Scritti inediti e consigli per gli autori
 

[EDS] - Greta II

emiglio 27 Apr 2015 13:36
... continua....

Nei giorni seguenti la pensai. Non tanto lei come persona, ma come
esperienza. Era stato con una ******* Avevo 28 anni, qualche
esperienza all'estero con una donna di piacere ce l'avevo ma non avevo
mai pagato nessuno in questo senso. Questa esperienza mi aveva portato
a fare tutto, andare in un *****aio, sceglierla, portarmela a letto e
pagarla per il servizio avuto, non avevo scusanti. Il servizio ******* era
contribuito in un ******* in un smorzancadela e una ******* Da
parte sua pure qualche gridolino artefatto e un gran voglia di far
vedere la ******* per stimolare il mio appetito ******* Si'.... na
putana, ne' piu' ne' meno che na putana.

L'elettricista' rientro' in Italia e io tornai ad essere solo come un
cane. Alla sera ero pure tentato a tornare al suze bar ma senza
compagnia non ne ero capace. Settacciai i paraggi per vedere se c'erano
altri locali dove avrei trovato la forza di conoscere qualche altro
troione ma senza risultati. Da solo era proprio da sfigato. Non ci
potevi mettere la falsa boria e la tipica frase "si era in due, lo
abbiamo fatto tanto per far ******* .
Fu cosi' che un giorno feci quel numero che Greta mi aveva dato. Non
rispose nessuno e riprovai, mi rispose lei. Con delle difficolta'
enormi riuscimmo a dirci qualcosa, per identificarmi le nominai il nome
dell'albergo e allora capi', aveva un'amica accanto che forse sapeva
qualche parola in piu' d'inglese e ne usci' con due dati importanti: ci
saremmo potuti vedere solo di pomeriggio e tutto il giorno la domenica
e il lunedi'. Riattaccai contento di esser riuscito ad ottenere quelle
informazioni. Cercai di buttare li' il fatto di vederci quella sera
stessa ma disse "uorcs!!! trabaco!!!". *****can .

Dovevo escludere i pomeriggi, io lavoravo. Al limite avrei potuto
organizzarmi ma forse la cosa piu' facile era quella di incontrarci la
domenica. Mi feci degli appunti su un foglietto e il giorno dopo
richiamai. Anche li', diversi tuuuuuuu tuuuuuu e poi il suo "Hallo?".
Io cercai di essere piu' chiaro possibile ma non mi capi', poi mi
passo' una sua amica, quella della volta prima, e proposi il tutto.
Passando parola e ripentendo allo spasmo riusci' a capire che la
domenica dell'indomani lei non poteva ma poteva vedermi lunedi'. Si'
mai io lunedi' lavoravo per cui non se ne pote' far nulla. Mi chiese il
mio numero e le diedi quello del mio etacs. Mi chiamo' dopo un ora e mi
disse "ok ok ok sundei ok. mai boi siii yu".
Ci trovammo. Anche trovare il luogo dell'appuntamento non era semplice,
alla fine ci dovemmo vedere vicino al suze bar, era impossibile capirci
e trovarci in una altro posto. Senza contare che siccome era una mia
proposta mi disse pure "no insaid suzibar, oversaid". E qui altro
*****can. Non potevamo farcela. Lei mi pensava un po' troppo
rincoglionito, forse le davo quella parvenza.

