, da bere,
sigarette e preservativi. Poi in hotel presi delle asciugamani, dissi
alla donna delle pulizie di lasciare perdere la mia camera per quel
giorno e tornai in quell'alcova.


fine
PS Purtroppo le successioni temporali di quel tempo non me le ricordo
bene, successivamente raccontero' le cose ad episodi.

--
Codialita', cortesia, simpatia....
hastridmodifica 27 Apr 2015 20:44
Il giorno lunedì 27 aprile 2015 13:36:45 UTC+2, emiglio ha scritto:
> ... continua ....
>
>
> Quella notte non me la ricordo e quindi non potro' mai raccontarla.
> Ovvio che facemmo l'amore ma mi ricordo bene quello che successe il
> giorno dopo. Entrambi eravamo liberi da impegni, facemmo colazione in
> camera e fu una saggia decisione che piacque, poi avevo in mente una
> domenica fuori porta, da qualche parte, saremmo andati anche al Prater,
> la avrei portata in giostra e poi le avrei comperato lo zucchero filato
> come si fa con la morosetta. Saremmo finiti in pasticceria a mangiare
> la torta saker e ci saremmo dati tanti altri bacini.
> Lei mi spiego' che non si poteva fare, per farlo avremmo dovuto passare




> per casa sua a prendere dei vestiti e dell'altra biancheria e mi
> propose di fare una cosa migliore.
> Era piu' a suo agio quel mattino rispetto il giorno prima, mi chiese
> almeno un paio di volte il mio nome che nel frattempo aveva dimenticato
> (*****can n.d.r.). La mia versione personale ora la vedeva come "donna di
> casa del catalogo ma dietro le quinte". Un po' piu' spregiudicata, si
> fumo' una sigaretta sulla finestra coprendosi solo il ******* con un
> cuscino perche' non la vedessero da fuori e per ripararsi dal freddo,
> io da dietro me la guardavo ed era un sogno. Aveva il corpo tutto
> bianco e non aveva il segno del costume, sembrava una statua di marmo
> bianco. Riuscivo pure a vederle sulla schiena qualche muscolo
> inconsueto, probabilmente per un passato da palestra. Aveva una
> femminilita' da dea, ma una dea moderna, asciutta e con stile, come una
> modella. L'avrei presa volentieri da dietro ma stavo ancora pensando
> alla sua strana proposta. Fece l'ultimo tiro di sigaretta e si giro' a
> guardarmi con un viso faceto: "uot about?".
> Mi avvicinai, presi una sigaretta dal pacchetto e usai il suo mozzicone
> acceso per accendere la mia, avvicinai la mia bocca alla sua e le dissi
> di si', che ero d'accordo della sua proposta, sorrise, mi abbraccio' e
> appoggio' la sua fronte sulla mia bocca, guardai fuori dalla finestra,
> il traffico viennese del lunedi' mattina era al suo massimo splendore,
> lei mi scivolo' lungo il corpo facendomi sentire i suoi ******* mi
> cedette il suo cuscino per ripararmi lo stomaco e scomparve sotto il
> davanzale e me lo prese in bocca.
> Mi trovavo affacciato a quella finestra, con una sigaretta in mano, con
> un cuscino che mi riparava lo stomaco dall'aria e dagli eventuali
> sguardi, guardavo il traffico caotico. Forse non mi ero mai soffermato
> a guardare questi particolari a Vienna, gli impiegati si recavano in
> ufficio a piedi e combattendo con l'aria fredda e inserivano i soldi
> sui dispenser dei quotidiani. Quei dispenser erano una cosa che mi
> aveva sempre fatto sorridere perche' in Italia sarebbe stata un cosa
> inconcepibile. Non avevo mai visto qualcuno servirsene oppure non mi
> ero mai fermato a guardare. Anche il traffico controllato con il
> singhiozzo preciso dei semafori era un bello spettacolo da quella
> finestra ma forse a trarre vantaggio e bearsi da tutto questo caos
> eravamo io e Greta, lei impegnata in un rapporto orale che sapeva fare
> benissimo. Rannicchiata e protetta da quel davanzale, protetta dalla
> vita normale, quella che vedeva ogni mattina impegnare le sue coetanee
> ad av*****arsi nel traffico, per andare in ufficio, per portare il
> figlio a scuola. Poi c'ero io, con la mia vita di strada, con il mio
