Scritti inediti e consigli per gli autori
 

il muto ha parlato

hastridmodifica 7 Ott 2014 02:27
Quando stavamo tutti insieme in cinque, non mi sembrava affascinante quella casa
perchè avevo solo quattro anni, i ricordi non c'erano ancora e non avevo
neanche idea di come fare per procurarmeli. Poi arrivò il signor Cesare
Gobbello con un mandolino lucido che gli conferiva sicurezza, e tutti ci siamo
messi a vivere sul serio. Ci furono valigie sul letto matrimoniale e parenti con
gli occhi lucidi che ci salutavano come se noi fossimo davvero importanti sotto
l'aspetto delle emozioni. Fu così che il più adulto anticipò quella partenza
in gruppo per posticipare quello che non avremmo potuto evitare.

Arrivati sul posto, il signor Cesare Gobbello ci fece strada e la casa fu un
insieme di vani e niente di più. Ma col passar degli anni abbandonammo
nuovamente il tutto per metterci in un albergo che fu la nostra rovina. Ora
ripenso a quella casa come fosse una persona da riabbracciare, ma mi è
impossibile perchè la proprietaria di quella casa ha deciso da anni che nessuno
ci dovrà mai entrare neanche per essere abitata con un contratto d'affitto
sproporzionato al suo valore oggettivo. E' matta quella, non c'è da dire altro
e vive in un posto che è troppo vicino per chiederle il favore di affittarmela
per un mese, ma è anche troppo lontana per cercarla. Si insospettirebbe oltre
a rifiutare l'offerta.
Quella casa ha perduto un'anta di persiana e nessuno mai si è più affacciato a
quella finestra. Col tempo si è ingigan*****o il desiderio di entrarci e sto
pensando seriamente di entrarci abusivamente ma è come pretendere troppo da me
stessa. D'altro canto però non credo che ci rientrerei dopo tutti questi anni
da sola, ma non saprei neanche chi vorrei accanto mentre infilo la chiave nella
toppa. Di nomi ce ne sono stati tanti, ma non uno che mi portasse a decidermi.
Però non serve a niente fare i conti senza l'oste.
L'ideale sarebbe rientrarci in cinque come all'epoca, ma.
hastridmodifica 7 Ott 2014 16:11
Il giorno martedì 7 ottobre 2014 02:27:43 UTC+2, hastridmodifica ha scritto:
> Quando stavamo tutti insieme in cinque, non mi sembrava affascinante quella
casa perchè avevo solo quattro anni, i ricordi non c'erano ancora e non avevo
neanche idea di come fare per procurarmeli. Poi arrivò il signor Cesare
Gobbello con un mandolino lucido che gli conferiva sicurezza, e tutti ci siamo
messi a vivere sul serio. Ci furono valigie sul letto matrimoniale e parenti con
gli occhi lucidi che ci salutavano come se noi fossimo davvero importanti sotto
l'aspetto delle emozioni. Fu così che il più adulto anticipò quella partenza
in gruppo per posticipare quello che non avremmo potuto evitare.
>
>
>
> Arrivati sul posto, il signor Cesare Gobbello ci fece strada e la casa fu un
insieme di vani e niente di più. Ma col passar degli anni abbandonammo
nuovamente il tutto per metterci in un albergo che fu la nostra rovina. Ora
ripenso a quella casa come fosse una persona da riabbracciare, ma mi è
impossibile perchè la proprietaria di quella casa ha deciso da anni che nessuno
ci dovrà mai entrare neanche per essere abitata con un contratto d'affitto
sproporzionato al suo valore oggettivo. E' matta quella, non c'è da dire altro
e vive in un posto che è troppo vicino per chiederle il favore di affittarmela
per un mese, ma è anche troppo lontana per cercarla. Si insospettirebbe oltre
a rifiutare l'offerta.
>
> Quella casa ha perduto un'anta di persiana e nessuno mai si è più affacciato
a quella finestra. Col tempo si è ingigan*****o il desiderio di entrarci e sto
>
> pensando seriamente di entrarci abusivamente ma è come pretendere troppo da
me stessa. D'altro canto però non credo che ci rientrerei dopo tutti questi
anni da sola, ma non saprei neanche chi vorrei accanto mentre infilo la chiave
nella toppa. Di nomi ce ne sono stati tanti, ma non uno che mi portasse a
decidermi. Però non serve a niente fare i conti senza l'oste.
>
> L'ideale sarebbe rientrarci in cinque come all'epoca, ma.