Eppure riuscimmo a vederci.
Non mi sono mai reso conto come mai avessi voluto rivederla. Era una *******
lo faceva di mestiere e fino a quel momento ero sicuro che
avrei pagato ogni minuto che mi avesse concesso. Probabilmente ora
scrivo di lei proprio perche' da quel preciso istante in cui ci
trovammo a quell'appuntamento avremmo passato un paio di mesi vedendoci
di tanto in tanto e passando dei bei momenti insieme.
Si presento' all'appuntamento che sembrava una di quelle belle donne
appena sposate, ancora in bella forma, con il viso acqua e sapone ma
che brillava di bellezza propria, con un paio di scarpe di ginnastica
che la faceva sembrare piu' accessibile alla sua statura, il suo bel
sedere racchiuso in un paio di jeans non propriamente attillati e un
maglioncino nero. Aveva un buffo cappellino in lana che le copriva la
testa. Si'... davvero. La moglie ideale, quella che compare nelle
brochure della cucina scavolini, l'avrei vista al massimo con un
bambino in braccio e con il maritino faccia-da ******* vicino. A guardarla
e pensare alla sua ******* rasata da lavoro e ai suo gridolini da letto
sembrava tutto un altro mondo.
Era una visione che mi stavo godendo mentre mi avvicinavo ma mi colse
l'angoscia che quando saremmo stati vicini avremmo dovuto dirci delle
cose e come eravamo messi con le lingue comuni eravamo davvero messi
male. Notai che non aveva un palto' e anticipai tutto invitandola a
salire in auto e evitarle il freddo, le mi bacio' le guance, capi' e
sali' in auto velocemente.
Nel momento in cui si avvicino' per i bacini la guardai bene negli
occhi. Era diversa, ci sarebbe stato pure che non fosse stata nemmeno
lei. Pero' la voce era sua e pure il suo inglese da asilo era suo.
Sali' in auto e quasi subito mi fece fermare la macchina. Mi disse che
la dovevo portare a casa, aveva freddo e si sarebbe preso qualche
indumento.

Girammo per un po' per trovare la casa, lei si muoveva in taxi
normalmente, la sua conoscenza delle strade era disastrosa, alla fine
ci fermammo davanti ad un palazzone, scese e torno' quasi subito con un
palto' a mantellina che ben le stava. Mi fece cenno di ricordarmi
quella strada in futuro e che quella era casa sua e . "e meno male"
dissi.
Andammo a passeggiare lungo il Danubio, li' mi fece una sorpresa, tiro'
fuori un vocaboliaretto russo-inglese. Ando' tutto a rilento ma
riuscimmo a scambiare qualche concetto, per altro io riuscivo ad essere
anche divertente e vedevo che questo non guastava. Noi italiani siamo
un po' buffoncelli, e anche se non lo siamo abbiamo quella parte da
sostenere quando siamo all'estero.
Ci fermammo a bere qualcosa, mi colpiva molto la distanza fisica che
manteneva da me. La cosa mi rincuorava, avrei avuto un rapporto normale
e mi sarei accontentato anche di un'amica. Era davvero ******* ma sarei
stato disposto a tagliarmi una mano piuttosto che mettergliela nelle ******* o
nella patonza se a lei fosse andato bene solo essere amici.
Il nostro rapporto si basava in cose semplici e ogni virgola sembrava
una conquista. Ogni tanto mi figuravano in testa due contrapposizioni
le ******* della sua ******* depilata e gli occhi che aveva nel momento in
cui mi parlava. I due occhi di neo madre di famiglia da catalogo, che
si accendevano nel momento in cui capiva una parola e le sua bocca che
si apriva per la risata di turno. Le vidi i denti che probabilmente
quella notte non notai. Bianchi perfetti, tutti vicini ma con i due
incisivi centrali superiori un po' divisi da una fessura. Questo la
faceva giovane, un po' pippicalzelunghe. Ecco si', era la versione
adulta di pippicalzelunghe, con le lentiggini appena evidenti e i
capelli biondi.
Greta fu un'ottima compagna quella domenica, ero abituato a starmene
solo oppure organizzare "la fuga", a spese mie tornarmene a casa il
pomeriggio di sabato e tornare alla domenica tardi.
Avrei passato con lei davvero altre diverse domeniche.