> lavoro strano, che mi vedeva lontano da casa 700km, senza affetti ormai
> da settimane, il lunedi' mattina, affacciato alla finestra di un hotel,
> con una russa nascosta sotto il davanzale che gli faceva un *******
> Eravamo due biglie perfettamente ferme, refrattarie all'universo
> metropolitano che quel giorno avevano deciso di fare qualcosa di
> diverso.
>
> La proposta di Greta fu di stare li', tutto il giorno, in quella stanza
> di hotel. Fumare, parlare perche' lei voleva imparare l'inglese, a
> sorriderci e fare l'amore.
> Ecco ... poi dici il b*****e. Una ******* una che lavora al suze bar,
> sempre abituata ad aprire le gambe che ti chiede di passare una
> giornata in hotel. Con lei, a guardare la televisione, a parlare, anche
> a ******* se occorre. Che ti dice che non vuole andare da nessuna
> parte, le da fasti***** la gente, i locali, la confusione, il vento, il
> freddo e la gente di Vienna. Che ti dice mi parlerai dell'Italia, di
> Venezia, del sole e di te. Ecco questo mi aveva chiesto. "Di questa
> citta' amo solo la cioccolata" mi disse "prendimi della cioccolata,
> fammi divertire, tu non sei un uomo come quelli che vengono al suze
> bar, tu sai voler bene, mi sai voler bene per una giornata intera? mi
> fai sognare? Sei bello, giovane, se facessi una vita normale
> probabilmente avrei un ragazzo come te. Fammi fare questo gioco per un
> giorno".
> Erano le traduzioni delle frasi confuse che mi aveva detto non tanto
> per convincermi ma per soddisfare la mia curiosita'.
> La mia risposta fu chiara fin da subito, era ovvio che le avrei detto
> di si', passo' un po' di tempo prima di rispondere, volli capire,
> comprendere come una donna cosi' non poteva avere una vita normale,
> come poteva essere un macchina da ******* dove inserire la moneta e
> ******* Fu un immersione per me in un mondo che non conoscevo, avrei
> potuto andare anche in capo al mondo ma non avrei mai provato quello
> che provai quando mi disse quelle parole.
>
> Un fremito di freddo e il tumulto dell ******* svegliarono la mia
> mente, la sigaretta era finita, lei mi guardava sorridendo da sotto con
> il mio pene ancora in mano, spensi la sigaretta e appena ebbi chiuso la
> finestra, lei corse in bagno.
> Sentii la doccia andare a fiume, usci' dal bagno e allora mi ci infilai
> pure io e feci altrettanto. Una volta uscito la stanza era
> perfettamente in ordine, feci tempo a vedere che metteva in ordine le
> ultime cose, io mi vestii'. Mi chiese preoccupata dove stavo andando e
> dissi "a prendere la cioccolata". Come risposta si mise le mani sul
> viso contenta e giurai di aver visto una lacrima, la sua maturita' si
> mise in disparte e lascio' spazio alla ragazza felice e imbarazzata. Si
> mise a letto e mi disse "ai weit yu".
> Oltre il cioccolato, presi delle brioches, delle patatine, da bere,
> sigarette e preservativi. Poi in hotel presi delle asciugamani, dissi
> alla donna delle pulizie di lasciare perdere la mia camera per quel
> giorno e tornai in quell'alcova.
>
>
> fine
> PS Purtroppo le successioni temporali di quel tempo non me le ricordo
> bene, successivamente raccontero' le cose ad episodi.
>
> --
> Codialita', cortesia, simpatia....


Grazie assai Emiglio, li rileggerò con più calma perchè nonostante la premura
e l'agitazione che ho stasera per un appuntamento indecente che non avrei mai
voluto, mi sono piegata in due dal ridere. hai delle battute troppo simpatiche e
geniali. beato te che puoi scrivere quel che ti pare.

ciaooooo, posta ancora e poi ancora. spero di sopravvivere alla serata.
emiglio 28 Apr 2015 15:33
hastridmodifica <hastrid28@gmail.com> wrote:

> Grazie assai Emiglio,

grazie a te per leggere pure gli errori che non sono pochi. Purtroppo
rileggo poco quello che scrivo e digito molto velocemente per non
tralasciare scemenze.

:)



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