Giunto il pomeriggio mi arriva una telefonata ed ho ascoltato tutto quello che
aveva da dirmi chi ha telefonato. Ognuna ha le amiche che si merita.

Mi dice che stamani si è alzata con la volontà di pulire casa a fondo, di
spostare comò e armadi con entusiasmo. Nell'insieme di tutti questi rumori ne
sente uno impercettibile che arriva dall'uscio accanto. Si arresta, trattiene il
respiro perchè la porta della casa che stanno tentando di aprire per il momento
non è abitata perchè la si affitta nei mesi in cui la gente fa le vacanze
volentieri: è ormai un desiderio collettivo. Al che ella và a guardare dallo
spioncino della sua porta e vede un giovine alto alto che s'affanna per aprire
quella porta. Non ci riesce perchè non ha le chiavi ma altri attrezzi
strategici. Lì per lì, ella resta ferma senza decidere cosa fare. Si toglie
dallo spioncino, si guarda allo specchio, scorge una nuova ruga d'espressione,
ricorda che ieri è andata dal calzolaio e che sarebbe ora di prendere le bacche
di Goij ma i rumori continuano e si fanno ancor più silenziosi, allorchè si
pente di aver spostato i mobili per pulire a fondo. D'improvviso arriva una
crisi borderline, allora rimette i mobili al loro posto come se fosse d'obbligo
che restino lì da una vita e fa più rumore del necessario per via del
nervosismo. E per via del ladro, perchè non vi è dubbio che quel giovine abbia
intenzione di entrare in quella casa per rubare. Che ella sappia, in quella casa
non c'è niente da rubare, niente che possa essere poi rivenduta e neanche 50
centesimi. La proprietaria di quei muri, vive a Torino e arriva una volta
all'anno per usare il trapano. Fa tanti buchi e poi torna a torino. Non è una
donna semplice, fa molto rumore per nulla e poi dice che non si sente a proprio
agio in quella casa perchè è troppo num*****a.
Così la mia amica apre la porta dell'uscio e incontra il giovinotto che resta
sorpreso e sulla difensiva si arresta. La mia amica le dice che in quella casa
non c'è niente che meriti di essere rubato, è solo roba che non rende a
nessuno, e quindi egli sta perdendo tempo.
Il giovine la guarda con riconoscenza ma con diffidenza per via dell'abitudine.
Ella continua a cianciare e vedendo che lui si è messo a grattarsi il torace e
la testa senza aprir bocca, gli consiglia un paio di appartamenti dove c'è da
rubare che si trovano a due isolati dal palazzo.
Soviet_Mario 7 Ott 2014 16:38
Il 07/10/2014 02.27, hastridmodifica ha scritto:
> Quando stavamo tutti insieme in cinque, non mi sembrava affascinante quella
casa perchè avevo solo quattro anni, i ricordi non c'erano ancora e non avevo
neanche idea di come fare per procurarmeli.

> Poi arrivò il signor Cesare Gobbello con un mandolino lucido che gli
conferiva sicurezza, e tutti ci siamo messi a vivere sul serio.

che brutta consecutio temporum ... non che sia un errore, ma
siccome mi da il senso di un azione con inizio puntiforme
(anche se con conseguenze perduranti), off->on, il naso mi
avrebbe suggerito un altro passato remoto.

> Ci furono valigie sul letto matrimoniale e parenti con gli occhi lucidi che ci
salutavano come se noi

ecco, ad es. qui invece la consecuzio mi pare corretta
perché l'azione di salutare è manifestamente di durata
temporale circa estesa, perdurante.
Concordi ?