Poi all'ennesimo locale mi chiese cosa mi sarei aspettato da quella
serata. Ero combattuto. Eravamo alla resa dei conti. Dovevo dire se
volevo ******* oppure no. Dovevo spegnere la luce su quella favola
bella e scoprire le mie carte. Il problema era anche farle capire la
purezza del mio pensiero con una ******* che lei non capiva. Mi accorsi
pero' che anche lei era disponibile a capire la situazione con molta
serenita'. Ando' a segno. Riusci' a farle capire tutto, ossia che io
ero uno che cercava una bella compagnia e che l'avevo trovata in lei
quel giorno. Trovai pure la liberta' di dirle che era per puro caso
c'eravamo incontrati e che io non ero un frequentatore di quei locali.
Successivamente, dopo diversi giorni lei ebbe pure l'occasione di
consigliarmi di stare lontano da quei posti, ma certamente in
quell'occasione ci ronzo' attorno e mi disse che quella sera era fin
troppo chiaro che ero alle mie prime armi in quel senso. Mi disse una
frase del tipo "le ******* non si rispettano come hai fatto tu quella
sera". Fu imbarazzante e illuminante.
Mi chiese poi se desideravo fare l'amore con lei. Risposi "of course".
"Io vorrei passare la notte con te, ma non per lavoro, vorrei
trascorrere una notte senza problemi". E qui mi cito' un proverbio che
diceva fosse russo e antico, non me lo ricordo e darei un po' di sangue
per ricordarmelo, fu simpatico e mi fece riflettere. Abbandonammo quel
locale e ci avviammo, questa volta mi teneva sottobraccio e sui colpi
di vento freddo mi avvicinava la sua testa appoggiandola sulla mia
spalla.

Cenammo e durante una pausa telefonai al mio cliente che mi aspettava
la mattina dopo in ufficio, gli dissi che ero con una donna e che
probabilmente il giorno dopo non ci sarei stato al lavoro. Questo era
un signore di mondo, era stato piu' a ******* lui che tutti i marinai
di una nave mercantile messi insieme. Mi capi' e rise, anzi, ripete' la
mia richiesta alla moglie a voce alta, il che mi risulto' sconveniente
ma simpatico. Si assicuro' che sarei passato comunque in serata per
aggiustare una situazione e glielo confermai.
Tornai al mio posto sul tavolo e le dissi che il giorno dopo non
lavoravo. Lei mi guardo' negli occhi e mi disse "neppure io adesso, ma
fino a due secondi ti avrei detto che anch'io lavoravo". La frase mi
ripiombo' alla realta'. Altro che bionda matura e bella. Era una ******* di
professione, probabilmente il giorno dopo avrebbe avuto una
marchetta da fare, magari extralavoro dato che al suzebar non ci
sarebbe andata. Chiusi gli occhi e trovai il coraggio di chiederle
quella che sarebbe stata l'ultima domanda in ogni caso, sia se mi
avesse piantato li' offesa, sia se mi avesse risposto con pazienza.
Le chiesi se aveva altri amici come me che vedeva in momenti extra, era
naturale che la domanda era camuffata da "ma se oggi tu non fossi con
me, saresti a letto con un altro?".
Mi resi conto poi che era una domanda che non potevo fare ora, sarebbe
stato troppo presto, era solo qualche ora che ci conoscevamo e visto il
progresso dei dialoghi mal tradotti il tutto si sarebbe riassunto in
un'ora al massimo.
Lei mi rispose con un po' di disappunto e mi disse che forse un giorno
avrei capito la risposta da solo.
Pagai il conto di quella cena sofferta, sia per il dialogo che stentava
a decollare e sia per la cucina viennese che faceva cagare anche se eri
disposto a strapgare.
Ci avviamo verso l'Hotel, con una mancia all'ormai ricco portiere la
feci salire. Appena in stanza lei fece un paio di telefonate, si fece
la doccia e usci' dal bagno con l'asciugamano che la copriva, se lo
sfilo' da dosso e s'infilo sotto le coperte. Un scena completamente
diversa da quella che fece qualche settimana prima.

... continua ....

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Codialita', cortesia, simpatia....

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