> fossimo davvero importanti sotto l'aspetto delle emozioni. Fu così che il
più adulto anticipò quella partenza in gruppo per posticipare quello che non
avremmo potuto evitare.
>
> Arrivati sul posto, il signor Cesare Gobbello ci fece strada e la casa fu un
insieme di vani e niente di più. Ma col passar degli anni abbandonammo
nuovamente il tutto per metterci in un albergo che fu la nostra rovina. Ora
ripenso a quella casa come fosse una persona da riabbracciare, ma mi è
impossibile perchè la proprietaria di quella casa ha deciso da anni che nessuno
ci dovrà mai entrare neanche per essere abitata con un contratto d'affitto
sproporzionato al suo valore oggettivo. E' matta quella, non c'è da dire altro
e vive in un posto che è troppo vicino per chiederle il favore di affittarmela
per un mese, ma è anche troppo lontana per cercarla. Si insospettirebbe oltre
a rifiutare l'offerta.
> Quella casa ha perduto un'anta di persiana

anche in questo giro c'è qualcosa che mi sembra tortuoso, ma
non so dire esattamente cosa.
Forse si poteva patchare più semplicemente con : una
persiana della casa ha perduto un'anta. Anche se capisco che
desideravi la casa come soggetto :)

> e nessuno mai si è più affacciato a quella finestra. Col tempo si è
ingigan*****o il desiderio di entrarci e sto
> pensando seriamente di entrarci abusivamente ma è come pretendere troppo da
me stessa. D'altro canto però non credo che ci rientrerei dopo tutti questi
anni da sola, ma non saprei neanche chi vorrei accanto mentre infilo la chiave
nella toppa. Di nomi ce ne sono stati tanti, ma non uno che mi portasse a
decidermi. Però non serve a niente fare i conti senza l'oste.
> L'ideale sarebbe rientrarci in cinque come all'epoca, ma.
>
>

mmm, interlocutorio.

>


--
1) Resistere, resistere, resistere.
2) Se tutti pagano le tasse, le tasse le pagano tutti
Soviet_Mario - (aka Gatto_Vizzato)
hastridmodifica 7 Ott 2014 19:20
Il giorno martedì 7 ottobre 2014 02:27:43 UTC+2, hastridmodifica ha scritto:
> Quando stavamo tutti insieme in cinque, non mi sembrava affascinante quella
casa perchè avevo solo quattro anni, i ricordi non c'erano ancora e non avevo
neanche idea di come fare per procurarmeli. Poi arrivò il signor Cesare
Gobbello con un mandolino lucido che gli conferiva sicurezza, e tutti ci siamo
messi a vivere sul serio. Ci furono valigie sul letto matrimoniale e parenti con
gli occhi lucidi che ci salutavano come se noi fossimo davvero importanti sotto
l'aspetto delle emozioni. Fu così che il più adulto anticipò quella partenza
in gruppo per posticipare quello che non avremmo potuto evitare.
>
>
>
> Arrivati sul posto, il signor Cesare Gobbello ci fece strada e la casa fu un
insieme di vani e niente di più. Ma col passar degli anni abbandonammo
nuovamente il tutto per metterci in un albergo che fu la nostra rovina. Ora
ripenso a quella casa come fosse una persona da riabbracciare, ma mi è
impossibile perchè la proprietaria di quella casa ha deciso da anni che nessuno
ci dovrà mai entrare neanche per essere abitata con un contratto d'affitto
sproporzionato al suo valore oggettivo. E' matta quella, non c'è da dire altro
e vive in un posto che è troppo vicino per chiederle il favore di affittarmela
per un mese, ma è anche troppo lontana per cercarla. Si insospettirebbe oltre
a rifiutare l'offerta.
>
> Quella casa ha perduto un'anta di persiana e nessuno mai si è più affacciato
a quella finestra. Col tempo si è ingigan*****o il desiderio di entrarci e sto
>
> pensando seriamente di entrarci abusivamente ma è come pretendere troppo da
me stessa. D'altro canto però non credo che ci rientrerei dopo tutti questi
anni da sola, ma non saprei neanche chi vorrei accanto mentre infilo la chiave
nella toppa. Di nomi ce ne sono stati tanti, ma non uno che mi portasse a
decidermi. Però non serve a niente fare i conti senza l'oste.
>
> L'ideale sarebbe rientrarci in cinque come all'epoca, ma.


Concordo Soviet, concordo in tutto, anzi a me sembra vi siano altre tortuosità,
ma quando scrivo non mi accorgo e poi pubblico con fretta perchè altrimenti mi
arrivano i ripensamenti e non pubblico più.

ciao e grazie per avermi letta e commentata.
al prossimo gavettone :-))

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